APPELLO
DI AMNESTY INTERNATIONAL: IL VERTICE BUSH - BLAIR DEVE RICONOSCERE LA
RESPONSABILITA' INTERNAZIONALE SUI DIRITTI UMANI IN IRAQ
4
febbraio 2003
Amnesty
International ha chiesto al presidente degli Stati Uniti George W. Bush
e al primo ministro britannico Tony Blair, in occasione del loro incontro
di Camp David, di riconoscere che la comunità internazionale
ha la responsabilità di proteggere i diritti umani della popolazione
irachena.
La situazione
umanitaria e dei diritti umani in Iraq è estremamente fragile
per l'effetto combinato di decenni di brutale repressione (comprendente
il ricorso a torture ed esecuzioni di massa) da parte delle autorità
irachene nei confronti del dissenso e delle rivolte interne, dell'impatto
di oltre dieci anni di sanzioni e della possibilità di perdite
tra la popolazione civile, di una ondata di rifugiati e delle rappresaglie
che potrebbero seguire nel caso di un intervento militare.
Pertanto, Amnesty
International ha chiesto ai due leader di valutare attentamente i possibili
costi di un conflitto nei confronti dei diritti umani in Iraq e nei
paesi vicini e di assumere tutte le misure necessarie per evitare un
disastro umanitario.
"Noi tutti
abbiamo in mente quanto accadde nel 1991. Quale leadership vorranno
mostrare il presidente Bush e il primo ministro Blair per assicurare
che la comunità internazionale lavorerà insieme per prevenire
una nuova analoga catastrofe umanitaria e dei diritti umani?" -
ha chiesto Irene Khan, segretaria generale di Amnesty International
L'organizzazione
per i diritti umani ha sottolineato che tutte le parti coinvolte in
un conflitto sono obbligate al pieno rispetto del diritto internazionale
umanitario. Le regole d'ingaggio delle forze armate statunitensi e britanniche
devono seguire strettamente le cosiddette "leggi di guerra"
evitando, ad esempio, di colpire strutture militari qualora vi sia un
rischio sproporzionato per la popolazione civile.
Amnesty International
ha infine chiesto al presidente Bush e al primo ministro Blair di chiarire
la loro posizione circa la necessità di sottoporre alla giustizia
le autorità irachene responsabili di gravi violazioni dei diritti
umani, in particolare dopo le recenti voci secondo cui gli USA potrebbero
prendere in considerazione l'idea di "accordi dell'impunità".
"Non spetta
agli USA o al Regno Unito decidere chi eviterà o meno la giustizia
per i crimini nei confronti dei diritti umani in Iraq" - ha dichiarato
Irene Khan. "Un accordo per garantire l'immunità ai principali
dirigenti iracheni costituirebbe un atto di tradimento nei confronti
del diritto del popolo iracheno alla giustizia per le gravi violazioni
dei diritti umani subite per anni".