AMNESTY
INTERNATIONAL A COLIN POWELL: "LA MINACCIA IRACHENA GIUSTIFICA
LA MINACCIA CHE UN'AZIONE MILITARE RAPPRESENTA PER I DIRITTI UMANI?"
28.1.2003
"Quanto
pesa la minaccia posta oggi dall'Iraq rispetto a quella che un'azione
militare americana rappresenta per i diritti umani e le vite innocenti
in Medio Oriente?". È questa la domanda che Irene Khan,
segretaria generale di Amnesty International, ha rivolto ieri a Davos
al segretario di Stato USA Colin Powell.
Mentre ascoltava
l'intervento di Powell al Forum economico mondiale, Irene Khan ha voluto
esprimere la preoccupazione di molti gruppi della società civile
per la situazione umanitaria in Iraq, estremamente fragile dopo un decennio
di sanzioni e di gravi violazioni dei diritti umani compiute dal regime
iracheno.
"L'azione
militare potrebbe facilmente precipitare in un enorme disastro. Come
nel 1991, potremmo trovarci ancora di fronte a un milione di rifugiati
e a un incubo umanitario, qualora Iran e Turchia confermassero l'annunciata
intenzione di chiudere i confini" ha aggiunto Irene Khan.
La segretaria
generale di Amnesty International ha anche messo in guardia circa il
rischio di rappresaglie all'interno dell'Iraq: "Conoscendo il modo
in cui Saddam tratta il suo popolo quando è messo in difficoltà,
l'eventualità di un bagno di sangue sarebbe assai probabile.
Questa non è solo una congettura: è ciò che è
accaduto in passato e potrebbe accadere ancora".
L'effetto dell'azione
militare nei confronti dell'Iraq non sarebbe limitato a questo paese:
Irene Khan ha paventato un "effetto onda ovunque: peggioramento
del conflitto in Medio Oriente, proteste e violenze in altri paesi musulmani,
la vita di molte persone a rischio".
Amnesty International
crede che sacrificare i diritti umani delle persone in nome di considerazioni
geopolitiche è inaccettabile.