UNA COALIZIONE DI ORGANIZZAZIONI PER I DIRITTI UMANI INVITA IL PRESIDENTE
DEL TURKMENISTAN A CELEBRARE IL PROPRIO COMPLEANNO INTRODUCENDO LO STATO
DI DIRITTO
24.2.2003
Una coalizione
di organizzazioni per i diritti umani composta da Amnesty International,
Human Rights Watch, Federazione Internazionale Helsinki per i diritti
umani, Lega internazionale dei diritti umani e Memorial ha invitato
il presidente del Turkmenistan Saparmurat Niyazov a celebrare il proprio
compleanno impegnandosi a proteggere i diritti umani. Il compleanno
del presidente Niyazov, il 19 febbraio, è uno dei maggiori eventi
del paese. I soci di Amnesty International di ogni parte del mondo invieranno
cartoline augurali al presidente mentre in molti paesi sono previste
manifestazioni di fronte alle Ambasciate del Turkmenistan.
La situazione
dei diritti umani in Turkmenistan presenta da lungo tempo un quadro
terrificante e l'attentato subito dal presidente Niyazov lo scorso novembre
ha scatenato un nuovo giro di vite.
Le cinque organizzazioni
per i diritti umani hanno chiesto al presidente Niyazov di rilasciare
le persone detenute arbitrariamente o illegalmente, permettere le visite
ai detenuti, consentire l'ingresso nel paese agli osservatori sui diritti
umani ed assicurare processi equi e pubblici nei confronti di coloro
che sono stati arrestati per l'attentato di novembre.
La disastrosa
situazione dei diritti umani dell'ultimo decennio chiama direttamente
in causa il presidente Niyazov. Il governo non tollera alcun dissenso,
controlla strettamente gli organi d'informazione e limita fortemente
la libertà d'espressione. Le sole religioni approvate sono l'islam
sunnita e quella russa ortodossa, le altre fedi sono perseguitate. Le
minoranze etniche vengono discriminate. Alle organizzazioni non governative
per i diritti umani è impedito di operare. Sono inoltre vietati
il circo, l'opera e l'orchestra filarmonica e l'Accademia di Scienze
è stata chiusa. La nuova ondata di repressione, per quanto straordinaria,
riflette le dure pratiche che i gruppi per i diritti umani hanno documentato
negli ultimi anni.
Il 25 novembre
scorso un uomo armato ha attaccato il corteo presidenziale ferendo una
persona. Il presidente Niyazov è rimasto illeso. Secondo fonti
ufficiali le persone arrestate perché coinvolte nel tentativo
di omicidio sono state 67, ma sono in molti a credere che il numero
sia più alto. Gli arrestati sarebbero stati sottoposti a maltrattamenti
e torture per confessare la propria colpevolezza o incriminare altre
persone. Cinquantanove imputati sono stati giudicati in processi celebrati
a porte chiuse dalla Corte suprema e dalla Corte di Ashgabat, due organismi
privi di autonomia giudiziaria: otto sono stati condannati all'ergastolo
- tre dei quali in contumacia - e 51 a pene tra cinque e venti anni
di carcere. Gli imputati non hanno potuto nominare difensori di propria
scelta e alcuni di quelli assegnati di ufficio hanno pubblicamente espresso
disgusto per la prospettiva di difendere i loro clienti.
Molti degli
arrestati sono parenti di persone ritenute legate all'opposizione in
esilio. Non è possibile visitarli in carcere e non si hanno notizie
sul loro stato di salute o sul luogo di detenzione. I loro familiari
sono stati minacciati di arresto o sfrattati dalle proprie case e sono
sottoposti a continue molestie e sorveglianza. L'obiettivo, con ogni
probabilità, è quello di costringere gli esuli a rientrare
nel paese, costringendo nel contempo le persone agli arresti a confessare
o fornire testimonianze.
Durante gli
ultimi dieci anni lo stato di diritto è stato così degradato
da rendere estremamente improbabili un'inchiesta corretta o un processo
equo nei confronti degli autori del tentato omicidio del 25 novembre.
In passato le autorità turkmene hanno torturato i dissidenti
e li hanno condannati a lunghi periodi di detenzione: come nel caso
di Mukhametkuli Aimuradov, accusato nel 1995 di svariati reati, tra
cui il "tentato terrorismo", e condannato a 12 anni di prigione
dopo un processo iniquo. Nel dicembre 1998, è stato raggiunto
da altri 18 anni di carcere a causa di un suo presunto tentativo di
evasione.
Tra le persone arrestate all'indomani del 25 novembre vi è un
ambientalista, Farid Tukhbatullin, che Amnesty International ritiene
sia un prigioniero di coscienza, detenuto solo o a causa delle sue azioni
non violente in difesa dell'ambiente.
Amnesty International,
Human Rights Watch, Federazione Internazionale Helsinki per i diritti
umani, Lega internazionale dei diritti umani e Memorial chiedono al
presidente Niyazov di:
- rilasciare immediatamente Farid Tukhbatullin e Mukhametkuli Aimuradov;
- indagare su tutte le denunce di tortura e maltrattamenti e prendere
adeguati provvedimenti contro i responsabili;
- cessare la persecuzione nei confronti di tutti coloro che esercitano
il proprio diritto di libertà d'espressione, compreso il dissenso
politico non violento, nonché dei loro familiari;
- consentire l'ingresso nel paese agli osservatori sui diritti umani.
Rispetto alle
persone detenute in relazione all'attentato del 25 novembre, le cinque
organizzazioni per i diritti umani chiedono al presidente Niyazov di:
- porre termine alla detenzione incommunicado;
- permettere le visite dei familiari e la consegna di cibo e medicine
essenziali;
- assicurare processi equi e pubblici che rispettino gli standard internazionali
in materia di equità del processi.