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Italia
 

Il comunicato stampa di Confagricoltura


LA "STORIA" DELLE QUOTE LATTE

10.2.2003

Quando nel 1984 la Comunità Europea stabilì di fronte ai crescenti aumenti delle eccedenze produttive di limitare fisicamente la produzione di latte impose un tetto massimo produttivo agli allevatori di ciascun Paese basato sulle quantità commercializzate in un periodo di riferimento (per l'Italia fu individuato l'anno 1984).

Il principio era quello d'imporre il rispetto dei limiti assegnati attraverso una multa (prelievo supplementare o superprelievo) da porre a carico dei soggetti che avessero commercializzato un quantitativo di latte eccedente la propria quantità di riferimento. Il prelievo fu determinato in modo severo facendolo corrispondere più o meno al valore commerciale del prodotto.

In Italia il regime comunitario ha trovato fin dall'inizio difficoltà applicative dovute sia alla sottostima effettuata dalla Comunità delle produzioni realizzate nel periodo storico di riferimento, sia all'enorme frammentazione della base produttiva.

Per favorirne l'applicazione, la Comunità acconsenti fino al 1989 che la gestione avvenisse attribuendo i quantitativi di riferimento in luogo che ai singoli produttori alle Associazioni dei produttori o alle loro Unioni che di fatto rappresentavano ben oltre il 97% dell'intero panorama produttivo nazionale. Dopo tale anno, tuttavia, mutando radicalmente il proprio atteggiamento, la Comunità non consenti più la gestione per associazione, ma impose la ripartizione delle quantità sui singoli produttori.

Nel 1992 l'amministrazione italiana fu costretta ad approvare una normativa specifica la famosa legge 468/92, che in ossequio ai nuovi principi comunitari prevedeva l'attribuzione dei quantitativi di riferimento individuati nel frattempo nelle produzioni realizzate nei periodi 1988/89 e 1991/92 direttamente alle singole stalle.

La Comunità contestando i dati produttivi comunicati dall'amministrazione avviò un contenzioso per richiedere il pagamento di un prelievo complessivamente stimato in circa 6.000 miliardi di vecchie lire.

Dopo un lungo negoziato con gli uffici comunitari, l'Italia pervenne nell'autunno del 1994 alla definizione di una soluzione con cui, mentre otteneva una consistente riduzione del prelievo dovuto ed un aumento della quantità nazionale, si impegnava a gestire il regime secondo le nuove regole comunitarie.

Il processo di attribuzione dei quantitativi alle aziende trovo fin dall'inizio diverse difficoltà operative che resero difficoltoso, anche per i numerosi ricorsi intentati dai produttori che ritenevano lesi i propri legittimi diritti, l'imposizione del prelievo dovuto per gli eccessi produttivi che venivano di anno in anno realizzati.

Per cercare di risolvere il problema reso evidente dalle famose contestazioni di Linate, l'amministrazione dette vita a due apposite commissioni, a cui fu affidato il compito sia d'individuare eventuali comportamenti fraudolenti, sia di definire, nel solco tracciato dalla legislazione, norme applicative più precise e vincolanti. Norme che via via sono state introdotte con numerose disposizioni normative.

La situazione di disagio derivante dalla mancata corretta applicazione sia delle norma comunitarie che delle numerose disposizioni nazionali si è tuttavia protratta negli anni, fino ad arrivare ad oggi.

Tanto che, pur essendosi ormai raggiunta certezza sui livelli produttivi a disposizione delle singole stalle (che nel frattempo si sono ridotte a circa 67.000 unità dalle iniziali 150 mila ed oltre), i prelievi riscossi da parte dei produttori sono stati limitati mentre ingenti (oltre 2200 miliardi di vecchie lire) sono state invece le trattenute già effettuate da Bruxelles a titolo d'anticipo su quanto dovuto per gli eccessi produttivi realizzati.

Ad oggi, il totale del prelievo dovuto alla Ue ammonta a quasi 1 miliardo di euro, di cui due terzi sarebbe coperto dal progetto di sanatoria varato oggi in Consiglio dei Ministri.

Le aziende interessate al provvedimento di condono sono invece poco più di 23 mila sul totale di oltre 25 mila che devono versare un superprelievo alle casse comunitarie (il 93%; ovvero il 35% delle aziende italiane produttrici di latte).

 


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