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Roccamandolfi
dista 40 km. dal capoluogo di regione, Campobasso, e
circa 25 da Isernia, capoluogo di Provincia. Vi si arriva
percorrendo la statale 17 "Appulo Sannitica",
imboccando, da Isernia il bivio di Cantalupo nel Sannio
al km. 18 e, da Campobasso, quello per Campitello Matese
al km. 30, nonché il tratto "Longano - Roccamandolfi"
che, snodandosi tra ameni pianori e verdi faggeti, valica
il Matese giungendo a quota 1350 m.
La principale strada che porta a Roccamandolfi è
quella che passa per Cantalupo, attraversato il centro
abitato di detto comune si risale, per mezzo di numerosi
ed agevolati tornanti, "la Serra" fino a giungere
in località Cimpuni, al confine tra i due comuni.
Roccamandolfi si scorge in fondo ad una vallata attraversata
dal torrente Callora. La parte vecchia è abbarbicata
ad un costone sulla cui sommità si erge la vetusta
fortezza medioevale.
Lateralmente il paese è protetto da due gole
a tratti inaccessibili: le "Vaije" e il "Torrione".
Nella vallata sottostante la strada, ai lati del torrente,
si distendono le campagne, un tempo ricche di vigneti,
uliveti e frumenti, oggi tenute prevalentemente a pascolo.
Al di là del corso d'acqua ci sono i campi delle
Sorbe e della Chiusa, che arrivano fino al paese e sono
attraversati dalla strada che lo collega con San Massimo.
In alto a guardia della vallata, si erge possente e
minaccioso, Monte Miletto, la cima più alta del
massiccio del Matese e del Molise.
Il Bosco è una rigogliosa faggeta nel cui corteggio
flogistico rientrano specie minori tipiche della fascia
fitoclimatica del Fagetum, acero, carpino nero, cerro;
esso rappresenta la vera ricchezza di Roccamandolfi
; ha un' estensione omogenea di circa Ha 1990 e va dai
confini di Longano, Castelpizzuto. Castelpetroso, Gallo
Matese e Letino.
L'intera catena montuosa misura un circuito di oltre
cento chilometri La sua formazione non è stata
simultanea ma graduale, giacchè nell'altezza
delle sue masse si osservano tre stadi successivi di
emersione dalle acque marine. La massa generale del
circondario risale all'epoca terziaria, in particolare
al periodo più antico, immediatamente successivo
al Cretacico. Nel territorio di Roccamandolfi ricadono
le cime comprese tra M.te Acerone (1.525 m.) e M.te
Miletto, Monte Morzone (1.599 rfl.), Colle Tamburro
(1.584 M.) ed altre che lo separano dalla provincia
di Caserta.
Numerosi anfratti e grotte sono state scavate dall'azione
erosiva delle acque e dei ghiacci, la Grotta del Fumo,
quella delle Ciaole, dei Briganti, etc.
AREA
NATURALE "TORRENTE CALLORE" - L'area naturale
comprende la zona dell'asta fluviale del torrente Callora,
dal quale prende anche il nome. Il territorio è
caratterizzato da una profonda gola situata alle spalle
del centro abitato di Roccamandolfi, al di sotto delle
balze del castello medievale. E' un ambiente quasi selvaggio,
caratterizzato da un corso d'acqua, a carattere stagionale,
che nel periodo invernale e primaverile origina delle
cascate spettacolari.

L'area
è caratterizzata da una vegetazione abbastanza
diversificata, data dalle diverse esposizioni, dalle
elevate pendenze e dalla presenza anche se minima del
corso d'acqua. Dove la zona gode di una maggiore esposizione
ai raggi solari, si ritrovano abbarbicati esemplari
di leccio, presenza abbastanza particolare e nota di
interesse scientifico, poiché è una specie
che predilige ambienti di macchia mediterranea, quindi
climi sicuramente più caldi di quelli che caratterizzano
questa zona. Nelle zone maggiormente pendenti, caratterizzate
da un sottile strato di suolo si ritrova il carpino
nero accompagnato da altre specie quali: il maggiociondolo,
l'orniello, alcune specie di acero, il sorbo montano,
etc. In ultimo per quanto riguarda le specie arboree,
in zone più prossime al corso d'acqua, si rinvengono
alcuni esemplari di vegetazione più prettamente
idrofila quali: salici, pioppi e ontani. Nel periodo
primaverile l'area è tappezzata da specie arbustive
ed erbacee che esplodono in una vasta gamma di colori,
ambienti che ospitano anche numerose varietà
di farfalle. Per quanto riguarda l'aspetto faunistico,
tra le rupi si sentono a proprio agio il corvo imperiale,
il gheppio, la poiana, il gufo e la civetta; mentre
nell' intricata vegetazione svolazzano stormi di fringuelli,
merli e ghiandaie. Si muovono sicuri all'interno dell'area
anche la volpe, il ghiro la faina e il moscardino. L'area
del torrente Callora è un'area che non mostra
tracce di frequentazioni attuali, è caratterizzata,
infatti, da una bellezza intatta e suggestiva che da
origine ad uno spettacolo emozionante. Una serie di
sentieri ne permettono la facile frequentazione, consentendo
anche di entrare nella gola e percorrerla a mezza costa.
Ringraziamo
l'assessore comunale Giovanni Villari per la ricerca
storica ed iconografica.
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