Mauro Presutti, gli angeli e i diavoli
Con Mauro Presutti,
ci si era sempre trovati d'accordo sul fatto che una manifestazione
dell'importanza dei "Misteri" a Campobasso non poteva restare
appannaggio esclusivo di una versione religiosa dell'evento. Bisognava
quindi dare un contributo forte e qualitativamente inoppugnabile per
creare un riferimento non solo estetico ma anche diretto con la città,
con le persone e con i commedianti che interpretano di volta in volta
il ruolo iperreale delle figure-sculture, cosa che i "Misteri"
sicuramente meritano.
Tentare, dunque, un rimando
al teatro che c'è dietro la costruzione e la preparazione per
la processione del Corpus Domini.
Attraverso gli "ingegni"
di Paolo Saverio Di Zinno, Mauro Presutti fin dal 1990 sperimenta una
lettura diversa, che testimonia con le proprie fotografie i momenti
che precedono la sfilata (l'allestimento delle "macchine",
il trucco, la vestizione ecc.) ed anche quelli più veri del rientro,
del dopo, più vicini all'emozione non filtrata dalla rappresentazione
in pubblico, come quando dal boccascena si ritorna dietro le quinte,
dismettendo la maschera e lasciando fluire la stanchezza in abbracci,
sorrisi e qualche immancabile lacrima.
La produzione fotografica di
Mauro sui Misteri è enorme, diverse centinaia di scatti per cogliere
il teatro degli sguardi, l'emozione dei bimbi, il fastidio del caldo,
l'orgoglio della città che in quei momenti torna ad essere unita
e partecipativa.
Siamo quindi di fronte ad una
visione contemporanea della rappresentazione della propria città,
che non si nasconde dietro il consenso facile e scontato per la tematica
religiosa, ma s'inserisce quasi di soppiatto nella sfera delle complicità
tra le persone, del coraggio di uno sguardo laico che non intende contrapporsi
a quello religioso, bensì partecipare alla grandezza della vicenda
di un artista come il Di Zinno.
Nel 1998 Mauro Presutti mi
propose di aiutarlo nell'allestimento e nella cura grafica della sua
prima mostra fotografica sui Misteri. In un primo momento fui perplesso
e sorpreso della sua proposta, ma poi davanti a centinaia d'immagini
in rigoroso bianco e nero, compresi lo sforzo di una lettura contemporanea
dell'evento, dell'approccio umile e colto allo stesso tempo.
Lui aveva lavorato ad un'unica
grande opera d'arte. Aveva messo a disposizione della sua città
la propria sensibilità in silenzio, lavorando in solitudine.
Lo scorrere delle immagini alimentava in me un'idea che mano a mano
si rafforzava: volti, ali nella luce, ombre, fatica, sguardi persi tra
le pieghe dei grigi, il bianco e nero che recita l'assoluta intensità
del tempo immobile. Il teatro, appunto.
"Il teatro involontario"
fu il titolo che suggerii per la mostra e per quella serie d'immagini
intense e sognanti.
Il libro che ne è venuto
fuori per le Edizioni Enne altro non è che la rivisitazione (questa
volta a colori) di una parte di quel voluminoso materiale raccolto da
uno dei nostri più sensibili fotografi.
Il linguaggio adoperato ed
il taglio delle immagini, in molti casi sono ispirati alla grande tradizione
della pittura italiana del seicento e del settecento; si guardino in
proposito alcune immagini della vestizione di bambini, che per l'intensità
della luce e le posture dei soggetti ci riportano ad una profondità
caravaggesca evidente, o alla tempestosa teatralità di Mattia
Preti.
Il grandi interni della preparazione
alla sfilata e della conclusione ci rimandano alle pitture di Bartolomeo
Manfredi, Annibale Carracci o anche al settecentesco Giandomenico Tiepolo
nell'opera "Il ciarlatano". Ma queste sono solo alcune delle
possibili proiezioni della cifra tecnica di Mauro Presutti e della complessità
delle sue immagini.
La pubblicazione, purtroppo,
non coglie l'occasione di tentare una lettura dal punto di vista estetico
delle immagini dell'autore molisano. Infatti, i contributi scritti del
libro, sicuramente molto interessanti ed esaustivi di Renato Lalli e
Nicoletta Pietravalle, che riguardano interamente la tradizione, la
sfilata e le macchine dei Misteri, purtroppo non sono accompagnati da
una doverosa lettura critica dell'operazione artistica condotta da Mauro
Presutti. Ma questo modo di trattare l'opera è anch'esso parte
integrante di una tradizione consolidata, che vede i nostri editori
timidi sotto questo apetto e su quello del rischio d'impresa.
Comunque sia, questa pubblicazione va certamente inserita in quel filone
importante che tratta l'attualità delle riflessioni migliori
dedicate alla nostra terra.
È, dunque, un nuovo
tassello che avvicina due mondi della nostra città, i quali sembra
vivano in sfere diverse; quello attento alla tradizione popolare e teso
alla sua immutabile conservazione e quello rivolto ad un'interpretazione
contemporanea e critica degli eventi vecchi e nuovi che interessano
i molisani tutti.