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Chronicon

di Pier Paolo Giannubilo


I MAIALI

21/1/02 - E' sparita. L'hanno tolta via. Non c'è più. Ed è un sollievo, davvero, come tastarsi una gamba dopo una ingessatura. Deve esserci stata una sorta di selezione, per decidere in quali città affiggerlo e dove no, quel poster equivoco, dal momento che l'ho visto solo a Isernia.

Una réclame, niente di più niente di meno, ma di quelle che se ti soffermi a pensarci su, ad analizzarne fattura ispirazione e composizione, resti di sasso. Il megacartellone in questione ha fatto mostra di sé prima nei pressi di una curva del campo sportivo a Corso Risorgimento, poi nei pressi di una curva al semaforo al termine dello stesso corso, più in giù, verso l'uscita dalla città.

Pubblicizza la Sisley. Ed è di una semplicità disarmante. Un fiore di ragazza, boccoloni biondi, addosso un maglione di lana bianco, sguardo penetrante (se non erro, color castagna), "dalla cintola in giù" come mamma l'ha fatta, ma occultata nelle pudenda dalla postura e da un abile gioco di chiaroscuri "vedo e non vedo, alla fine non vedo".

Insomma: una bella femmina, ma tutto molto decente se non addirittura angelicato. Accanto, rosa e setoloso, nudo com'è giusto che circoli un animale, uno smisurato suino. Il suo grugno, probabilmente ritoccato al computer o colto dall'obiettivo fotografico in una prospettiva che lo ingigantisce, occupa il centro della scena.

Il porco appare talmente dilatato e possente - in proporzione alla candida fanciulla mezza ignuda nel tessuto di lana che lo accarezza teneramente - che metterebbe soggezione già di per sé, ossia non considerato nel quadro d'insieme. Il quale quadro d'insieme è, inequivocabilmente, maliziosamente, provocatoriamente, intenzionalmente sexy.

Quel maiale accoppiato con la ragazza nel posterone gronda ammiccamenti perversi da ogni centimetro di cartone. Chi non l'ha notato


1) o è abituato a considerare le pubblicità un naturale e neutro complemento d'arredo urbano (costoro, assuefatti al bombardamento delle immagini, non ci farebbero più caso neppure se sui cartelloni a comparire fosse la loro nonna vestita da Cappuccetto Rosso che viene inghiottita da zio Pasqualino nei panni di Zorro)

2) o è riuscito a mantenersi vergine, a resistere all'aggressione della cultura di massa occidentale sempre più sessuata, capace di vellicare le corde più sudicie dell'uomo e della donna moderni, le fantasie più inconfessabili, le trasgressioni più nere.

(In uno scritto di qualche anno fa avevo raccontato, ispirandomi alle immagini shock di Oliviero Toscani, che nel 2010 si sarebbero affissi tranquillamente nelle strade cartelloni pubblicitari che arrivavano a fotografare la copula di un uomo e una mucca. La zoofilia come ultimo stadio, punto di non ritorno per fare effetto sul consumatore. Avevo lavorato di fantasia, e già stavo indietro rispetto ai pubblicitari veri, abili a suggerire fantasie estreme con un geniale - e per niente volgare - accostamento di figure in una foto).

C'è una terza opzione, dopo le due precedenti in elenco. La pubblicità in questione non è che un inno al rispetto per le bestie indifese avviate a diventare salsicce, o un generico manifesto animalista. In tal caso, le cosce al vento della protagonista femminile sono dovute al caldo sul set durante i lavori (perché non stare più freschi e comodi per il servizio fotografico?) e l'espressione da ninfetta felice sul suo volto era dovuta alla gioia per il cachet offertole dalla nota marca di abbigliamento.

C'è anche una quarta possibilità: che in giro ci siano maniaci, tra cui me, pronti a vedere torbido dappertutto, censori e moralisti a buon mercato. Ma è ipotesi decisamente più remota.

 


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