I
MAIALI
21/1/02
- E' sparita. L'hanno tolta via. Non c'è più. Ed è
un sollievo, davvero, come tastarsi una gamba dopo una ingessatura.
Deve esserci stata una sorta di selezione, per decidere in quali città
affiggerlo e dove no, quel poster equivoco, dal momento che l'ho visto
solo a Isernia.
Una réclame, niente
di più niente di meno, ma di quelle che se ti soffermi a pensarci
su, ad analizzarne fattura ispirazione e composizione, resti di sasso.
Il megacartellone in questione ha fatto mostra di sé prima nei
pressi di una curva del campo sportivo a Corso Risorgimento, poi nei
pressi di una curva al semaforo al termine dello stesso corso, più
in giù, verso l'uscita dalla città.
Pubblicizza la Sisley. Ed è
di una semplicità disarmante. Un fiore di ragazza, boccoloni
biondi, addosso un maglione di lana bianco, sguardo penetrante (se non
erro, color castagna), "dalla cintola in giù" come
mamma l'ha fatta, ma occultata nelle pudenda dalla postura e da un abile
gioco di chiaroscuri "vedo e non vedo, alla fine non vedo".
Insomma: una bella femmina,
ma tutto molto decente se non addirittura angelicato. Accanto, rosa
e setoloso, nudo com'è giusto che circoli un animale, uno smisurato
suino. Il suo grugno, probabilmente ritoccato al computer o colto dall'obiettivo
fotografico in una prospettiva che lo ingigantisce, occupa il centro
della scena.
Il
porco appare talmente dilatato e possente - in proporzione
alla candida fanciulla mezza ignuda nel tessuto di lana che lo accarezza
teneramente - che metterebbe soggezione già di per sé,
ossia non considerato nel quadro d'insieme. Il quale quadro d'insieme
è, inequivocabilmente, maliziosamente, provocatoriamente, intenzionalmente
sexy.
Quel maiale accoppiato con
la ragazza nel posterone gronda ammiccamenti perversi da ogni centimetro
di cartone. Chi non l'ha notato
1) o è abituato a considerare le pubblicità un naturale
e neutro complemento d'arredo urbano (costoro, assuefatti al bombardamento
delle immagini, non ci farebbero più caso neppure se sui cartelloni
a comparire fosse la loro nonna vestita da Cappuccetto Rosso che viene
inghiottita da zio Pasqualino nei panni di Zorro)
2) o è riuscito a mantenersi vergine, a resistere all'aggressione
della cultura di massa occidentale sempre più sessuata, capace
di vellicare le corde più sudicie dell'uomo e della donna moderni,
le fantasie più inconfessabili, le trasgressioni più
nere.
(In uno scritto di qualche
anno fa avevo raccontato, ispirandomi alle immagini shock di Oliviero
Toscani, che nel 2010 si sarebbero affissi tranquillamente nelle strade
cartelloni pubblicitari che arrivavano a fotografare la copula di un
uomo e una mucca. La zoofilia come ultimo stadio, punto di non ritorno
per fare effetto sul consumatore. Avevo lavorato di fantasia, e già
stavo indietro rispetto ai pubblicitari veri, abili a suggerire fantasie
estreme con un geniale - e per niente volgare - accostamento di figure
in una foto).
C'è una terza
opzione, dopo le due precedenti in elenco. La pubblicità
in questione non è che un inno al rispetto per le bestie indifese
avviate a diventare salsicce, o un generico manifesto animalista. In
tal caso, le cosce al vento della protagonista femminile sono dovute
al caldo sul set durante i lavori (perché non stare più
freschi e comodi per il servizio fotografico?) e l'espressione da ninfetta
felice sul suo volto era dovuta alla gioia per il cachet offertole dalla
nota marca di abbigliamento.
C'è anche una quarta
possibilità: che in giro ci siano maniaci, tra cui
me, pronti a vedere torbido dappertutto, censori e moralisti a buon
mercato. Ma è ipotesi decisamente più remota.