TECNO-AMANUENSE
Il molisano che scrive le opere al contrario
14/01/2002
- E' tornato. Ancora più agguerrito, deciso ad entrare nella
storia universale dell'assurdo.
E visto che pare sia questo il suo desiderio, gli auguriamo di realizzarlo.
In fondo non fa male a nessuno, e se si eccettuano i danni che lo stress
da superlavoro superfluo può provocare anche sul più tenace
degli stakanovisti, l'equilibrio psichico è suo e, come si diceva
un tempo, se lo gestisce lui.
Michele Santelia, il prodigioso
Pico della Mirandola molisano (campobassano, per la precisione) che
entrerà nel Guinness dei primati sotto la voce: tanta fatica
per nulla, è una vecchia conoscenza delle nostre cronache. Più
volte è finito su telegiornali locali e carta stampata regionale
e nazionale che ne hanno magnificato il talento.
Ma in sintesi questo mostro
della natura, questo impiegato occhialuto e gentilissimo dai modi cortesi
d'altri tempi e la pronuncia inequivocabilmente sannita, che fa? Trascorre
ore ed ore, pomeriggi e notti, del suo tempo libero, a copiare su fogli
elettronici, picchiettando contemporaneamente su quattro tastiere da
pc senza lettere e numeri, intere opere tutte rigorosamente ciclopiche
della letteratura mondiale. Con un particolare. Le opere le riscrive
al contrario. Tipo così: oirartnoc la evircsir le erepo el, per
intenderci.
Dopo la Divina Commedia per
intero (ampia parentesi: questa frase: "la Divina Commedia per
intero", evoca lugubri fantasmi. Per noi universitari di Lettere
a Perugia era l'incubo più ricorrente. All'esame di Letteratura
italiana si portavano tutte le tre cantiche, e guai a non riconoscere
"dove siamo, che personaggio parla e di che sta parlando"
sopra il libro squadernato dal professore a casaccio, in una gara di
abilità modello "Lascia o Raddoppia") e altri capisaldi
di monumentale foliazione, è toccato alla Bibbia.
Santelia l'ha riscritta secondo i suoi canoni e nientedimeno ne ha inviato
una copia al Pontefice che, assicura l'autore, ha fatto sapere di aver
gradito.
Me lo vedo, Karol Woytila,
con l'incomprensibile tomo fra le mani - mentre tenta di capovolgere
il librone per capire da che parte si legge, e un cardinale fidato gli
spiega vita morte e miracoli del nostro Santelia - decantare dopo ore
di rompicapo, fra un Angelus sull'unità europea e una preghiera
per la pace sul pianeta, il contributo dato alla cultura mondiale dal
nostro corregionale. Povero Papa.
Povero Santelia. Il quale,
tra tanti cloni, ha scritto anche un'opera originale, un trattato a
metà fra X-files e "Le avventure di Pinocchio". Vi
sostiene di snocciolare una per una le prove dell'esistenza degli extraterrestri:
in realtà ha messo insieme un centone di leggende precolombiane
ed egizie, inframmezzandolo con un repertorio della letteratura giornalistica
più dozzinale sul tema degli ufo. Attendiamo intanto fiduciosi
le prossime prove: la "Ricerca" di Proust e il poema di Gilgamesh.
A meno che non siano già stati composti dal nostro amanuense
tecnologico in un paio di settimane di veglia, sotto le feste di Natale.