5/1/2002
- Isernia - Nel sottopassaggio pedonale che unisce piazza della Repubblica
all'altra parte della città c'è un vetro rotto. È
parte della parete trasparente che divide il percorso cittadino da
quello ferroviario di accesso ai binari. È un vetro rotto da
un calcio, da un pugno, da un sasso o da chissà che cosa. È
un vetro rotto dalla rabbia. Sicuramente dalla rabbia di un giovane.
Certo, l'aggressività
fa parte dell'uomo. Chissà quanti, forse tutti, hanno dato
un pugno al muro, almeno una volta nella vita, per un moto di rabbia
contro tutto e tutti. Chissà quanti, forse tutti, hanno spaccato
un vetro o una bottiglia, volontariamente, per esuberanza o per disperazione.
Ma ora c'è un vetro
rotto nel sottopassaggio; in un luogo che, nel nome stesso, prevede
il passaggio, il va e vieni della gente. Un vetro rotto che vuole
essere notato, dunque.
Sembra che ogni piccola scheggia
di quel vetro rotto porti un nome, il nome di un ragazzo. Di quelli
che non ci sono più fisicamente, morti per overdose. Di quelli
che non ci sono più mentalmente perché non riescono
a comunicare con il mondo, dopo aver fumato eroina e cervello. Di
quelli che hanno impegnato i soldi del veglione per comprare "roba"
e chiudersi così in una casa privata, l'ultimo dell'anno, a
fumarsi l'impossibile.
Tanti piccoli pugni sul vetro
del sottopassaggio: messaggio senza parole dal pianeta del disagio.
Ecco, se fossimo un politico o un amministratore, inizieremmo il nuovo
anno con questa frase nella testa, da ripetere come fosse un mantra:
"C'è un vetro rotto nel sottopassaggio".