ZAMPOGNE E ZAMPOGNARI
Molise,
terra di zampogne |
Le
Novene | La
Zampogna | La
zampogna con chiave |I
legni |
Modelli ed intonazione
| La
ciaramella
Molise, terra
di zampogne
Il Molise è terra di
zampogne e di zampognari. Da noi la zampogna è molto più
d'uno strumento musicale, molto più d'una semplice tradizione.
È un importante simbolo etnico, un emblema presente in vari aspetti
della storia e della cultura. Molteplici elementi sono utili a comprendere
l'indissolubile vincolo che lega il Molise alla zampogna. Ad esempio
la diffusione di cognomi quali Ciaramella (soprattutto a Campobasso),
Sampogna, Zampogna, Scopinaro (che sta per zampognaro) e Totaro (totaro
e totarella sono nomi dialettali della ciaramella). Ma anche la presenza
degli zampognari in molte delle più importanti feste regionali,
come il carnevale dell'Uomo Cervo di Castelnuovo, la Pagliara di Fossalto,
la Festa dei Santi Cosma e Damiano a Isernia e altre ancora.
Va pure sottolineato come la zampogna appaia in quasi tutti gli aspetti
del mondo folklorico molisano: nella narrativa tradizionale (fiabe,
leggende, racconti, aneddotica), nei testi di canti popolari, nei proverbi,
nelle tradizioni religiose, nelle poesie dialettali. Così com'è
presente nella letteratura colta, nella iconografia e nella vita regionale
in genere.
Le Novene
Gli zampognari sono sempre
stati musicisti girovaghi, quasi dei mercanti di suoni. Vi sono documentazioni
che attestano la presenza di zampognari molisani in tutta l'Europa:
in Germania, in Austria, in Inghilterra, in Spagna, in Francia, in Scandinavia
e finanche in Russia. Percorrevano migliaia di chilometri, in gran parte
a piedi. Stavano via di casa anche anni, vivendo con la musica e sfuggendo
ad una vita contadina che non rendeva neanche per la semplice sopravvivenza.
Spesso portavano moglie e figli con loro, altre volte, data la lontananza,
diventavano bigami e mettevano su una seconda famiglia in terra straniera.
Benché nel Molise la zampogna sia usata durante tutto il ciclo
calendariale, la tradizione più importante resta quella natalizia,
quella della novene. Per novena, in senso lato, si intende un rituale
religioso che dura nove giorni. Nel linguaggio degli zampognari sta
più specificatamente per i 'giri natalizi' che essi fanno, per
nove giorni consecutivi, presso alcune famiglie che li hanno ingaggiati
per suonare. Novena è anche il nome che si dà al brano
musicale, tipico del periodo natalizio, eseguito dagli zampognari (il
brano è detto anche Pastorale o Pastorella).
Le novene tradizionali di fine anno sono due: la Novena dell'Immacolata
(detta anche della Concetta) che si effettua dal 29 novembre al 7 dicembre
per la ricorrenza dell'Immacolata Concezione (8 dicembre), e la Novena
di Natale, suonata dal 16 fino al 24 dicembre vigilia della Natività.
Durante le novene gli zampognari usavano consegnare alle famiglie presso
cui si recavano un cucchiaio di legno (cucchiarella) e un santino raffigurante
Gesù Bambino, dietro al quale sono stampate le parole di Tu scendi
dalle stelle. Questi doni simbolici erano dei veri e propri pegni, una
sorta di sacro patto che obbligava lo zampognaro a tornare a suonare
nello stesso posto per i nove giorni necessari alla regolare celebrazione
della novena.
La Zampogna
Col termine zampogna si indica
l'aerofono a sacco tipico della tradizione musicale dell'Italia meridionale.
La zampogna italiana ha delle caratteristiche 'uniche' che la rendono
facilmente identificabile all'interno del vasto campionario delle cornamuse
conosciute. Questi gli aspetti che la distinguono:
1) il mono impianto: tutte le canne sonore sono inserite in un medesimo
blocco di legno;
2) il doppio chanter: due canne per il canto, separate e divergenti.
Altra costante è quella dell'alimentazione "a bocca"
(attraverso un corto cannello d'insufflazione), ma vi sono pure caratteristiche
che variano a seconda dei tipi e dei modelli.
Nell'attuale tradizione musicale del Molise, la zampogna è strumento
legato soprattutto alla cultura di tre località: Scapoli, Castelnuovo
al Volturno e San Polo Matese, ma altri paesi sono (o sono stati) interessati
all'uso delle cornamuse (basti pensare alla tradizione della zampogna
fossaltese).
Castelnuovo e San Polo sono comunità nelle quali rimane attivo
un numero consistente di musicisti, Scapoli, invece, svolge un ruolo
diverso perché centro di produzione degli strumenti (oltre che
luogo con forte presenza di suonatori).
Nel Molise si costruiscono due tipi principali di zampogne:
a) la zampogna con chiave, così chiamata perché caratterizzata
da una chiave montata sul lungo chanter sinistro. Questa chiave è
la testimonianza d'una evoluzione dello strumento e ne caratterizza
l'aspetto e la musica;
b) la zampogna zoppa, che non presenta chiavi. Le zoppe molisane sono
state quasi del tutto soppiantate dagli strumenti con chiave ed oggi
il loro uso è pressoché estinto.
La zampogna con chiave
Le cornamuse molisane, come
tutte quelle dell'Italia meridionale, hanno sempre: il doppio chanter,
il mono impianto, l'alimentazione a bocca; ma mostrano anche proprie
peculiarità. Queste le caratteristiche della zampogna con chiave
che si costruisce a Scapoli:
- i chanters di lunghezza diseguale, divergenti e conici. Il chanter
corto (destro) è fornito di 5 fori per le note (4 anteriori +
1 posteriore), mentre il chanter lungo (sinistro) ha solo 4 fori digitabili
(è assente il foro posteriore), l'ultimo dei quali (in basso)
è azionabile per mezzo d'una chiave. La chiave è protetta
da un coprichiave (fontanelle). Sui chanters, oltre ai fori digitali
per le note, compaiono vari altri fori "supplementari" che
sono ubicati nella parte inferiore del fuso del chanter destro e sulla
parte superiore della campana del chanter sinistro. Questi fori supplementari
servono per l'accordatura e possono essere otturati, totalmente o in
parte, con cera d'api al fine di raggiungere la giusta intonazione;
- due bordoni, di cui uno solo (il maggiore) produce suono, mentre il
secondo (il minore) è muto (fatta eccezione per alcuni modelli
poco usati, come la 32 o la "25 a quattro canne" che hanno
due bordoni sonanti). Il bordone sonoro è semi-cilindrico (leggermente
bombato) ed è composto da due parti collegate ad incastro. Il
pezzo inferiore della canna-bordone scorre su un prolungamento (detto
braccio o piede) di quello superiore ed in tal modo è possibile
regolare l'intonazione della "nota pedale". Anticamente, i
bordone muto suonava anch'esso, poi, in epoca relativamente recente,
è stato reso 'cieco' ed infatti la foratura interna della canna
è solo abbozzata e non viene completata;
- le ance doppie sia sui chanters che sui bordoni;
- campane con largo padiglione, che si avvitano all'estremità
dei chanters. Le campane della zampogna molisana possono essere di due
tipi: campagnola (con bocca svasata) e 'vezzanese (con bocca ristretta).
La vite che consente di allacciare le campane ai fusi dei chanters è
costruita "a mano" con particolari attrezzi, ed è uno
degli aspetti tipici della fabbricazione artigianale dello strumento.
I legni
I legni usati per la costruzione
delle zampogne molisane sono diversi. I più comuni sono senz'altro
l'ulivo e il ciliegio, ma vengono lavorate anche altre piante come il
prugno, il mandorlo, il sorbo, l'acero. Molti strumenti sono fabbricati
con l'uso misto di legni: il ciliegio per le campane, l'ulivo per i
fusi dei chanters e i bordoni, l'acero per l'insufflatore.
Per gli otri, a partire dal dopoguerra è invalsa la consuetudine
di usare il caucciù delle camere d'aria di automobile, ricoperte
con finto vello di pecora. Da qualche anno, però, si sta tornando
alle vere pelli d'animale (capra o pecora) al fine di restituire alle
zampogne il tipico aspetto pastorale.
Le ance sono realizzate con piante di arundo donax l (canna comune)
prelevate presso le coste laziali del Mar Tirreno. La loro fabbricazione
- ancora oggi arcaica e rituale - si attua con pochi, semplici strumenti
ed è caratterizzata da una particolare legatura (con spago impeciato)
per serrare le due linguette che formeranno l'ancia doppia. Le tradizionale
ance di canna, negli ultimi tempi, sono state quasi completamente sostituite
da ance fabbricate con materiale plastico, più resistente.
Modelli ed intonazione
Le zampogne molisane si costruiscono
in vari modelli contraddistinti da prestabiliti numeri. I modelli conosciuti
attualmente sono sei: 20, 23, 25, 28, 30, 32. Ogni tanto qualche costruttore
cerca di sperimentarne altri inventando nuovi numeri. La zampogna del
tipo con chiave, modello 25 è oggi quella preferita dai suonatori,
ma anche la 28 gode d'una certa diffusione. Varie fonti attestano che
fino ad epoche recenti i modelli preferiti sono stati quelli maggiori
come la 30 e la 32, prediletti dagli zampognari matesini. Un tempo erano
in uso anche esemplari molto più grandi (oltre un metro e mezzo
d'altezza) detti bassi (dal suono molto grave).
Alle grandezze, e quindi ai numeri, corrispondono ovviamente anche le
intonazioni degli strumenti. La zampogna più usata, la 25 con
chiave, ha intonazione in LAb ed i chanters (che suonano ad una ottava
di distanza) emettono le seguenti note (dall'alto in basso):
chanter destro: [MIb] - REb
- DO - SIb - LAb - SOL
chanter sinistro: [MIb] - REb - DO - SIb - LAb.
Il bordone sonoro emette la
nota MIb. Nel caso di due bordoni sonori, essi emettono la medesima
nota ad una ottava di differenza.
Un aspetto importante è la nomenclatura dialettale delle parti
dello strumento. Nel linguaggio degli zampognari esse sono così
chiamate: ritta (chanter destro), manca (chanter sinistro), contra oppure
contro (bordone sonoro), mupo oppure muschitte (bordone muto), vuccaglie
(canna d'alimentazione), vosca (testata), cannuccia (ancia), pariglia
(set di ance), varlotte (coprichiave), jotre (sacca).
La ciaramella
La "molisana con chiave"
è zampogna d'accompagnamento (molto raramente viene utilizzata
da solista). La tradizione la vuole suonata in coppia con la ciaramella
(dal latino calamus = canna), un oboe popolare diffuso - in tipi e nomi
differenti a seconda delle zone - in varie regioni dell'Italia e che
effettua le parti soliste dei brani musicali. La ciaramella molisana
presenta 9 fori digitabili per le note (8 anteriori, 1 posteriore) e,
così come per la zampogna, viene costruita in vari modelli -
diversi per grandezze ed intonazioni - adatti a suonare col corrispondente
modello di zampogna.
Nel linguaggio degli zampognari molisani la ciaramella è detta
biffera oppure piffera, o anche, più raramente, tutarella.