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Natale
 

di Mauro Gioielli


ZAMPOGNE E ZAMPOGNARI

Molise, terra di zampogne | Le Novene | La Zampogna | La zampogna con chiave |I legni |
Modelli ed intonazione
| La ciaramella


Molise, terra di zampogne

Il Molise è terra di zampogne e di zampognari. Da noi la zampogna è molto più d'uno strumento musicale, molto più d'una semplice tradizione. È un importante simbolo etnico, un emblema presente in vari aspetti della storia e della cultura. Molteplici elementi sono utili a comprendere l'indissolubile vincolo che lega il Molise alla zampogna. Ad esempio la diffusione di cognomi quali Ciaramella (soprattutto a Campobasso), Sampogna, Zampogna, Scopinaro (che sta per zampognaro) e Totaro (totaro e totarella sono nomi dialettali della ciaramella). Ma anche la presenza degli zampognari in molte delle più importanti feste regionali, come il carnevale dell'Uomo Cervo di Castelnuovo, la Pagliara di Fossalto, la Festa dei Santi Cosma e Damiano a Isernia e altre ancora.
Va pure sottolineato come la zampogna appaia in quasi tutti gli aspetti del mondo folklorico molisano: nella narrativa tradizionale (fiabe, leggende, racconti, aneddotica), nei testi di canti popolari, nei proverbi, nelle tradizioni religiose, nelle poesie dialettali. Così com'è presente nella letteratura colta, nella iconografia e nella vita regionale in genere.


Le Novene

Gli zampognari sono sempre stati musicisti girovaghi, quasi dei mercanti di suoni. Vi sono documentazioni che attestano la presenza di zampognari molisani in tutta l'Europa: in Germania, in Austria, in Inghilterra, in Spagna, in Francia, in Scandinavia e finanche in Russia. Percorrevano migliaia di chilometri, in gran parte a piedi. Stavano via di casa anche anni, vivendo con la musica e sfuggendo ad una vita contadina che non rendeva neanche per la semplice sopravvivenza. Spesso portavano moglie e figli con loro, altre volte, data la lontananza, diventavano bigami e mettevano su una seconda famiglia in terra straniera.
Benché nel Molise la zampogna sia usata durante tutto il ciclo calendariale, la tradizione più importante resta quella natalizia, quella della novene. Per novena, in senso lato, si intende un rituale religioso che dura nove giorni. Nel linguaggio degli zampognari sta più specificatamente per i 'giri natalizi' che essi fanno, per nove giorni consecutivi, presso alcune famiglie che li hanno ingaggiati per suonare. Novena è anche il nome che si dà al brano musicale, tipico del periodo natalizio, eseguito dagli zampognari (il brano è detto anche Pastorale o Pastorella).
Le novene tradizionali di fine anno sono due: la Novena dell'Immacolata (detta anche della Concetta) che si effettua dal 29 novembre al 7 dicembre per la ricorrenza dell'Immacolata Concezione (8 dicembre), e la Novena di Natale, suonata dal 16 fino al 24 dicembre vigilia della Natività.
Durante le novene gli zampognari usavano consegnare alle famiglie presso cui si recavano un cucchiaio di legno (cucchiarella) e un santino raffigurante Gesù Bambino, dietro al quale sono stampate le parole di Tu scendi dalle stelle. Questi doni simbolici erano dei veri e propri pegni, una sorta di sacro patto che obbligava lo zampognaro a tornare a suonare nello stesso posto per i nove giorni necessari alla regolare celebrazione della novena.


La Zampogna

Col termine zampogna si indica l'aerofono a sacco tipico della tradizione musicale dell'Italia meridionale.
La zampogna italiana ha delle caratteristiche 'uniche' che la rendono facilmente identificabile all'interno del vasto campionario delle cornamuse conosciute. Questi gli aspetti che la distinguono:
1) il mono impianto: tutte le canne sonore sono inserite in un medesimo blocco di legno;
2) il doppio chanter: due canne per il canto, separate e divergenti.
Altra costante è quella dell'alimentazione "a bocca" (attraverso un corto cannello d'insufflazione), ma vi sono pure caratteristiche che variano a seconda dei tipi e dei modelli.
Nell'attuale tradizione musicale del Molise, la zampogna è strumento legato soprattutto alla cultura di tre località: Scapoli, Castelnuovo al Volturno e San Polo Matese, ma altri paesi sono (o sono stati) interessati all'uso delle cornamuse (basti pensare alla tradizione della zampogna fossaltese).
Castelnuovo e San Polo sono comunità nelle quali rimane attivo un numero consistente di musicisti, Scapoli, invece, svolge un ruolo diverso perché centro di produzione degli strumenti (oltre che luogo con forte presenza di suonatori).
Nel Molise si costruiscono due tipi principali di zampogne:
a) la zampogna con chiave, così chiamata perché caratterizzata da una chiave montata sul lungo chanter sinistro. Questa chiave è la testimonianza d'una evoluzione dello strumento e ne caratterizza l'aspetto e la musica;
b) la zampogna zoppa, che non presenta chiavi. Le zoppe molisane sono state quasi del tutto soppiantate dagli strumenti con chiave ed oggi il loro uso è pressoché estinto.


La zampogna con chiave

Le cornamuse molisane, come tutte quelle dell'Italia meridionale, hanno sempre: il doppio chanter, il mono impianto, l'alimentazione a bocca; ma mostrano anche proprie peculiarità. Queste le caratteristiche della zampogna con chiave che si costruisce a Scapoli:
- i chanters di lunghezza diseguale, divergenti e conici. Il chanter corto (destro) è fornito di 5 fori per le note (4 anteriori + 1 posteriore), mentre il chanter lungo (sinistro) ha solo 4 fori digitabili (è assente il foro posteriore), l'ultimo dei quali (in basso) è azionabile per mezzo d'una chiave. La chiave è protetta da un coprichiave (fontanelle). Sui chanters, oltre ai fori digitali per le note, compaiono vari altri fori "supplementari" che sono ubicati nella parte inferiore del fuso del chanter destro e sulla parte superiore della campana del chanter sinistro. Questi fori supplementari servono per l'accordatura e possono essere otturati, totalmente o in parte, con cera d'api al fine di raggiungere la giusta intonazione;
- due bordoni, di cui uno solo (il maggiore) produce suono, mentre il secondo (il minore) è muto (fatta eccezione per alcuni modelli poco usati, come la 32 o la "25 a quattro canne" che hanno due bordoni sonanti). Il bordone sonoro è semi-cilindrico (leggermente bombato) ed è composto da due parti collegate ad incastro. Il pezzo inferiore della canna-bordone scorre su un prolungamento (detto braccio o piede) di quello superiore ed in tal modo è possibile regolare l'intonazione della "nota pedale". Anticamente, i bordone muto suonava anch'esso, poi, in epoca relativamente recente, è stato reso 'cieco' ed infatti la foratura interna della canna è solo abbozzata e non viene completata;
- le ance doppie sia sui chanters che sui bordoni;
- campane con largo padiglione, che si avvitano all'estremità dei chanters. Le campane della zampogna molisana possono essere di due tipi: campagnola (con bocca svasata) e 'vezzanese (con bocca ristretta). La vite che consente di allacciare le campane ai fusi dei chanters è costruita "a mano" con particolari attrezzi, ed è uno degli aspetti tipici della fabbricazione artigianale dello strumento.


I legni

I legni usati per la costruzione delle zampogne molisane sono diversi. I più comuni sono senz'altro l'ulivo e il ciliegio, ma vengono lavorate anche altre piante come il prugno, il mandorlo, il sorbo, l'acero. Molti strumenti sono fabbricati con l'uso misto di legni: il ciliegio per le campane, l'ulivo per i fusi dei chanters e i bordoni, l'acero per l'insufflatore.
Per gli otri, a partire dal dopoguerra è invalsa la consuetudine di usare il caucciù delle camere d'aria di automobile, ricoperte con finto vello di pecora. Da qualche anno, però, si sta tornando alle vere pelli d'animale (capra o pecora) al fine di restituire alle zampogne il tipico aspetto pastorale.
Le ance sono realizzate con piante di arundo donax l (canna comune) prelevate presso le coste laziali del Mar Tirreno. La loro fabbricazione - ancora oggi arcaica e rituale - si attua con pochi, semplici strumenti ed è caratterizzata da una particolare legatura (con spago impeciato) per serrare le due linguette che formeranno l'ancia doppia. Le tradizionale ance di canna, negli ultimi tempi, sono state quasi completamente sostituite da ance fabbricate con materiale plastico, più resistente.


Modelli ed intonazione

Le zampogne molisane si costruiscono in vari modelli contraddistinti da prestabiliti numeri. I modelli conosciuti attualmente sono sei: 20, 23, 25, 28, 30, 32. Ogni tanto qualche costruttore cerca di sperimentarne altri inventando nuovi numeri. La zampogna del tipo con chiave, modello 25 è oggi quella preferita dai suonatori, ma anche la 28 gode d'una certa diffusione. Varie fonti attestano che fino ad epoche recenti i modelli preferiti sono stati quelli maggiori come la 30 e la 32, prediletti dagli zampognari matesini. Un tempo erano in uso anche esemplari molto più grandi (oltre un metro e mezzo d'altezza) detti bassi (dal suono molto grave).
Alle grandezze, e quindi ai numeri, corrispondono ovviamente anche le intonazioni degli strumenti. La zampogna più usata, la 25 con chiave, ha intonazione in LAb ed i chanters (che suonano ad una ottava di distanza) emettono le seguenti note (dall'alto in basso):

chanter destro: [MIb] - REb - DO - SIb - LAb - SOL
chanter sinistro: [MIb] - REb - DO - SIb - LAb.

Il bordone sonoro emette la nota MIb. Nel caso di due bordoni sonori, essi emettono la medesima nota ad una ottava di differenza.
Un aspetto importante è la nomenclatura dialettale delle parti dello strumento. Nel linguaggio degli zampognari esse sono così chiamate: ritta (chanter destro), manca (chanter sinistro), contra oppure contro (bordone sonoro), mupo oppure muschitte (bordone muto), vuccaglie (canna d'alimentazione), vosca (testata), cannuccia (ancia), pariglia (set di ance), varlotte (coprichiave), jotre (sacca).


La ciaramella

La "molisana con chiave" è zampogna d'accompagnamento (molto raramente viene utilizzata da solista). La tradizione la vuole suonata in coppia con la ciaramella (dal latino calamus = canna), un oboe popolare diffuso - in tipi e nomi differenti a seconda delle zone - in varie regioni dell'Italia e che effettua le parti soliste dei brani musicali. La ciaramella molisana presenta 9 fori digitabili per le note (8 anteriori, 1 posteriore) e, così come per la zampogna, viene costruita in vari modelli - diversi per grandezze ed intonazioni - adatti a suonare col corrispondente modello di zampogna.
Nel linguaggio degli zampognari molisani la ciaramella è detta biffera oppure piffera, o anche, più raramente, tutarella.

continua  



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