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Feste e tradizioni molisane
 

di Mauro Gioielli


ALLE ORIGINI DEL «pesce d’aprile»
Storia dell’ittica data delle burle

Il primo aprile, si sa, è l’ittica data delle burle, il giorno del pesciolino disegnato sulla pagina del quaderno di scuola, un’immagine che, per gioco, gli scolari appendevano sulla schiena di ignari compagni.

Secondo una leggenda l’usanza del primo aprile risalirebbe addirittura all’origine dell’universo, poiché la creazione del mondo sarebbe terminata proprio in detto giorno. Il Signore, conclusa l’opera, tornò in paradiso e abbandonò sulla terra gli uomini allo sbando. Essi non sapevano che fare né dove andare. Regnava la confusione, il caos primordiale. I più scaltri, allora, cercarono di organizzarsi, ma i loro sforzi venivano mortificati dagli ostacoli frapposti dagli incapaci, i quali ne combinavano di tutti i colori. Così, per liberarsene, gli scaltri mandarono gli incapaci a cercare cose inesistenti.

Forse a questa leggenda è collegata un'usanza molisana, riscontrabile anche altrove. Un tempo, da noi, il primo aprile, i grandi  davano ai bimbi poche lire e li incaricavano di recarsi in un emporio a comprare ombra di carrozza oppure tozzerabancone o altre cose fantasiose, virtuali. Alle strane richieste dei fanciulli, il negoziante replicava con una risata e con la spiegazione dell’inesistenza della merce. I fanciulli, compreso lo scherzo, trattenevano il denaro come «risarcimento».

Certamente l’usanza del pesce d’aprile non è così antica come la leggenda vorrebbe far credere. In realtà non è possibile datarne la genesi. Alcuni azzardano rapporti con feste dell’antica Roma, altri con racconti aneddotici francesi diffusisi dal Cinquecento in poi, altri ancora con riti ludici da compiere in date primaverili scelte secondo strane congiunture astrali.

Per quanto concerne l’Italia, si hanno attestazioni dell’usanza del pesce d’aprile solo dallo scorso secolo, ma ciò non esclude preesistenze. Si narra che Rossini sia stato oggetto d’una «romantica» beffa nell’aprile del 1814; altri, però, sostengono che non prima del 1875 in Italia si sia avviata l’usanza di tali scherzi.

La prima burla certa, e clamorosa, fu quella che, nel 1878, fece radunare una grossa folla a Firenze per assistere alla cremazione d’un nobile indiano... ma alla fine fu cremato solo un gigantesco pesce di cartapesta.

Tra gli scherzi più riusciti ci sono stati quelli fatti attraverso gli organi d’informazione. Sulla stampa di fine Ottocento e d’inizio Novecento si contano decine e decine di pesci d’aprile: offerte di lavoro, eredità immense, cataclismi, viaggi spaziali, eccetera. Tutte notizie create ad arte per bande di creduloni. Incredibili «edizioni straordinarie» si inventano anche ai giorni nostri. Si ricordano i titoloni di importanti testate che hanno falsamente annunciato la terza guerra mondiale o lo sbarco di marziani sulla terra. Le burle giornalistiche più riuscite, però, sono quelle abilmente celate, quelle che sono stampate a piccoli caratteri, magari in un angolino della pagina interna meno letta; notizie che, proprio per non essere evidenziate in modo clamoroso, risultano credibili e fanno moltissime «vittime».

Da ultimo, una riflessione sul motivo di chiamare pesci d’aprile le beffe fatte il primo giorno di questo mese. Ci sono varie tesi a proposito, tutte poco credibili e facilmente confutabili. Si potrebbe ipotizzare che quel pesce alluda alla vittima della burla. Sarebbe colui che, proprio come un pesce, «abbocca» all’amo cui è appeso lo scherzo e si beve qualsiasi fandonia.


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