5
novembre 2002 -
Lunedì 11 novembre tutte le scuole
molisane diventeranno agibili e sicure. Sarà sicuramente
così. Lo promettono le cose stesse, il solito modo di fare,
il solito aggiustamento delle carte che, a così pochi giorni
di distanza dalla tragedia di San Giuliano, ci indigna e ci fa ribrezzo.
Torneranno
a scuola i nostri figli, lunedì 11 novembre, in edifici che
sappiamo insicuri. E poi - speriamo mai più - saremo costretti
ad ascoltare i tecnici, che in settimana firmeranno carte di sicura
sicurezza burocratica, raccontare di pentimenti non richiesti e
di professionalità da non mettere in discussione.
Affronteremo
all'italiana questa settimana che segue la tragedia, che segue l'evento
più triste della nostra storia, in cui la dignità
molisana è stata vista dal mondo. Senza alcun rispetto per
la memoria di chi non c'è più diremo che tutto è
tornato a funzionare come prima, che tutto è più sicuro
di prima, ogni scantinato in cui i giovani aprono i loro libri,
ogni sottoscala adibito ad aula, ogni scala che sopporta centinaia
di giovani in effervescenza per la campanella d'uscita.
"Ma
cosa fare? - dicono i trinariciuti dell'impossibilità di
fermare le cose -, cosa fare? Vogliamo chiudere le scuole per sempre?"
Sì, forse è il caso di chiudere le scuole. Non per
sempre. È il caso di chiudere le scuole fino alla fine di
gennaio. Effettuare in questi mesi i controlli rigorosi del caso.
Mettere a posto le cose spostando i soldi da altri capitoli di spesa,
rinunciando a quanto di superfluo previsto dal bilancio (o forse
non ce n'è?), facendo sacrifici. Sarebbe poi il caso di chiedere
agli insegnanti e agli alunni di recuperare i giorni di lezione
nei mesi di giugno, luglio e agosto. È davvero impossibile
tutto ciò.
È
davvero impossibile, per una volta, rispettare la memoria dei morti
e il valore della vita umana?