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CENTRALE ANSALDO
INTERVISTA AL PROF. ERNESTO CHIACCHIERINI

17.3.2003

PRESENTE ALLA TAVOLA ROTONDA SVOLTASI VENERDI' SCORSO PRESSO LA SALA CONFERENZE DEL CENTRO SOCIALE DON ORIONE, IL PROF. ERNESTO CHIACCHIERINI FRANTUMA LE TESI PESSIMISTICHE SOSTENUTE DA QUANTI AVVERSANO IL PROGETTO PRESENTATO DALLA ANSALDO


D - Prof. Chiacchierini, lei che presso l'Università la "Sapienza" di Roma è docente di "Scienze dei Cicli di Produzione e del loro impatto ambientale", avrà avuto certamente modo di verificare e analizzare nel dettaglio il progetto proposto dalla Ansaldo, relativamente all'ubicazione nella piana di Venafro di uno stabilimento per la produzione di energia elettrica tramite l'utilizzo del metano. Alla luce delle sue conoscenze scientifiche e della sua specifica esperienza è in grado di rivelarci se la realizzazione dell'impianto in questione comprometterà la qualità ambientale della nostra piana, incidendo concretamente sull'ecosistema e sulla salute pubblica?

R - Posso rispondere a questa domanda effettuando qualche paragone: Sicuramente lo stabilimento in questione è meno inquinante di una strada dove circolano un centinaio di autoveicoli ogni ora. In ogni caso l'impatto di questa nuova tecnologia non è certamente superiore a quello di una qualunque altra attività industriale. Saranno tuttavia gli esperti del Ministero per l'Ambiente a verificare tutto questo, misurando l'inquinamento prodotto dalla centrale e sovrapponendolo a quello esistente, tenendo anche conto di altre possibili fonti di inquinamento che ora esistono solamente a livello latente. E' bene sgombrare il campo da equivoci o da posizioni pregiudiziali nel discutere di un impianto termoelettrico come quello proposto a Venafro. Lasciamo invece il campo ai dati oggettivi e alla scienza per riuscire a capire effettivamente la portata del suo impatto sull'ambiente. E' innegabile che una centrale termoelettrica abbia un impatto sull'ambiente, esattamente come lo hanno tutte le attività dell''uomo. Anche il semplice gesto di accendere un camino è causa di immissione in atmosfera, seppure in minime tracce, di particelle di diossina.

D - Secondo quando sostenuto da alcuni, però, lo stabilimento in questione potrebbe essere causa dell'emissione di molti inquinanti: parecchie tonnellate di ossidi di azoto, ossidi di carbonio, oltre a polveri e composti dello zolfo.

R - Ciò non corrisponde al vero. Per cominciare in atmosfera questo impianto immette soltanto ossidi di azoto e ossidi di carbonio: non ci sono polveri e nemmeno composti dello zolfo. Da un punto di vista squisitamente teorico questi ultimi inquinanti possono esistere perché non è escluso che il metano contenga alcune parti per milione di zolfo. Si tratta, tuttavia, di tracce talmente piccole da sfuggire perfino al rilevamento degli apparecchi di monitoraggio e controllo di cui per legge deve essere dotato un impianto di questo genere.

D - Ma gli ossidi di azoto sono pericolosi per la salute, tanto è vero che il traffico delle auto viene limitato quando la presenza di tali ossidi viene accertata in concentrazioni preoccupanti.

R - Certo, ed è un bene che quando queste concentrazioni superano il livello di pericolosità si faccia di tutto per ridurle. In particolare i provvedimenti scattano quando il biossido di azoto supera concentrazioni di 400 microgrammi per metro cubo. Le ricadute al suolo di una centrale di questo tipo sono invece decisamente inferiori, migliaia di volte più basse: il massimo delle ricadute di ossidi di azoto è, infatti, di pochi microgrammi per metro cubo.

D - Un livello così contenuto di emissioni inquinanti potrebbe essere comunque causa di turbe all'ecosistema e danni alle colture?

R - Assolutamente no, perché il contributo della centrale è trascurabile. Le uniche sostanze inquinanti emesse sono proprio gli ossidi dell'azoto, dei quali assume un impatto veramente significativo per l'ecosistema e per gli esseri viventi, uomo compreso, il solo biossido di azoto. Ebbene, solamente il 5% delle emissioni di ossidi di azoto sono composte da biossido. Ne deriva che le quantità dell'unica sostanza che potrebbe influenzare l'ecosistema sono molto ridotte, non superiori al 3% della quantità totale che l'Unione Europea - che attualmente ha la legge più severa - ha indicato come limite oltre il quale la concentrazione di inquinanti potrebbe danneggiare la vegetazione e quindi i prodotti dell'agricoltura.

D - Si potrebbe però obbiettare che non ci sono prove a supporto di quanto dice, visto che questa tecnologia è completamente nuova.

R - Nuova ma sperimentata. In tutto il mondo, Italia compresa, vi sono impianti a ciclo combinato che funzionano da anni, anche se basati su turbine di generazione più vecchie e quindi più inquinanti. Esaminando i dati storici relativi all'inquinamento prodotto da questi impianti non si è mai registrato il superamento delle soglie di attenzione. Per non parlare poi delle centrali vecchie che affollano l'Italia e che bruciano combustibili più inquinanti come il carbone o l'olio. Tornando al problema dell'agricoltura, se esaminiamo da vicino quanto successo in pianura padana, dove c'è una discreta concentrazione di questi impianti o nell'area della Maremma vicino a Civitavecchia o a Montaldo di Castro, scopriamo che non ci sono stati negli ultimi vent'anni riduzioni delle rese o della qualità delle derrate agricole, nemmeno per le coltivazioni più delicate come quelle dei fiori da bulbo in serra.

D - Chiariti questi aspetti passiamo ad analizzare il problema dell'umidità relativa, il cui aumento potrebbe, sostengono taluni, sviluppare squilibri o addirittura causare patologie. C'è del vero in questo? Questa consistente fonte di calore nella nostra pianura non finirà, inoltre, con l'alterare il microclima? In altri termini avremo più caldo?

R - Anche l'influenza sul microclima è trascurabile, così come quella sull'umidità. I dati dello studio di impatto ambientate e gli approfondimenti cui abbiamo tutti insieme, comune, cittadini ed associazioni indirizzato la Ansaldo, fanno si che oggi il progetto della centrale sia assolutamente eco-sostenibile. Questo significa che se variazioni avranno a determinarsi, saranno tanto modeste da non essere avvertite. Basti fare un piccolo calcolo: nelle peggiori condizioni meteorologiche, quindi in calma assoluta di vento, la concentrazione di vapore al suolo potrà raggiungere al massimo un centesimo di grammo al metro cubo di gas scaricati. Tale modestissima quantità di vapore porterebbe, sempre in pochissime improbabili occasioni, ad un aumento dell'umidità relativa nell'intorno della centrale inferiore all'uno per mille. Praticamente nulla.

D - Professore, lei però trascura le caratteristiche della nostra valle, chiusa in un anfiteatro di montagne.

R - Guardi, anche se avessimo montagne a picco che circondano l'intera valle non avvertiremmo questi effetti: l'aria non sta mai ferma e oltre che in orizzontale, si muove anche in verticale. Teniamo poi conto che le emissioni e il calore propendono verso l'alto e cominciano a disperdersi ad una quota di parecchie centinaia di metri.

D - Come essere sicuri di quanto sostiene?

R - Ci sono le esperienze storiche che ci tranquillizzano: mai questi impianti nel mondo hanno creato fenomeni di inquinamento oltre le soglie di attenzione. Ma soprattutto ci sono gli strumenti che controlleranno le emissioni di inquinanti 24 ore al giorno: dati ed informazioni che non saranno gestiti dall'azienda ma dall'ente pubblico, che avrà sempre la facoltà di intervenire qualora questi parametri fossero fuori norma.

D - Sta forse sostenendo che le preoccupazioni espresse da cittadini e comitati siano inutili o inopportune?

R - Non direi questo: l'attenzione dei cittadini è sempre auspicabile e non solo su argomenti di questo tipo, ma su tutti gli aspetti della vita di una comunità. Se non altro le perplessità manifestate dai comitati, dagli amministratori comunali e dalla popolazione hanno spinto gli enti istituzionali a chiedere al proponente interventi progettuali che hanno migliorato la qualità complessiva della proposta. Ben venga dunque l'interesse e la legittima preoccupazione di quanti, e siamo noi tutti, sanno di non poter rinunciare ai benefici che la tecnologia offre, ma pretendono giustamente la riduzione al minimo dei rischi. Nel caso dello stabilimento proposto dalla Ansaldo posso affermare che tanto l'ambiente quanto la salute pubblica non corrono nessun rischio concreto.

Intervista a cura di Angelo Bucci

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