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Lavoro
 

di Claudio Fera


COME CAMBIA IL MERCATO DEL LAVORO

Gli anni '90 hanno segnato una profonda trasformazione dello scenario economico nazionale. Si è passati da una economia protetta, e in molti casi pubblica, nei principali settori della produzione, all'economia fondata sul libero mercato.
Di fronte alla concorrenza straniera le grandi aziende hanno dovuto avviarsi sulla strada della competitività e della qualità, anche a costo di pesanti sacrifici in termini di organici e strutture, nel tentativo di abbattere i costi fissi.
I migliori risultati sono stati realizzati dalle piccole e medie imprese che hanno saputo puntare sui giovani professionisti dalla mentalità aperta e con una buona padronanza delle lingue rinnovando la gestione aziendale spesso di tipo familiare con una cultura di tipo manageriale avanzato.
Anche se le migliori opportunità sono ancora legate al mondo delle medie e grandi aziende purtroppo sappiamo che il loro numero è poco significativo in termini di quantità dell'offerta di lavoro.
L'Italia è il paese delle piccole aziende, che spesso assumono personale per conoscenza diretta. Questo universo ci garantisce comunque un discreto numero di opportunità a scapito della qualità dell'occupazione.
Se a pochi è concesso il privilegio di attendere passivamente di essere contattati dalle aziende perché hanno un Know-how, una specializzazione, un quid che li rende molto appetibili sul mercato del lavoro, agli altri non resta che anticipare il più presto possibile la ricerca del posto di lavoro avviando contatti con le aziende che meglio rispondono alla nostra area professionale.
Quali opportunità sono dunque offerte al giovane in cerca di prima occupazione?
Il posto fisso, possibilmente con raccomandazione o magari attraverso le torbide lotterie dei concorsi, è una lontana chimera. Peraltro per le aziende è più facile non assumere che licenziare anche se questo significa tenere in organico persone superflue.
Ma è proprio sfruttando i meccanismi della flessibilità del nuovo mercato e nell'ottica dell'investimento e degli incentivi fiscali che un'azienda dinamica punterà sull'assunzione di giovani, soprattutto attraverso nuove forme di impiego non standard.
Ne sentiamo parlare ogni giorno: lavoro temporaneo, parasubordinato, collaborazioni coordinate e continuative, occasionali, ecc.
Due terzi delle aziende italiane hanno fatto ricorso ad almeno uno dei contratti di lavoro atipici negli ultimi due anni: in genere l'utilizzo aumenta al crescere delle dimensioni dell'impresa (soprattutto al di sopra dei 50 addetti).
Queste nuove forme di occupazione non sono nate solo a vantaggio delle aziende, che possono così ridurre i loro costi di produzione o organizzativi, ma anche in favore dell'inserimento delle classi più svantaggiate: i giovani in cerca di prima occupazione e le donne.
Lo dimostrano le statistiche (fonte ISTAT): gli occupati temporanei sono in prevalenza giovani tra i 15 e i 24 anni (23,4% del totale in Italia), mentre il part-time è soprattutto un'occupazione "in rosa" (il 74% degli addetti a tempo). Le motivazioni sono diverse: le donne preferiscono il lavoro part-time per motivi familiari, i giovani e i disoccupati perché non hanno alternative valide di lavoro full-time.
Una altra forma di lavoro è la collaborazione professionale. Essa interessa una fascia di persone con titolo di studio e professionalità più elevate che svolge normalmente un lavoro autonomo, fondato sulle prestazioni specialistiche.
D'altro canto il lavoro interinale non sempre soddisfa le esigenze delle aziende sotto il profilo del rendimento del personale e del costo del lavoro. Tuttavia l'entrata nel mondo del lavoro consente l'instaurarsi di un rapporto diretto tra impresa e lavoratore, che può poi sfociare nell'assunzione spesso a tempo determinato del neolavoratore.
Ma il quadro delle opportunità non si esaurisce qui.
Si sta diffondendo finalmente anche in Italia uno spirito imprenditoriale promosso dalle politiche di sviluppo occupazionale della Unione Europea.
Uno degli strumenti di questa politica è rappresentato dai nuovi corsi di formazione professionale, cofinanziati dal Fondo Sociale Europeo, i quali associano alla divulgazione delle nuove conoscenze tecnico scientifiche la promozione della progettualità e della collaborazione di gruppo per l'avvio di nuove iniziative imprenditoriali.

I soggetti portatori di idee progettuali innovative, validate da un business plan, hanno oggi più facilmente accesso a finanziamenti di capitali e possono diventare creatori d'impresa.
Sono stati già realizzati importanti progetti nell'area della formazione sia professionale che imprenditoriale (creazione di nuove figure di imprenditoria locale).
Per ultima, ma non certo per importanza, la applicazione della tecnologia INTERNET all'organizzazione del lavoro. Spaziando dal trading on line alla teledidattica, dal telelavoro alla collaborazione in rete tra imprese, è senza dubbio una grande risorsa nella logica di un impiego delle risorse umane a distanza.
Restando comodamente a casa è possibile svolgere tutte le attività dei cosiddetti fornitori di "mentedopera".
Dunque il mondo del lavoro è cambiato ma di certo le occasioni non mancano per chi ha competenza, motivazione e idee su cui investire.
Le idee progettuali non nascono per caso; sono il frutto di ragionamenti deduttivi fondati sulle conoscenze che a loro volta nascono dalla elaborazione delle informazioni.
Dunque per orientarsi in questo mondo occorre essere, innanzitutto, attenti osservatori della realtà, acquisire informazioni utili sia dalla lettura dei quotidiani sia attraverso lo studio dei piani di sviluppo territoriali e delle leggi di riferimento nonché coniugare il sapere teorico al sapere pratico.
Ricordatevi che se alla metà dell'ottocento i mestieri erano circa trecento oggi se ne contano più di duemila, segno che ciascuno può e deve ritagliarsi un abito su misura facendo in modo che esso risulti appetibile e competitivo sul mercato del lavoro.


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