Il termine telelavoro è diventato di uso corrente: se ne parla su
tutti i giornali, in molti convegni, si avviano corsi di specializzazione
post laurea e già si tengono corsi di formazione per consulenti di
telelavoro.
Che
cos'è il telelavoro?
Il
telelavoro è descritto come un “modo di lavorare idilliaco, che renderà
libere molte persone dalla schiavitù dei trasporti e diminuirà il
traffico nelle nostre città”.
Una
definizione valida del termine è la seguente: “una qualsiasi prestazione
di lavoro a distanza (in un luogo ritenuto idoneo al di fuori della
sede tradizionale di lavoro: ufficio o azienda) svolta attraverso
l’ausilio delle tecnologie di informatica e telematica”. Dunque anche
a casa, purché l’ambiente di lavoro sia conforme alle norme di prevenzione
e sicurezza delle utenze domestiche.
Le condizioni operative ottimali per ricorrere al telelavoro sono
la presenza di un numero basso di interazioni dell’impiegato con l'azienda
e contemporaneamente di compiti che siano completamente codificati
(lavoro di routine come ad esempio le attività di data entry, le traduzioni
di lettere commerciali, il servizio di informazioni sull'elenco degli
abbonati telefonici etc) o all'opposto completamente creativi (lavoro
autonomo di ideazione-progettazione come ad esempio le attività degli
analisti di computer, progettisti e designer, giornalisti, traduttori
di testi letterari etc.).
Il
vantaggio economico dell’azienda derivante dal decentramento fisico
del dipendente decade se lo scambio di informazioni diventa superiore
"alla media" facendo sensibilmente lievitare i costi variabili
d'impresa.
Nel
primo caso (lavoro di routine) si privilegia l’aspetto quantitativo
del lavoro in tempi prefissati (rapidità di esecuzione, evasione di
grosse moli di lavoro).
Tali
collaboratori ma non sono considerati essenziali dall’impresa perché,
entro breve tempo, essi potrebbero essere sostituiti da altri con
qualità simili. Questa situazione fa sì che il potere contrattuale
risulti essere quasi totalmente in mano all'azienda, che stabilisce
quali lavori assegnare ed in che tempi.
Invece
i lavoratori con specializzazioni professionali medio-alte nella area
della creatività rappresentano un valore determinante per l’azienda
sia per la qualità del lavoro svolto sia per l’eventuale investimento
sostenuto dall’azienda nella loro formazione, il che li rende di non
facile sostituzione e li pone in una posizione contrattuale forte.
Sembrano
dunque delinearsi diverse classi di telelavoratori, che hanno in comune
solo il fatto di lavorare a distanza dal tradizionale luogo di lavoro
e di far uso di tecnologie avanzate per l'esecuzione delle proprie
mansioni, ma che si trovano in posizioni contrattuali nei confronti
dell'azienda molto differenti.
Gli
studiosi di telelavoro già distinguono tre diverse tipologie di telelavoro:
lavoro a domicilio, lavoro da centri satellite e lavoro mobile, con
ovvio significato dei termini.
Ci
si auspica che al telelavoratore, che sia subordinato, parasubordinato
o autonomo, siano riconosciuti una serie di diritti: dal diritto
allo stesso trattamento economico e giuridico dei colleghi, a quello
di informazione sui dati essenziali relativi all’impresa per cui lavora,
al diritto alla socialità (via posta elettronica), ai diritti sindacali.
Vantaggi
e svantaggi
Indubbiamente
il telelavoro migliora la qualità di vita dei lavoratori. Eccovi un’analisi
sotto il profilo individuale.
I
principali vantaggi:
- Si
evitano i tempi di trasferimento casa-lavoro.
-
Non
si subisce la presenza di persone sgradite in ufficio e sui mezzi
di trasporto.
I
principali svantaggi:
- rischio
di isolamento dalla vita aziendale e sociale
- difficoltà
di fare carriera
- rischio
di sovraccarico da lavoro domestico
- diminuzione
delle occasioni di aggiornamento informale, cioè quello derivante
dagli scambi di osservazioni ed informazioni con i colleghi.
In
effetti sembra che i telelavoratori con elevata competenza professionale
sono quelli che ottengono i maggiori benefici, mentre i video-operatori
con mansioni di routine a basso contenuto professionale risultano
quelli meno gratificati.
Sotto il profilo aziendale il telelavoro ha consentito di aumentare
in misura sostanziale la produttività del lavoro, ma non sempre
ha evidenziato una riduzione dei costi del lavoro considerevole. Per
i telavoratori dipendenti nelle grandi imprese si è conservato lo
spazio nell'ufficio tradizionale, ed è stata allestita a spese dell'impresa
una postazione di lavoro nelle loro abitazioni. Ciò ha fatto sì che
a fronte di costi certi da sostenere nelle fasi iniziali vi saranno
vantaggi in termini di produttività che potrebbero compensarne l'investimento
solo a lungo termine.
Per
le aziende che invece hanno selezionato per il telelavoro collaboratori
autonomi dotati di una propria strumentazione e che hanno previsto
per il lavoro in sede spazi condivisi, i benefici derivanti dal telelavoro
sono stati enormi.
Chi
promuove il telelavoro?
Nato
negli Stati Uniti agli inizi degli anni Settanta, grazie all’applicazione
della tecnologia informatica e telematica, da alcuni anni anche l’Europa
sta promuovendo questa nuova forma di impiego sostenendo dei progetti
ad hoc per favorirne la divulgazione nei Paesi membri. Il primo progetto
a sostegno di progetti di telelavoro è l’Ectf, nato nel ’92. Dopo
si sono però sviluppate altre linee di azione sul fronte del lavoro
e dello sviluppo di attività (come il commercio elettronico) in rete.
L’Etd
(European telework development) è un altro dei progetti dell’Unione
europea di diffusione di telelavoro.
Per
diffondere questa pratica, 48 grandi società italiane – tra cui Telecom,
Tim, Ibm, l’Ufficio italiano cambi e anche la Camera dei deputati
– hanno costituito una società, la Sit (Società italiana per il telelavoro).
Lo scenario che il Sit prefigura per l’Italia nei prossimi anni mostra
che il telelavoro si diffonderà a macchia di leopardo e specie nel
Centro-Nord; con maggiore difficoltà e tempi lunghi nell’ambito della
pubblica amministrazione, che dovrà adeguare i propri modelli organizzativi
attraverso un processo di informatizzazione, sostenendo perciò elevati
costi per gli investimenti in Information and communication technologies.
Si svilupperà
di più nel terziario e riguarderà soprattutto il commercio elettronico
di beni immateriali e di servizi, la cultura e il tempo libero, le
comunicazioni, il giornalismo e l’editoria. Occuperà
inizialmente chi già ha un lavoro. Ma secondo le previsioni l’uso
delle nuove tecnologie e la maggiore flessibilità porterà alla creazione
di nuovi lavori a partire dal 2004. Qualche dubbio resta. Quanto dureranno
i tempi di implementazione e/o di sperimentazione del nuovo sistema
?
Siamo
certi, sulla base dell’esperienza empirica acquisita in USA, che gli
aspetti positivi legati al fenomeno siano in grado di superare quelli
negativi?
La
situazione in Italia
I
telelavoratori in Italia hanno superato il 4% della forza lavoro e
continuano ad aumentare in misura significativa, ma ben al di sotto
della media europea del 7%. Il decollo è dovuto alla straordinaria
diffusione di Internet degli ultimi anni, alla deregolamentazione
delle telecomunicazioni e alla necessità di aumentare la flessibilità
dell’azienda.
Buona
parte dei telelavoratori italiani non sono dipendenti di imprese medio-grandi,
anche se questa forma di lavoro vede in prima linea giganti come Ibm,
Telecom e in prospettiva la pubblica amministrazione.
In
Italia i telelavoratori dipendenti sono impiegati soprattutto in imprese
piccole e piccolissime. Qualche esempio:
Venditori
e tecnici di assistenza che operano principalmente presso i clienti,
coadiuvati da tecnologie portatili (laptop, modem per telefoni GSM,
ecc).
Liberi
professionisti e micro-imprenditori che hanno l’ufficio a casa e utilizzano
le tecnologie per rimanere in contatto con i clienti ed espandere
geograficamente il proprio raggio di azione.
Lavoratori
semiautonomi con contratti di collaborazione, sia coordinata e continuativa
che saltuaria.
Tra
quelli che lavorano a domicilio, c'è un po' di tutto: dal dipendente
standard dal contabile al giovane del call-center, fino a chi
produce siti Web e riceve compensi per la cessione dei diritti di
autore sulle proprie opere dell’ingegno.
Il
telelavoro nella pubblica amministrazione
Oggi
anche i dipendenti pubblici che usano il videoterminale potranno svolgere
le loro mansioni comodamente stando a casa; le amministrazioni una
volta definito un progetto di telelavoro individueranno i dipendenti
disponibili al telelavoro: avranno la precedenza i disabili, chi
ha esigenze di cura nei confronti di figli piccoli o di familiari
e chi abita lontano dal luogo di lavoro.
A
carico dell’amministrazione saranno l’installazione della postazione
informatica e della connessione telematica, i costi di manutenzione
ed un rimborso a forfait per le bollette di telefono e luce. Tra gli
obblighi del dipendente pubblico quello di usare il computer solo
per l'attività lavorativa e rispettare l’orario di lavoro anche se
sarà possibile articolarlo in modo diverso a quello d’ufficio. Saranno
specificati inoltre i criteri per il controllo della prestazione a
distanza.
Al
termine della durata del progetto il dipendente deciderà se tornare
a lavorare in ufficio o continuare ad operare a distanza.
Il
telelavoratore pubblico, in base all'accordo già concluso, ha lo stesso
trattamento economico riconosciuto a chi lavora in ufficio, uguali
opportunità di carriera, formazione e socializzazione, uguali diritti
sindacali.
In rete
Sul sito Internet della
Funzione Pubblica (http://www.funpub.it)
consultate un vademecum che guida le amministrazioni pubbliche nell'organizzare
il telelavoro. (http://www.funpub.it/telelavoro/index.html
).
All’indirizzo web (http://www.telelavoro.rassegna.it)
potete trovare informazioni sui progetti europei, le offerte di telelavoro,
i diritti dei telelavoratori, tutti i link con altri portali di telelavoro
ed altro.