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Lavoro
 

di Claudio Fera

Il termine telelavoro è diventato di uso corrente: se ne parla su tutti i giornali, in molti convegni, si avviano corsi di specializzazione post laurea e già si tengono corsi di formazione per consulenti di telelavoro.

Che cos'è il telelavoro?

Il telelavoro è descritto come un “modo di lavorare idilliaco, che renderà libere molte persone dalla schiavitù dei trasporti e diminuirà il traffico nelle nostre città”.

Una definizione valida del termine è la seguente: “una qualsiasi prestazione di lavoro a distanza (in un luogo ritenuto idoneo al di fuori della sede tradizionale di lavoro: ufficio o azienda) svolta attraverso l’ausilio delle tecnologie di informatica e telematica”. Dunque anche a casa, purché l’ambiente di lavoro sia conforme alle norme di prevenzione e sicurezza delle utenze domestiche.

Le condizioni operative ottimali per ricorrere al telelavoro sono la presenza di un numero basso di interazioni dell’impiegato con l'azienda e contemporaneamente di compiti che siano completamente codificati (lavoro di routine come ad esempio le attività di data entry, le traduzioni di lettere commerciali, il servizio di informazioni sull'elenco degli abbonati telefonici etc) o all'opposto completamente creativi (lavoro autonomo di ideazione-progettazione come ad esempio le attività degli analisti di computer, progettisti e designer, giornalisti, traduttori di testi letterari etc.).

Il vantaggio economico dell’azienda derivante dal decentramento fisico del dipendente decade se  lo scambio di informazioni diventa superiore "alla media" facendo sensibilmente lievitare i costi variabili d'impresa.

Nel primo caso (lavoro di routine) si privilegia l’aspetto quantitativo del lavoro in tempi prefissati (rapidità di esecuzione, evasione di grosse moli di lavoro).

Tali collaboratori ma non sono considerati essenziali dall’impresa perché, entro breve tempo, essi potrebbero essere sostituiti da altri con qualità simili. Questa situazione fa sì che il potere contrattuale risulti essere quasi totalmente in mano all'azienda, che stabilisce quali lavori assegnare ed in che tempi.

Invece i lavoratori con specializzazioni professionali medio-alte nella area della creatività rappresentano un valore determinante per l’azienda sia per la qualità del lavoro svolto sia per l’eventuale investimento sostenuto dall’azienda nella loro formazione, il che li rende di non facile sostituzione e li pone in una posizione contrattuale forte.

Sembrano dunque delinearsi diverse classi di telelavoratori, che hanno in comune solo il fatto di lavorare a distanza dal tradizionale luogo di lavoro e di far uso di tecnologie avanzate per l'esecuzione delle proprie mansioni, ma che si trovano in posizioni contrattuali nei confronti dell'azienda molto differenti.

Gli studiosi di telelavoro già distinguono tre diverse tipologie di telelavoro: lavoro a domicilio, lavoro da centri satellite e lavoro mobile, con ovvio significato dei termini.

Ci si auspica che al telelavoratore, che sia subordinato, parasubordinato o autonomo, siano riconosciuti  una serie di diritti: dal diritto allo stesso trattamento economico e giuridico dei colleghi, a quello di informazione sui dati essenziali relativi all’impresa per cui lavora, al diritto alla socialità (via posta elettronica), ai diritti sindacali.

Vantaggi  e svantaggi

Indubbiamente il telelavoro migliora la qualità di vita dei lavoratori. Eccovi un’analisi sotto il profilo individuale.

I principali vantaggi:

-    Si evitano i tempi di trasferimento casa-lavoro.

-         Non si subisce la presenza di persone sgradite in ufficio e sui mezzi di trasporto.

I principali svantaggi:

-      rischio di isolamento dalla vita aziendale e sociale

-      difficoltà di fare carriera

-       rischio di sovraccarico da lavoro domestico

-       diminuzione delle occasioni di aggiornamento informale, cioè quello derivante dagli scambi di osservazioni ed informazioni con i colleghi.

In effetti sembra che i telelavoratori con elevata competenza professionale sono quelli che ottengono i maggiori benefici, mentre i video-operatori con mansioni di routine a basso contenuto professionale risultano quelli meno gratificati.

Sotto il profilo aziendale il telelavoro ha consentito di aumentare in misura sostanziale la produttività  del lavoro, ma non sempre  ha evidenziato una riduzione dei costi del lavoro considerevole. Per i telavoratori dipendenti nelle grandi imprese si è conservato lo spazio nell'ufficio tradizionale, ed è stata allestita a spese dell'impresa una postazione di lavoro nelle loro abitazioni. Ciò ha fatto sì che a fronte di costi certi da sostenere nelle fasi iniziali vi saranno vantaggi in termini di produttività che potrebbero compensarne l'investimento solo a lungo termine.

Per le aziende che invece hanno selezionato per il telelavoro collaboratori autonomi dotati di una propria strumentazione e che hanno previsto per il lavoro in sede spazi condivisi, i benefici derivanti dal telelavoro sono stati enormi.

Chi promuove il telelavoro?

Nato negli Stati Uniti agli inizi degli anni Settanta, grazie all’applicazione della tecnologia informatica e telematica, da alcuni anni anche l’Europa sta promuovendo questa nuova forma di impiego sostenendo dei progetti ad hoc per favorirne la divulgazione nei Paesi membri. Il primo progetto a sostegno di progetti di telelavoro è l’Ectf, nato nel ’92. Dopo si sono però sviluppate altre linee di azione sul fronte del lavoro e dello sviluppo di attività (come il commercio elettronico) in rete. L’Etd (European telework development) è un altro dei progetti dell’Unione europea di diffusione di telelavoro.

Per diffondere questa pratica, 48 grandi società italiane – tra cui Telecom, Tim, Ibm, l’Ufficio italiano cambi e anche la Camera dei deputati – hanno costituito una società, la Sit (Società italiana per il telelavoro). Lo scenario che il Sit prefigura per l’Italia nei prossimi anni mostra che il telelavoro si diffonderà a macchia di leopardo e specie nel Centro-Nord; con maggiore difficoltà e tempi lunghi nell’ambito della pubblica amministrazione, che dovrà adeguare i propri modelli organizzativi attraverso un processo di informatizzazione, sostenendo perciò elevati costi per gli investimenti in Information and communication technologies.

Si svilupperà di più nel terziario e riguarderà soprattutto il commercio elettronico di beni immateriali e di servizi, la cultura e il tempo libero, le comunicazioni,                il giornalismo e l’editoria. Occuperà inizialmente chi già ha un lavoro. Ma secondo le previsioni l’uso delle nuove tecnologie e la maggiore flessibilità porterà alla creazione di nuovi lavori a partire dal 2004. Qualche dubbio resta. Quanto dureranno i tempi di implementazione e/o di sperimentazione del nuovo sistema ?

Siamo certi, sulla base dell’esperienza empirica acquisita in USA, che gli aspetti positivi legati al fenomeno siano in grado di superare quelli negativi?

La situazione in Italia

I telelavoratori in Italia hanno superato il 4% della forza lavoro e continuano ad aumentare in misura significativa, ma ben al di sotto della media europea del 7%. Il decollo è dovuto alla straordinaria diffusione di Internet degli ultimi anni, alla deregolamentazione delle telecomunicazioni e alla necessità di aumentare la flessibilità dell’azienda.

Buona parte dei telelavoratori italiani non sono dipendenti di imprese medio-grandi, anche se questa forma di lavoro vede in prima linea giganti come Ibm, Telecom e in prospettiva la pubblica amministrazione.

In Italia i telelavoratori dipendenti sono impiegati soprattutto in imprese piccole e piccolissime. Qualche esempio:

Venditori e tecnici di assistenza che operano principalmente presso i clienti, coadiuvati da tecnologie portatili (laptop, modem per telefoni GSM, ecc).

Liberi professionisti e micro-imprenditori che hanno l’ufficio a casa e utilizzano le tecnologie per rimanere in contatto con i clienti ed espandere geograficamente il proprio raggio di azione.

Lavoratori semiautonomi con contratti di collaborazione, sia coordinata e continuativa che saltuaria.

Tra quelli che lavorano a domicilio, c'è un po' di tutto: dal dipendente standard dal contabile al giovane del call-center, fino a chi produce siti Web e riceve compensi per la cessione dei diritti di autore sulle proprie opere dell’ingegno.

Il telelavoro nella pubblica amministrazione

Oggi anche i dipendenti pubblici che usano il videoterminale potranno svolgere le loro mansioni  comodamente stando a casa; le amministrazioni una volta definito un progetto di telelavoro individueranno i dipendenti disponibili al telelavoro: avranno la precedenza  i disabili,  chi ha esigenze di cura nei confronti di figli piccoli o di familiari e chi abita lontano dal luogo di lavoro.

A carico dell’amministrazione saranno l’installazione della postazione informatica e della connessione telematica, i costi di manutenzione ed un rimborso a forfait per le bollette di telefono e luce. Tra gli obblighi del dipendente pubblico quello di usare il computer solo per l'attività lavorativa e rispettare l’orario di lavoro anche se sarà possibile articolarlo in modo diverso a quello d’ufficio. Saranno specificati inoltre i criteri per il controllo della prestazione a distanza.

Al termine della durata del progetto il dipendente deciderà se tornare a lavorare in ufficio o continuare ad operare a distanza.

Il telelavoratore pubblico, in base all'accordo già concluso, ha lo stesso trattamento economico riconosciuto a chi lavora in ufficio, uguali opportunità di carriera, formazione e socializzazione, uguali diritti sindacali.

In rete

Sul sito Internet della Funzione Pubblica (http://www.funpub.it) consultate un vademecum che guida le amministrazioni pubbliche nell'organizzare il telelavoro. (http://www.funpub.it/telelavoro/index.html ).

All’indirizzo web (http://www.telelavoro.rassegna.it) potete trovare informazioni sui progetti europei, le offerte di telelavoro, i diritti dei telelavoratori, tutti i link con altri portali di telelavoro ed altro.


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