LA SPIRITUALITÀ
COME TERAPIA!
La dimensione
liberatoria della preghiera
L'attentato dell'11 settembre
2001 può essere considerato, al di là di tutti gli altri
aspetti già indicati, un'aggressione ad ogni singolo individuo
che ripudia la violenza, le guerre e che sta cercando di raggiungere
la felicità, una maggiore consapevolezza, più amore nella
propria vita.
Lo scrittore americano Saul Bellow, in una appassionata denuncia, pone
in luce come i suoi connazionali si fossero allontanati da una vera
spiritualità, calpestando la morale con una rincorsa, senza limiti,
verso un edonismo sfrenato e un successo economico, che non prevedeva,
se non ai margini, spazi per un sentimento religioso.
Ecco allora che la caduta delle due torri simboleggia anche la nostra
coscienza, i nostri canali interiori che vengono sconvolti per acquisire
una nuova attenzione verso questi temi, che assumono un aspetto liberatorio,
specialmente con la preghiera, come non accadeva da tempo.
Ma in questo mondo dominato dalla tecnologia e dalla violenza, già
da alcuni anni, la corrente filosofico-spirituale New Age (nata in California),
predicava la riconciliazione fra spirito e corpo, guardando e rappacificandosi
con l'Oriente.
Monsignor Gianfranco Ravasi considera che nell'area semitica, nella
quale sono fioriti i salmi, l'attività spirituale coinvolgeva
inevitabilmente anche la dimensione fisica.
L'uomo non era scisso tra corpo e spirito ma era un tutt'uno.
Se nel mondo indiano c'erano le tecniche di respirazione, nei salmi
c'era la danza.
La preghiera recitata ha una dimensione liberatoria, e il suo aspetto
reiterativo crea un effetto di rilassamento e abbandono psico-fisico,
una spirale sonora che induce, come le musiche orientali, uno stato
di meditazione e, secondo studi specifici, aiuta ad affrontare meglio
una malattia.
La rivista americana Time ha dedicato la sua copertina ad una inchiesta
che riporta oltre 200 ricerche scientifiche sull'effetto «terapeutico»
della religiosità.
Per molti corpo e spirito sono strettamente legati, come abbiamo visto,
e la preghiera può considerarsi un ottimo alimento per la mente,
per la chiara componente positiva che apporta.
La fede religiosa ci fa raggiungere uno stile di vita più regolare,
più salutare e facendo calare i livelli di stress e di ansia
favorisce la resistenza dell'organismo alle malattie, apportando modificazioni
neurofisiologiche benefiche.
Notevole sviluppo stanno avendo studi che riguardano la PNEI, PsicoNeuroEndocrinoImmunologia,
una disciplina scientifica che affronta i legami tra psiche e sistema
immunitario.
La preghiera, la meditazione
o un profondo rilassamento attivano il sistema nervoso con influssi
benefici sull'organismo:
1) Stimolano l'amigdala che
con il talamo e l'ipotalamo costituiscono il sistema libico, quello
che presiede alle emozioni, al piacere e alle funzioni fisiologiche
come il battito cardiaco, la circolazione del sangue, la pressione
arteriosa. L'amigdala attiva a sua volta il sistema vegetativo che
agisce su vari organi del corpo.
2) L'ipotalamo e il timo (una ghiandola situata nel collo) attivano
le difese immunitarie, determinando la produzione di linfociti T,
le cosiddette cellule «soldato», che combattono le infezioni.
3) Il livello dei corticosteroidi (ormoni dello stress) scende, facendo
diminuire la pressione sanguigna e il battito cardiaco.
4) Si ha aumento della quantità di endorfine e metaencefaline
- sostanze oppioidi regolate dal cervello e prodotte dalle ghiandole
surrenali - che danno una sensazione di benessere e, circolando nel
sangue, modulano la risposta immunitaria.
Tutto questo ci fa comprendere
come l'attività del sistema immunitario, se stimolato da un atteggiamento
psicologico positivo, può essere determinante per il buon esito
di una terapia.
Ecco allora che il perfetto equilibrio tra corpo e psiche deve prevedere
una giusta tensione spirituale tesa a raggiungere, con entusiasmo e
rinnovato spirito, la certezza del bene.
Come Sogyal Rinpoche ci ricorda nelle sue «Riflessioni quotidiane
sul vivere e il morire» dobbiamo tener conto che: «Ciò
che abbiamo fatto della nostra vita rappresenta ciò che siamo
al momento della morte. Tutto, assolutamente tutto, conta».