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Medicina
 

di Antonio Mazzocco


Un ricordo di Dante Taglienti

Sul medico cerrese un libro di Emiddio Izzi

Sono ormai passati nove anni dalla scomparsa del dottor Dante Taglienti, avvenuta il 13 novembre 1993, ma l'affetto e il ricordo rimangono forti e indelebili nel cuore e nella mente di quanti ebbero la fortuna di conoscerlo.

Difatti qualche anno dopo la sua morte si è costituito in Cerro al Volturno un COMITATO PRO TAGLIENTI che senza finalità di lucro si è preoccupato di raccogliere i fondi per ricordare ai posteri, in modo particolare ai giovani, il suo impegn, la sua generosità e l' abnegazione con i quali ha svolto per ben cinquant'anni la sua attività professionale, punto di riferimento sanitario dei paesi dell'Alta Valle del Volturno, della provincia d'Isernia e dei paesi del vicino Abruzzo e Lazio.

La prima iniziativa è stata la pubblicazione di un libro di biografia "Dante Taglienti, l'uomo, il medico, il politico" curato egregiamente dallo storico prof. Emiddio Izzi (casa editrice Biblioteca di Storia Molisana).

Il secondo impegno è in programma per il 3 agosto, quando sulla piazza di Cerro, si svolgerà una manifestazione con la messa in posa del busto in bronzo dedicato al dottor Taglienti, opera dell'artista Albino Fattore.

Nel cuore dei cerresi ancora è vivo il ricordo del giorno dei suoi funerali, la chiesa, la piazza e le strade di Cerro erano gremite di gente di ogni età, di ogni ceto come non s'era mai visto per altri funerali eccellenti.

Tutto ciò perché Dante Taglienti aveva un legame d'amore profondo per il suo paese, Cerro al Volturno, qui era stimato da tutti per le sue doti scientifiche, umane e spirituali, per il suo carattere gioviale, per la sua amicizia, per la sua generosità verso i bisognosi e i sofferenti.

Taglienti si laureò il 22 novembre 1937 e, poco dopo, durante la seconda guerra mondiale, fu al fronte come tenente medico, poiché era convinto che il medico dovesse sempre e comunque portare soccorso a tutti, difatti con questi ideali esercitò anche nei famigerati campi di concentramento in Austria e nella ex-Iugoslavia.

Dopo la guerra, ritornato al suo paese, rifiutò offerte allettanti, e preferì lavorare per la sua gente soddisfatto di aver potuto ritrovare il proprio ambiente e le proprie radici.

Grande era il rispetto che godeva, rispetto che proveniva da una radicata gratitudine che per lui nutrivano i suoi pazienti non solo di Cerro ma anche di tanti paesi limitrofi, spesso, infatti, ripeteva:"il medico, l'unica cosa che abbia sempre desiderato fare". Difatti nella sua lunga carriera ha sempre lavorato convinto di essere innanzitutto un amico cordiale, spinto da una generosa umanità verso i malati.

La stima verso Dante Taglienti era accresciuta anche dal fatto che non si faceva pagare. E questo , in un ambiente contadino e in particolare del dopoguerra, ha avuto moltissima importanza. Che io sappia non ha mai chiesto una lira ai suoi pazienti, anzi sono a conoscenza di moltissimi casi più urgenti e bisognosi in cui era lui a dare le medicine o a dare i soldi per comprarle.

Il suo lavoro quotidiano non era basato sui soldi e la gloria, ma sul rispetto e l'aiuto per chi soffre e per questo le soddisfazioni interiori non gli mancavano. Il fatto stesso di essere visitato da lui, aveva un effetto benefico sul paziente, poiché il malato sapeva che quel medico avrebbe fatto l'impossibile pur di vederlo guarito.

Nel suo modo di visitare il paziente, ciò che colpiva era la comunicazione che riusciva a stabilire con la persona più che con il malato.

Nei lunghi e gratificanti colloqui che ho avuto con lui, ho appreso che il suo aspetto professionale più caratterizzante era la concezione del malato e del ruolo medico. Il malato, non si può ridurre a singoli organi, ognuno da affidare allo specialista, ma è un insieme indivisibile. Quindi il suo approccio nei confronti dell'infermo era fondato sulla totalità " il paziente è un uomo, è un'unità psicosomatica, mi diceva, non un numero o una malattia".

Il ruolo del medico era soprattutto quello di fare una buona diagnosi e per fare questo il malato doveva essere ascoltato con le mani, con il respiro, con il colloquio e il medico doveva affidarsi soprattutto al proprio occhio, orecchio, tatto, ragionamento logico, esperienza, buon senso…. ed infine agli accertamenti diagnostici.

Oggi invece tra il medico e il malato sembra si instauri sin dall'inizio uno schermo: le analisi, le indagini a discapito dei metodi che finora erano considerati pilastri sui quali ogni diagnosi doveva basarsi: l'esame obiettivo e la storia del malato.

Le sue visite erano lunghe, lasciava parlare molto il paziente perché per lui era importante mantenere un contatto umano genuino, vitale e duraturo, anche perché conosceva vita e miracoli, drammi e gioie, vizi e virtù, speranze e dolori non solo dell'ammalato ma anche dei genitori e dei nonni.
Quindi questo suo approccio globale del malato gli permetteva di giungere a diagnosi quasi mai smentite dagli ospedali vicini (Isernia, Campobasso,Pescara, Napoli), difatti illustri medici di questi nosocomi quando ricevevano malati con la sua intuizione clinica, la tenevano sempre in alta e seria considerazione.

Il dottor Taglienti, quando veniva chiamato per le urgenze, si recava sempre ed immediatamente al capezzale dei pazienti, di notte e di giorno, con la pioggia e con la neve, nei giorni feriali e festivi, percorrendo le strade di Cerro, ridente paese, caratterizzato da 13 nuclei abitativi dislocati sul territorio circostante il castello.

Con lui non si correva mai il rischio di non avere assistenza.Tutti i pomeriggi anche senza la chiamata d'urgenza, faceva il giro delle case per andare di sua spontanea volontà a vedere il decorso degli ammalati e magari anche solo per dare una parola di conforto, di incoraggiamento e di solidarietà umana. Per questa sua professione svolta come una missione, la gente credeva in modo incondizionato a tutto ciò che lui diceva e seguiva alla lettera tutti i suoi insegnamenti: quante volte ho sentito dire "….ha detto Don Dante".

La gente, i pazienti, si sono rivolti a lui anche per consigli di carattere familiare ed economico, era insomma un consigliere, un confidente, perché era affidabile e riservato e quindi ispirava completa fiducia. Possiamo ben capire il vuoto lasciato da questo grande uomo e medico nella gente di Cerro in particolare e di tutto l'Alto Volturno. Il Dottor Taglienti ha lasciato un'eredità d'affetti e per questo non morirà mai, infatti per mantenere viva la memoria i cerresi hanno fortemente voluto il suo busto sulla piazza , perché sia di esempio per le nuove generazioni e perché da questa immagine dal volto sereno, malinconico ed affabile, si possano trarre ancora conforto, giovamento, buoni propositi e coraggio nelle malattie e nella dura lotta quotidiana. In questo modo vivrà per sempre nel ricordo di tutti come una fiammella mai spenta in mezzo al suo popolo.


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