MICHELE MINIELLO
Un altro molisano. Lo conoscevate?
Il corregionale di cui si parla è Michele Miniello, cinquantaquattrenne
fiorentino, che molisano è solo di nascita. La notizia ci giunge
da Claudio Amoroso, letterato e dipendente della Telecom Italia ed amico
dello scrittore di origine carpinonese Adriano Petta, anch'egli dipendente
Telecom ed autore dalla penna soventissima (Roghi fatui il suo
ultimo romanzo).
Poeta fiorentino "autenticamente
appartato", Miniello ha una laurea in Filosofia ed è un
fine letterato, pur occupandosi di una professione che nulla ha che
fare con la letteratura. Forestieri (Stampa, p. 72 E 7,23) è
la sua quarta raccolta lirica, in cui sono da apprezzare l'eleganza
dello stile e la raffinatezza della forma, elementi che contraddistinguono
anche le sue altre opere. In quest'ultima "però si accendono
emozioni forti quanto non esibite che danno corpo e densità all'intero
testo. Si tratta in sostanza di un poemetto per frammenti, in cui l'autore
racconta una vicenda che lo ha toccato molto da vicino e in cui è
al centro un personaggio femminile (che a sua volta prende la parola)
colto dall'angoscia e dalla desolazione profonda. Un personaggio femminile
di notevole tempra e che pur teme di perdersi e il cui disagio suscita
nell'autore un'emozione profonda che si comunica a chi legge".
(da La Stampa del 25 giugno 2002)
Michele Miniello ha scritto
anche in prosa (il suo maestro è stato il grande Remo Bilenchi)
Le sue prime raccolte liriche recano i titoli de "La consistenza
dei contorni" (Cesati 1984), "La fedeltà dei passi"
(Crocetti 1986) e "Falso giuramento" (Esuvia 1993).
Da Forestieri
Non capisco lo strappo alla
camicia
gli occhi stanchi
che mi fissano in cerchio,
e quando cerco nello specchio il viso
di sempre trovo
una carta assorbente tutta macchiata,
mi sento offesa e vinta,
una bambina tenuta in braccio,
m'irrigidisco come una cosa
pronta ad essere spostata.