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MUSICA CINEMA TEATRO
Cinema
 

di Marily Manocchio


La leggenda di Al, John and Jack
The american movie of Aldo, Giovanni e Giacomo

23.12.02

Da veri professionisti non hanno lasciato a bocca asciutta il loro pubblico neanche questo Natale; quel pubblico che li ha tanto premiati, che ha permesso loro di diventare la più grande realtà comica di cui l’Italia disponga al di fuori della satira politica, che oramai (soprattutto in tv) dilaga tanto da non potersi fare due risate se non è alla faccia di qualche politico.

Aldo, Giovanni e Giacomo, dopo l’approdo nell’America fascinosa del cinema con la C maiuscola (cioè cinema come ‘movie’, come grosso affare mondiale, come effetti speciali in contesti quotidiani ma che della quotidianità hanno ben poco, come ‘buisness’, insomma) vengono rapiti dal contesto e diventano Al, John e Jack. Ed è subito leggenda.

Gangster al servizio di un boss mafioso detto ‘coscia di pollo’(mirabile prova del nostro Aldo Maccione), i tre assassini collezionano una serie di errori, sbagliando puntualmente il loro bersaglio.

Ma la mafia non perdona e il boss concede loro un’ultima opportunità..se falliranno anche stavolta verranno sciolti nell’acido..ma si può sempre pensare ad una soluzione! Se poi è Aldo a diventare ‘la soluzione’ il futuro dei tre rischia di sembrare un’incognita..Finale a sorpresa.

Accade molto spesso che la maturità consegni all’artista prospettive diverse: così è stato anche per loro, verificando i risultati di ogni lavoro in sequenza cronologica si potrà testare il loro cambiamento.

Così, dal film-lancio ‘Tre uomini e una gamba’ (vero e proprio collage di battute da repertorio, prodotto promozionale a 360°) approdano a ‘Così è la vita’ chiedendo ufficialmente di poter passare dal cabaret al cinema, e lo sforzo si vede e si apprezza, ma è con il terzo lavoro, ‘Chiedimi se sono felice’, che Aldo, Giovanni e Giacomo sintetizzano l’ibridismo perfetto tra comico ed attore, dal risultato esplosivo. Sostenuti da un soggetto valido e da musiche ben scelte il film è, dei quattro, il piccolo capolavoro. Ottimo risultato, ed è solo il terzo film.

Ma ce ne vuole un quarto, stavolta con l’aiuto del costume; i tre sono da sempre maghi del travestimento, sfoggiarono il loro intero guardaroba nelle edizioni ’94-’95 di Mai Dire Gol (da Tafazzi alla Tv-Svizzera passando per Rolando e i Bulgari), non a caso fu la stagione d’oro del programma. Per questo film indossano abiti anni ’30 con corredo di pistole, fanno del siciliano la loro lingua madre e diventano gangster italiani a New York.…Ma resta da chiedersi: perché lasciarsi prendere dal mito americano?

Ecco cosa stavolta è andato storto e cosa ha costretto il pubblico a gustare una comicità meno saporita.

Più seri e più attori, a loro pesa l’America come responsabilità, come se girare a New York garantisse la buona riuscita del prodotto..magari! Ma il pubblico si è reso conto che manca la loro essenza più pura: la mimica e i botta e risposta sorprendenti. Non ci interessa l’ambientazione, ma ridateci quell’ora e mezza di comicità allo stato puro.

Non ha senso perdere vis comica in nome della ‘serietà’ di un film.

Non ha senso, insisto, spostarsi altrove per fare un buon film, specie se ‘l’altrove’ è l’America e a spostarsi sono Aldo, Giovanni e Giacomo, prodotto nostrano non soggetto ad esportazioni.

Poi, la premiata ditta Neri-Parenti/Vanzina quest’anno è andata addirittura sul Nilo..se non peggio, il panettone avrà gli stessi ingredienti di sempre: tette,insulti, gag televisive e ancora tette.

Per carità, tornate in Italia e ridateci gli autentici Aldo, Giovanni e Giacomo, sennò saremo costretti a essere gli eterni secondi che non hanno dato i natali a nessuno, se non a santa televisione.


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