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Natura in Molise
 

di Mario Petta


LA CAMPAGNA D'INFORMAZIONE SCOLASTICA «Parchi & Parchi»
approda ad Isernia

Nell'ambito della campagna di informazione scolastica "Parchi & Parchi" promossa dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, venerdì 11 gennaio si è tenuto presso l'Istituto Tecnico Commerciale Enrico Fermi di Isernia un incontro tra gli studenti isernini, i rappresentanti del Corpo Forestale della Provincia di Isernia ed il Presidente di Italia Nostra, Di Cerbo.
L'incontro, svoltosi nell'ambito dei progetti di sensibilizzazione sulle Aree Naturali Protette, ha inteso informare i ragazzi delle scuole sulle risorse naturali, ambientali, culturali e sociali del nostro territorio nazionale stimolando la loro iniziativa attraverso la promozione di un concorso (Un video per un parco) che premierà il miglior video contenente opinioni e giudizi circa il patrimonio ambientale sottoposto a vincoli di protezione.
L'iniziativa tende a sopperire allo scarso grado di educazione naturalistica che caratterizza il nostro Paese. L'amore per la natura e per i boschi, infatti, è accompagnato da una scarsa frequentazione e da un'insufficiente conoscenza.
Un'indagine condotta nelle province di Prato e Firenze, ma i risultati sono estendibili a tutto il territorio nazionale, mostra con evidenza come i boschi, e la natura in generale, siano estranei al nostro stile di vita tanto che molte sono le persone timorose di addentrarsi in un bosco e che le formazioni forestali maggiormente gradite dalla gente sono quelle con un grado di antropizzazione più elevato.
Nonostante questo divario che nel tempo si è venuto a creare tra natura e "vivere civile", negli ultimi anni le conseguenze dell'era post-industriale (ritmi di vita frenetici, inquinamento ambientale, ecc.) hanno portato, per reazione, ad un recupero dei valori naturali a cui purtroppo, come accennato precedentemente, non si associa un giusto grado di conoscenza.
Ben vengano, dunque, iniziative volte a favorire l'educazione naturalistica magari facendo perno sulla presenza di aree protette di diverso tipo e sulla loro ricchezza di specie vegetali e animali, sulla presenza di particolari ecosistemi o di particolari paesaggi.
È necessario, però, che le aree protette non siano viste come il limite massimo della tutela ambientale ma, anzi, come il livello minimo al di sotto del quale non bisogna scendere per evitare il degrado dell'ambiente che ci circonda. Le aree protette in generale sono nate con l'obiettivo di tutelare porzioni di territorio minacciate dall'imbecillità umana e per tentare di controbilanciare il degrado presente altrove: come a mettere a posto la coscienza.
Pertanto, il numero di aree protette presenti in un Paese non è sinonimo di ambiente non degradato. Sbandierando ai quattro venti il numero di aree protette e la loro superficie, ci si dimentica della restante porzione di territorio non protetta (in pratica la totalità) soggetta da anni ad un abuso che è causa di un profondo degrado.
È, quindi, necessario rivedere il concetto di area protetta non considerandola più come un luogo di conservazione della natura intesa come preservazione, immobilismo, vincoli e misure proibitive come se l'uomo dovesse non far parte del sistema, ma centro d'irradiazione di proposte di gestione integrata in cui la salvaguardia dell'ambiente deve tener conto dell'uomo come elemento condizionante e costruttivo del sistema.
Del resto il paesaggio italiano è frutto dell'azione dell'uomo (paesaggio culturale) senza la quale non sarebbe tale: si pensi al paesaggio della Toscana, della Pianura Padana, o del Molise. Oppure, scendendo più nel dettaglio, a formazioni forestali come quella di Montedimezzo in cui la convivenza tra faggio e cerro è frutto delle attività umane.
L'uomo non deve essere estraniato dall'ambiente in cui vive. Una simile decisione avrebbe la conseguenza di creare un ambiente artificiale proprio come conseguenza della soppressione di un elemento della natura quale è l'uomo.
È necessario, invece, che egli impari ad operare nel rispetto delle leggi della natura e non solo in porzioni di territorio delimitate. È necessario abbandonare la vecchia visione antropocentrica della natura che giustificava ogni azione dell'uomo ma è ugualmente necessario consentire che egli agisca attivamente sui processi evolutivi degli ecosistemi, di cui fa parte, senza turbarne gli equilibri. È, cioè, necessario favorire gli aspetti ecologici a discapito di quelli finanziari. E tutto questo non è possibile senza una cultura naturalistica.

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