Nell'ambito
della campagna di informazione scolastica "Parchi & Parchi"
promossa dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio,
venerdì 11 gennaio si è tenuto presso l'Istituto Tecnico
Commerciale Enrico Fermi di Isernia un incontro tra gli studenti isernini,
i rappresentanti del Corpo Forestale della Provincia di Isernia ed il
Presidente di Italia Nostra, Di Cerbo.
L'incontro,
svoltosi nell'ambito dei progetti di sensibilizzazione sulle Aree Naturali
Protette, ha inteso informare i ragazzi delle scuole sulle risorse naturali,
ambientali, culturali e sociali del nostro territorio nazionale stimolando
la loro iniziativa attraverso la promozione di un concorso (Un video
per un parco) che premierà il miglior video contenente opinioni
e giudizi circa il patrimonio ambientale sottoposto a vincoli di protezione.
L'iniziativa
tende a sopperire allo scarso grado di educazione naturalistica che
caratterizza il nostro Paese. L'amore per la natura e per i boschi,
infatti, è accompagnato da una scarsa frequentazione e da un'insufficiente
conoscenza.
Un'indagine
condotta nelle province di Prato e Firenze, ma i risultati sono estendibili
a tutto il territorio nazionale, mostra con evidenza come i boschi,
e la natura in generale, siano estranei al nostro stile di vita tanto
che molte sono le persone timorose di addentrarsi in un bosco e che
le formazioni forestali maggiormente gradite dalla gente sono quelle
con un grado di antropizzazione più elevato.
Nonostante questo
divario che nel tempo si è venuto a creare tra natura e "vivere
civile", negli ultimi anni le conseguenze dell'era post-industriale
(ritmi di vita frenetici, inquinamento ambientale, ecc.) hanno portato,
per reazione, ad un recupero dei valori naturali a cui purtroppo, come
accennato precedentemente, non si associa un giusto grado di conoscenza.
Ben vengano,
dunque, iniziative volte a favorire l'educazione naturalistica magari
facendo perno sulla presenza di aree protette di diverso tipo e sulla
loro ricchezza di specie vegetali e animali, sulla presenza di particolari
ecosistemi o di particolari paesaggi.
È necessario,
però, che le aree protette non siano viste come il limite massimo
della tutela ambientale ma, anzi, come il livello minimo al di sotto
del quale non bisogna scendere per evitare il degrado dell'ambiente
che ci circonda. Le aree protette in generale sono nate con l'obiettivo
di tutelare porzioni di territorio minacciate dall'imbecillità
umana e per tentare di controbilanciare il degrado presente altrove:
come a mettere a posto la coscienza.
Pertanto, il
numero di aree protette presenti in un Paese non è sinonimo di
ambiente non degradato. Sbandierando ai quattro venti il numero di aree
protette e la loro superficie, ci si dimentica della restante porzione
di territorio non protetta (in pratica la totalità) soggetta
da anni ad un abuso che è causa di un profondo degrado.
È, quindi,
necessario rivedere il concetto di area protetta non considerandola
più come un luogo di conservazione della natura intesa come preservazione,
immobilismo, vincoli e misure proibitive come se l'uomo dovesse non
far parte del sistema, ma centro d'irradiazione di proposte di gestione
integrata in cui la salvaguardia dell'ambiente deve tener conto dell'uomo
come elemento condizionante e costruttivo del sistema.
Del resto il
paesaggio italiano è frutto dell'azione dell'uomo (paesaggio
culturale) senza la quale non sarebbe tale: si pensi al paesaggio della
Toscana, della Pianura Padana, o del Molise. Oppure, scendendo più
nel dettaglio, a formazioni forestali come quella di Montedimezzo
in cui la convivenza tra faggio e cerro è frutto delle
attività umane.
L'uomo non deve
essere estraniato dall'ambiente in cui vive. Una simile decisione avrebbe
la conseguenza di creare un ambiente artificiale proprio come conseguenza
della soppressione di un elemento della natura quale è l'uomo.
È necessario,
invece, che egli impari ad operare nel rispetto delle leggi della natura
e non solo in porzioni di territorio delimitate. È necessario
abbandonare la vecchia visione antropocentrica della natura che giustificava
ogni azione dell'uomo ma è ugualmente necessario consentire che
egli agisca attivamente sui processi evolutivi degli ecosistemi, di
cui fa parte, senza turbarne gli equilibri. È, cioè, necessario
favorire gli aspetti ecologici a discapito di quelli finanziari. E tutto
questo non è possibile senza una cultura naturalistica.