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Natura in Molise
 

di Mario Petta


L'AGRIFOGLIO ED IL PUNGITOPO

i sopravvissuti ai cambiamenti climatici


L'agrifoglio (Ilex aquifolium L.) e il pungitopo (Ruscus aculeatus L.), insieme all'edera, al bosso, al tasso e all'alloro, sono delle specie sempreverdi non mediterranee, relitte dell'era terziaria. In questo periodo geologico l'Italia era caratterizzata da un clima tropicale umido con la conseguente presenza di una flora paragonabile a quella delle regioni tropicali di tipo monsonico e che ancora oggi è rinvenibile in Argentina, nel sud-est asiatico, negli Stati Uniti meridionali. Circa sei milioni di anni fa le condizioni climatiche cominciarono ad evolvere acquisendo i caratteri del clima tropicale arido. Gradatamente, una vegetazione di tipo desertico sostituì la foresta di laurofille che potette conservarsi solo in prossimità dei corsi d'acqua. Questo periodo ebbe una breve durata (relativamente ai tempi geologici) e fu presto sostituito da un altro caratterizzato da un clima subtropicale che mostrava una particolarità: la siccità estiva. Ciò rese difficile le condizioni di vita alle piante arboree e pertanto la flora laurofilla fu sostituita da un'altra, anch'essa sempreverde, ma in grado di superare il periodo siccitoso (corbezzolo, leccio, …).
Questa era la vegetazione presente alla fine del Terziario quando cominciarono le ere glaciali, cioè periodi in cui si verificarono notevoli abbassamenti di temperatura rispetto alle medie dei periodi precedenti. Oggi sono riconosciute universalmente quattro ere glaciali principali di cui l'ultima (Wurm) è quella che maggiormente ha inciso sulla composizione floristica attuale, in particolare di quella europea. Quest'ultima, essendo stata interessata da un maggior numero di estinzioni, è molto più povera di specie rispetto a quella asiatica e americana. Man mano che le temperature si abbassavano, infatti, le piante si diffondevano verso sud (una lenta migrazione che avveniva seme dopo seme, pianta dopo pianta) abbandonando le regioni settentrionali più fredde. In Europa, però, il loro movimento fu sbarrato dalle catene montuose disposte in direzione est-ovest (Alpi e Pirenei) e dal Mediterraneo più a sud. Per molte specie l'estinzione non fu completa poiché poterono trovare delle aree di ridotta estensione caratterizzate da un microclima idoneo (aree rifugio) da cui, alla fine dell'era glaciale, dare origine ad un processo di ricolonizzazione.
L'Italia meridionale fu un'importante area rifugio per le specie arboree tanto che oggi il nostro Paese può vantare un numero di specie indigene senza dubbio superiore a quello del resto dell'Europa. Una traccia di queste vicende è, in alcuni casi, ancora individuabile: i 27 Abies nebrodensis delle Madonie, i popolamenti di Ilex aquifolium dei Nebrodi e la Foresta Umbra del Gargano dove il faggio è presente a quote decisamente basse. Con le glaciazioni, quindi, scomparve buona parte della flora subtropicale ancora esistente alla fine del Terziario e si insediò una vegetazione di origine artica, si ridusse la flora sempreverde e aumentò quella a foglie caduche più adatta ai periodi freddi.
L'agrifoglio, il pungitopo ed altre laurofille sono sopravvissuti ai mutamenti climatici o andando a localizzarsi in ambienti a clima decisamente atlantico* (ridotte escursioni termiche giornaliere e annuali ed elevata umidità atmosferica) o, grazie alla capacità di tollerare l'ombra (specie sciafile) costituendo il sottobosco di popolamenti arborei, come le faggete che già di per sé si localizzano in ambienti a maggiore oceanicità, in grado di esercitare una copertura tale da assicurare delle condizioni di maggiore atlantismo (clima livellato).


* Clima oceanico o atlantico: escursioni termiche ridotte (sia giornaliere che annuali), umidità atmosferica elevata, inverni non eccessivamente freddi, primavera nebbiosa e senza gelate, estati fresche e snza eccessi di evapotraspirazione, precipitazioni più o meno uniformi nel corso dell'anno.

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