L'AGRIFOGLIO ED IL PUNGITOPO
i sopravvissuti ai cambiamenti climatici
L'agrifoglio
(Ilex aquifolium L.) e il pungitopo (Ruscus
aculeatus L.), insieme all'edera, al bosso, al tasso e all'alloro, sono
delle specie sempreverdi non mediterranee, relitte dell'era terziaria.
In questo periodo geologico l'Italia era caratterizzata da un clima
tropicale umido con la conseguente presenza di una flora paragonabile
a quella delle regioni tropicali di tipo monsonico e che ancora oggi
è rinvenibile in Argentina, nel sud-est asiatico, negli Stati
Uniti meridionali. Circa sei milioni di anni fa le condizioni climatiche
cominciarono ad evolvere acquisendo i caratteri del clima tropicale
arido. Gradatamente, una vegetazione di tipo desertico sostituì
la foresta di laurofille che potette conservarsi solo in prossimità
dei corsi d'acqua. Questo periodo ebbe una breve durata (relativamente
ai tempi geologici) e fu presto sostituito da un altro caratterizzato
da un clima subtropicale che mostrava una particolarità: la siccità
estiva. Ciò rese difficile le condizioni di vita alle piante
arboree e pertanto la flora laurofilla fu sostituita da un'altra, anch'essa
sempreverde, ma in grado di superare il periodo siccitoso (corbezzolo,
leccio,
).
Questa era la
vegetazione presente alla fine del Terziario quando cominciarono le
ere glaciali, cioè periodi in cui si verificarono notevoli abbassamenti
di temperatura rispetto alle medie dei periodi precedenti. Oggi sono
riconosciute universalmente quattro ere glaciali principali di cui l'ultima
(Wurm) è quella che maggiormente ha inciso sulla composizione
floristica attuale, in particolare di quella europea. Quest'ultima,
essendo stata interessata da un maggior numero di estinzioni, è
molto più povera di specie rispetto a quella asiatica e americana.
Man mano che le temperature si abbassavano, infatti, le piante si diffondevano
verso sud (una lenta migrazione che avveniva seme dopo seme, pianta
dopo pianta) abbandonando le regioni settentrionali più fredde.
In Europa, però, il loro movimento fu sbarrato dalle catene montuose
disposte in direzione est-ovest (Alpi e Pirenei) e dal Mediterraneo
più a sud. Per molte specie l'estinzione non fu completa poiché
poterono trovare delle aree di ridotta estensione caratterizzate da
un microclima idoneo (aree rifugio) da cui, alla fine dell'era glaciale,
dare origine ad un processo di ricolonizzazione.
L'Italia meridionale
fu un'importante area rifugio per le specie arboree tanto che oggi il
nostro Paese può vantare un numero di specie indigene senza dubbio
superiore a quello del resto dell'Europa. Una traccia di queste vicende
è, in alcuni casi, ancora individuabile: i 27 Abies nebrodensis
delle Madonie, i popolamenti di Ilex aquifolium dei Nebrodi e la Foresta
Umbra del Gargano dove il faggio è presente a quote decisamente
basse. Con le glaciazioni, quindi, scomparve buona parte della flora
subtropicale ancora esistente alla fine del Terziario e si insediò
una vegetazione di origine artica, si ridusse la flora sempreverde e
aumentò quella a foglie caduche più adatta ai periodi
freddi.
L'agrifoglio,
il pungitopo ed altre laurofille sono sopravvissuti ai mutamenti climatici
o andando a localizzarsi in ambienti a clima decisamente atlantico*
(ridotte escursioni termiche giornaliere e annuali ed elevata umidità
atmosferica) o, grazie alla capacità di tollerare l'ombra (specie
sciafile) costituendo il sottobosco di popolamenti arborei, come le
faggete che già di per sé si localizzano in ambienti a
maggiore oceanicità, in grado di esercitare una copertura tale
da assicurare delle condizioni di maggiore atlantismo (clima livellato).
* Clima oceanico
o atlantico: escursioni termiche ridotte (sia giornaliere che annuali),
umidità atmosferica elevata, inverni non eccessivamente freddi,
primavera nebbiosa e senza gelate, estati fresche e snza eccessi di evapotraspirazione,
precipitazioni più o meno uniformi nel corso dell'anno.
|