Un arboreto
può essere considerato una collezione di piante. E' il corrispondente
vegetale dello zoo.
Gli arboreti hanno diversi scopi: quello scientifico, quello di conservazione
di specie minacciate d'estinzione nei loro ambienti d'origine e quello
didattico che è sicuramente il più importante. La tipologia
verso la quale un arboreto deve tendere è, infatti, quello della
collezione.
Nell'arboreto di Carpinone sono presenti poche specie rappresentate
da un numero eccessivo d'esemplari. La superficie a disposizione è
certamente limitata e forse sarebbe meglio che si procedesse all'abbattimento
di molte piante ed alla loro sostituzione con esemplari di altre specie.
Un potenziale visitatore, soprattutto se non esperto e non in grado
di cogliere i particolari, a Carpinone si troverebbe di fronte piante
quasi tutte uguali senza nemmeno l'indicazione del loro nome e cognome.
Ma in realtà potrebbe vederle solo da lontano perché l'ingresso
è sempre sbarrato.
Il concetto di aree protette, soprattutto quelle integrali, non è
un concetto condiviso da tutti poiché nascono con l'intento di
tutelare una porzione di territorio. L'idea delle aree protette è
nata dall'intenzione di proteggere una porzione di territorio per controbilanciare
il degrado presente in altre. La presenza di molte aree protette in
una nazione non equivale necessariamente ad una condizione ambientale
idilliaca. Più che proteggere singole aree sarebbe opportuno
realizzare una gestione razionale dell'intero territorio. Ma se le aree
protette d'ogni genere e gli arboreti possono svolgere una funzione
didattico-divulgativa ben vengano anch'essi.
La struttura di Carpinone è dotata anche di alcune attrezzature
che possono contribuire fattivamente alla buona riuscita di un'ipotesi
progettuale divulgativa. Basterebbero alcuni ritocchi, tra cui quelli
prima accennati, per utilizzare l'area come luogo d'esercitazioni per
studenti della vicina Università d'Isernia (la facoltà
d'Agraria di Firenze utilizza per le esercitazioni dei suoi studenti
anche l'arboreto di Vallombrosa) e delle scuole medie superiori ed inferiori.
Anche i ragazzi delle scuole elementari potrebbero frequentare proficuamente
l'area in modo da apprendere il riconoscimento delle diverse specie,
la vita animale all'interno di un bosco, il funzionamento dell'ecosistema
bosco, gli incendi e i danni che essi causano non solo alla vegetazione,
l'importanza del bosco per le sue innumerevoli funzioni (non solo quella
produttiva) e perché, quindi, merita rispetto.
Come per ogni essere animale anche per l'uomo la fase dell'imprinting
è di fondamentale importanza. Sarebbe il caso che qualche direttore
scolastico decida di destinare un paio d'ore la settimana ad attività
di questo genere, magari in previsione di una reintroduzione della festa
dell'albero. Anche gli adulti, nel corso di una visita, possono apprendere
l'importanza del rispetto della natura. Bisognerebbe attuare l'idea
"porte aperte": le aree verdi aperte a tutti, senza burocrazia,
senza essere costretti a richiedere, magari per iscritto e preferibilmente
a gruppi, autorizzazioni alle diverse autorità. Così come
il fedele può entrare nel suo luogo sacro per pregare allo stesso
modo si possa entrare in un'area senza eccessive costrizioni. Il bosco,
le aree protette, l'ambiente in generale non va sottratto all'uomo:
egli ne fa parte. E' però necessario che lo viva nella maniera
corretta, rispettandolo: e ciò vale per coloro che lasciano rifiuti
dopo i pic-nic, per coloro che inebriano l'aria di sostanze inquinanti,
per coloro che, seppur autorizzati, sottopongono i nostri boschi ad
utilizzazioni il cui unico scopo è la produzione legnosa, per
coloro che sottopongono le alberature cittadine a vere e proprie capitozzature,
e così via.
Le aree di questo genere devono essere rese sempre più fruibili
affinché possano stimolare la voglia di conoscenza traducibile
in rispetto dell'ambiente inteso non come area protetta ma, a detta
del Prof. Zichichi, come navicella spaziale chiamata Terra.