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Natura in Molise
 

di Mario Petta


L'ARBORETO DI CARPINONE (IS)

Un arboreto può essere considerato una collezione di piante. E' il corrispondente vegetale dello zoo.
Gli arboreti hanno diversi scopi: quello scientifico, quello di conservazione di specie minacciate d'estinzione nei loro ambienti d'origine e quello didattico che è sicuramente il più importante. La tipologia verso la quale un arboreto deve tendere è, infatti, quello della collezione.
Nell'arboreto di Carpinone sono presenti poche specie rappresentate da un numero eccessivo d'esemplari. La superficie a disposizione è certamente limitata e forse sarebbe meglio che si procedesse all'abbattimento di molte piante ed alla loro sostituzione con esemplari di altre specie.
Un potenziale visitatore, soprattutto se non esperto e non in grado di cogliere i particolari, a Carpinone si troverebbe di fronte piante quasi tutte uguali senza nemmeno l'indicazione del loro nome e cognome. Ma in realtà potrebbe vederle solo da lontano perché l'ingresso è sempre sbarrato.
Il concetto di aree protette, soprattutto quelle integrali, non è un concetto condiviso da tutti poiché nascono con l'intento di tutelare una porzione di territorio. L'idea delle aree protette è nata dall'intenzione di proteggere una porzione di territorio per controbilanciare il degrado presente in altre. La presenza di molte aree protette in una nazione non equivale necessariamente ad una condizione ambientale idilliaca. Più che proteggere singole aree sarebbe opportuno realizzare una gestione razionale dell'intero territorio. Ma se le aree protette d'ogni genere e gli arboreti possono svolgere una funzione didattico-divulgativa ben vengano anch'essi.
La struttura di Carpinone è dotata anche di alcune attrezzature che possono contribuire fattivamente alla buona riuscita di un'ipotesi progettuale divulgativa. Basterebbero alcuni ritocchi, tra cui quelli prima accennati, per utilizzare l'area come luogo d'esercitazioni per studenti della vicina Università d'Isernia (la facoltà d'Agraria di Firenze utilizza per le esercitazioni dei suoi studenti anche l'arboreto di Vallombrosa) e delle scuole medie superiori ed inferiori. Anche i ragazzi delle scuole elementari potrebbero frequentare proficuamente l'area in modo da apprendere il riconoscimento delle diverse specie, la vita animale all'interno di un bosco, il funzionamento dell'ecosistema bosco, gli incendi e i danni che essi causano non solo alla vegetazione, l'importanza del bosco per le sue innumerevoli funzioni (non solo quella produttiva) e perché, quindi, merita rispetto.
Come per ogni essere animale anche per l'uomo la fase dell'imprinting è di fondamentale importanza. Sarebbe il caso che qualche direttore scolastico decida di destinare un paio d'ore la settimana ad attività di questo genere, magari in previsione di una reintroduzione della festa dell'albero. Anche gli adulti, nel corso di una visita, possono apprendere l'importanza del rispetto della natura. Bisognerebbe attuare l'idea "porte aperte": le aree verdi aperte a tutti, senza burocrazia, senza essere costretti a richiedere, magari per iscritto e preferibilmente a gruppi, autorizzazioni alle diverse autorità. Così come il fedele può entrare nel suo luogo sacro per pregare allo stesso modo si possa entrare in un'area senza eccessive costrizioni. Il bosco, le aree protette, l'ambiente in generale non va sottratto all'uomo: egli ne fa parte. E' però necessario che lo viva nella maniera corretta, rispettandolo: e ciò vale per coloro che lasciano rifiuti dopo i pic-nic, per coloro che inebriano l'aria di sostanze inquinanti, per coloro che, seppur autorizzati, sottopongono i nostri boschi ad utilizzazioni il cui unico scopo è la produzione legnosa, per coloro che sottopongono le alberature cittadine a vere e proprie capitozzature, e così via.
Le aree di questo genere devono essere rese sempre più fruibili affinché possano stimolare la voglia di conoscenza traducibile in rispetto dell'ambiente inteso non come area protetta ma, a detta del Prof. Zichichi, come navicella spaziale chiamata Terra.

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