CINQUINA
LOMBARDA IN TESTA MA NESSUNA CITTA' RAGGIUNGE L'ECCELLENZA
CITTA'
MOLISANE SOLO NELLA SECONDA META' DELLA CLASSIFICA
in Ecosistema urbano di Legambiente
CRESCE ANCORA
IL DIVARIO TRA NORD E SUD
MATERA PRIMA CITTA' DEL MERIDIONE
STRESSATE
COME PORDENONE O REATTIVE COME BERGAMO,
RILASSATE
COME CAMPOBASSO O VIRTUOSE COME CREMONA
ECOSISTEMA
URBANO 2003 DI LEGAMBIENTE FOTOGRAFA IL BELPAESE
IL 7 DICEMBRE
IN TUTTA ITALIA PARTE OPERAZIONE MAL'ARIA:
BLITZ, CORTEI E CONVEGNI CONTRO LO SMOG
Virtuose,
degradate, trascurate o reattive ma pure rilassate o fatalmente "in
mezzo al guado": ecco la foto delle città del Belpaese
scattata da Ecosistema Urbano 2003 di Legambiente che, con cinque
città lombarde in testa - Cremona, Mantova, Bergamo, Sondrio,
Pavia - vede il Nord che torna a sbancare la classifica mentre cresce
la distanza con i capoluoghi del Sud, danneggiati dai gravissimi ritardi
nei servizi e nella gestione ambientale: Ragusa, Oristano, Frosinone,
Agrigento e Catania occupano infatti gli ultimi posti.
I capoluoghi
del Molise compaiono solo oltre metà classifica, ma mentre
Campobasso appare in risalita di 6 posizioni rispetto allo scorso
anno (sale al 54°, era al 60°), Isernia scende drammaticamente
al 91°. Nessuna delle due fa un rilevamento utile dei principali
inquinanti (PM10 e Ozono), esistono zero metri di piste ciclabili
e ancora assai scarsa rimane la raccolta differenziata. A Isernia
scarseggia pure il verde urbano e le isole pedonali.
In generale,
la distanza tra Nord e Sud del Paese risulta particolarmente accentuata
per i parametri legati alla gestione della mobilità, alla raccolta
differenziata e al sistema di monitoraggio.
Il tasso di mobilità con il trasporto pubblico nelle città
meridionali è la metà di quello dei comuni settentrionali;
la densità di isole pedonali è pari a circa la metà
di quella delle città del Centro-Nord e ancora inferiore è
la densità di zone a traffico limitato. Piste ciclabili sono
presenti solo nel 37% delle città (contro l'87% delle città
del Centro-Nord) e il verde urbano procapite è all'incirca
1/3 di quello disponibile nel resto del paese. La raccolta differenziata,
con una media del 4,6%, è pari appena ad 1/5 di quella delle
città settentrionali e a meno di 1/3 di quella delle città
dell'Italia Centrale. Il sistema di monitoraggio di qualità
dell'aria, che copre ormai il 95% dei capoluoghi del Centro-Nord è
attivo invece solo nel 45% dei capoluoghi dell'Italia Meridionale
e Insulare. In maniera sistematica, su tutti i fattori che attengono
alla gestione pubblica dell'ambiente, si registra una vera e propria
lacerazione tra Nord e Sud del paese.
Ecosistema
Urbano 2003 di Legambiente, realizzato con il contributo scientifico
dell'Istituto di Ricerche Ambiente Italia, è stato presentato
oggi a Ferrara nell'ambito di un convegno sulle città sostenibili.
Tornando
alla classifica, nessun capoluogo si piazza al livello d'eccellenza,
nessuno finisce in quello di pessimo. I cinque capoluoghi lombardi
in cima alla classifica raggiungono il livello buono (tra i 65 e i
75 punti), 27 città si attestano sul livello discreto, mentre
47 rientrano nel medio, 19 risultano insufficienti e 5 scarse.
I centri
urbani più grandi presentano caratteristiche comuni a tutte
le latitudini, con livelli di pressione ambientale e, soprattutto,
di qualità ambientale e inquinamento atmosferico tendenzialmente
tra i più elevati. Anche i consumi elettrici e la produzione
dei rifiuti risultano superiori ma appaiono inferiori i tassi di motorizzazione
e i consumi di carburante. In generale i centri di medie dimensioni
mostrano migliori prestazioni rispetto ai livelli di depurazione e
raccolta differenziata.
L'analisi
dei dati e la divisione della classifica di Ecosistema Urbano 2003
permettono poi la lettura di sette differenti percorsi ambientali
che accomunano le città considerate dal rapporto.
Troviamo quindi le "Città degradate" (Ragusa, Frosinone,
Agrigento, Catania, Caserta, Siracusa, Benevento, Palermo) con elevati
carichi ambientali e bassi livelli di gestione ambientale che pregiudicano
la realizzazione di interventi innovativi. Sono prevalentemente comuni
del Sud, soprattutto siciliani, caratterizzati da livelli di reddito
procapite ben inferiore alla media nazionale con la sola eccezione
di Frosinone.
"Città
trascurate" (Oristano, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Enna,
Isernia, Trapani, Crotone, Catanzaro, Nuoro, Messina, Imperia, Brindisi,
Taranto), dove si associano condizioni di pressione ambientale contenuta
e assenza o grave carenza di gestione ambientale: si tratta - tranne
Imperia - di città meridionali caratterizzate da bassi livelli
di reddito e grave disagio sociale nelle quali, di conseguenza, i
consumi e le pressioni ambientali sono nettamente inferiori alla media
nazionale.
"Città stressate" (Pordenone, Alessandria, Milano,
L'Aquila, Lecce, Padova, Forlì, Cuneo, Ravenna, Vicenza), sono
le città con i maggiori carichi ambientali, con alti tassi
di motorizzazione e consumi energetici e livelli d'inquinamento atmosferico
tra i più elevati. Si tratta principalmente di comuni del Centro-Nord
con elevati livelli di reddito e consumi, dove le politiche ambientali
sono state parziali e discontinue e l'inquinamento è vissuto
come costo da sopportare.
"Città
in mezzo al guado", sono quelle città italiane con livelli
d'inquinamento significativi anche se decrescenti e con politiche
ambientali discontinue: buone o eccellenti in alcuni settori, scarse
o mediocri in altri. Sono principalmente realtà medie e piccole
del Centro-Nord e alcuni grandi comuni come Firenze, Genova e Napoli
che si segnala per il tentativo, di successo, di uscire da una situazione
di forte degrado e incuria.
"Città
reattive" (Roma, Modena, Torino, Piacenza, Siena, Rimini, Massa,
Reggio Emilia, Brescia, Parma, Trento, Bologna, Verbania, Bergamo),
caratterizzate da carichi ambientali elevati e livelli d'inquinamento
decrescenti ma significativi, sono le città che tendono "a
non rimanere ferme" e che dispiegano politiche per reagire allo
stato di degrado e pressione ambientale cui sono sottoposte. Hanno
raggiunto livelli di eccellenza nel contesto italiano - come Bergamo
- e sono tutte località del Centro-Nord e alcune grandi metropoli
come Roma e Torino (ancora precarie) e Bologna (solidamente posizionata
da più tempo).
Le "Città
rilassate" (Campobasso, Caltanissetta, Ascoli Piceno, Potenza,
Macerata, Matera, Biella, Arezzo e Belluno), sono geograficamente
distribuite in tutte le aree del paese. Si tratta di centri con grandi
possibilità di miglioramento ma che - forse grazie ad una qualità
ambientale già dignitosa - non mostrano politiche ambientali
sufficientemente attive e coerenti.
Le "Città virtuose" (Livorno, Ferrara, Bolzano, Pavia,
Sondrio, Mantova, Cremona) sono invece piccole e medie città
del Centro-Nord dove sono bassi (sempre inferiori alla media), i livelli
di pressione ambientale e di inquinamento atmosferico e dove invece
sono alti la capacità di gestione e la disponibilità
di servizi e di tutela ambientale. Sono i comuni in testa alla classifica
generale in cui servizi e politiche ambientali sono stati attivati
da molto tempo, dove generalmente, da diversi anni sono attivi sistemi
efficienti di depurazione, dove la raccolta differenziata è
stata introdotta prima del decreto Ronchi e che si erano già
dotate di isole pedonali, zone a traffico limitato e piste ciclabili.
Ecosistema
Urbano 2003 è stato realizzato sulla base di questionari e interviste
dirette ai comuni sulla base di fonti statistiche ufficiali e su informazioni
e dati relativi a più di 60 parametri ambientali. I venti indicatori
che funzionano da termometro della sostenibilità sono rappresentativi
dei fattori di pressione (consumi di acqua potabile, di carburante,
di elettricità, produzione rifiuti urbani, tasso di motorizzazione),
della qualità delle componenti ambientali (No2, PM10, nitrati,
abusivismo edilizio, aree verdi), della capacità di risposta
e di gestione ambientale (monitoraggio inquinamento atmosferico, depurazione,
raccolta differenziata, Eco Management, certificazione ambientale, isole
pedonali, Ztl, piste ciclabili, trasporto pubblico, verde urbano fruibile).
Il monitoraggio
dell'inquinamento atmosferico si è consolidato nel corso del
tempo e, ad oggi, solo in sette tra le città considerate (Catanzaro,
Crotone, Enna, Isernia, L'Aquila, Matera, Oristano) non esiste ancora
un sistema di monitoraggio. Le emissioni di ossidi d'azoto derivanti
dai processi di combustione e in particolare dal traffico autoveicolare
e dal riscaldamento domestico, non hanno subito riduzioni degne di
nota, mentre dati preoccupanti arrivano ancora da sedici centri, tra
cui Ancona, Avellino, Catania, Como, Cuneo, Forlì, Frosinone,
Milano, Napoli, Padova, Pordenone, Roma, Salerno, Torino, Treviso,
Verbania.
Aumenta il
monitoraggio del particolato fine, il PM10, nuovo grave problema con
cui le amministrazioni debbono confrontarsi. In 25 comuni su 62 (totale
risposte ricevute) esiste almeno una centralina che ha registrato
un valore medio annuo superiore ai 46.4 µg/mc previsti dalla
direttiva comunitaria. Facendo riferimento ai superamenti orari, le
situazioni di criticità crescono: sono ben 43 (70%) i comuni
che hanno superato per più di 35 volte il valore limite relativo
ai superamenti orari di 50 µg/mc (da raggiungere entro il 2005).
Per quanto
riguarda il servizio di depurazione, nonostante alcuni miglioramenti
localizzate, la situazione resta critica. Alcuni grandi centri (Imperia,
Milano e Trapani) rimangono tuttora privi di sistemi di depurazione,
mentre altri 14 comuni dichiarano ancora una capacità di depurazione
inferiore al 50% della popolazione. La produzione procapite di rifiuti
è uno dei fattori di pressione che ha registrato i maggiori
incrementi negli ultimi anni. I valori massimi si riscontrano in aree
a forte affluenza turistica o dove è presente una forte commistione
con rifiuti assimilabili di tipo industriale (come Rimini, Catania,
Massa, Brescia, Pisa, Ravenna, Prato). Trend generalmente in aumento
per la raccolta differenziata, che però stenta ancora a decollare,
soprattutto nei comuni del Centro-Sud, dove 23 città rimangono
ad un tasso di raccolta inferiore al 5%.
I dati sull'uso
del trasporto pubblico sembrano in tendenziale miglioramento, eppure
in alcuni piccoli centri, il trasporto pubblico continua ad essere
formalmente assente e in 47 comuni la media dei viaggi per abitante
effettuati con trasporto pubblico è comunque inferiore ad uno
alla settimana. Solo Roma, Milano e Trieste hanno prestazioni superiori
ad un viaggio per abitante al giorno. Il tasso di motorizzazione rimane
ovunque elevato: solo a Genova e Venezia risulta inferiore alle 50
auto ogni 100 abitanti mentre raddoppia il numero di città
con oltre 70 auto ogni 100 abitanti (da 6 a 11) con Aosta e Siena
in testa rispettivamente con 106 e 86 auto ogni 100 abitanti.
Aumenta il
numero di comuni in cui sono state istituite le isole pedonali (6
in più rispetto all'anno precedente). Solo quattro città
(Verbania, Massa, Lucca, Cremona) però superano la soglia di
1 mq per abitante, mentre tra le grandi città Firenze, Torino,
Roma e Napoli rimangono quelle con la più vasta area pedonalizzata.
Anche nel caso delle zone a traffico limitato il dato medio complessivo
è in crescita. Tra le grandi città, le più ampie
ZTL sono a Roma, Firenze, Napoli e Bologna.
Dal 1997 ad oggi, la rete di piste ciclabili nei capoluoghi di provincia
è raddoppiata (da 0.04 a 0.08 m per persona). Le piste ciclabili
sono presenti in 71 città (4 in più dello scorso anno)
ma ancora 29 centri rimangono senza e la lunghezza totale rimane ben
lontana dai 2.000 metri previsti per 100 città nel Piano Nazionale
Sviluppo Sostenibile del 1993.
Il verde
fruibile risulta ancora scarso e in alcune città come Taranto,
Trapani, Caltanissetta, Pescara, Isernia e Catanzaro è pari
a meno di un metro quadro per abitante. Aree parco e riserva sono
presenti in 74 comuni e le superfici più ampie - oltre 10.000
ettari - sono a Roma, L'Aquila, Ravenna e Pisa.
Il dato sull'abusivismo edilizio mostra come il fenomeno si concentri
soprattutto al Sud e nelle Isole con tassi, in media, 10 volte superiori
rispetto alle prime venti città del Nord.
La domanda di energia elettrica per usi domestici sta registrando
negli ultimi anni una crescita costante: tra il 1996 e il 2000 vi
è stato un incremento dei consumi del 4.5%. Ad eccezione di
Sassari, tutti i consumi più elevati si registrano nel Centro-Nord.
La media italiana della certificazione del sistema di gestione ambientale
ISO 14000 che, come l'EMAS, rappresenta il grado di innovazione e
attenzione all'ambiente da parte delle imprese, pur restando inferiore
alla media europea, registra una forte crescita negli ultimi anni.
Ovviamente il maggior numero di siti certificati si riscontra nelle
province a maggior densità di attività produttive come
Milano (203) o Torino (127), ma anche piccoli comuni del Sud come
Salerno (54) e Chieti (39). L'indicatore Eco Management che indica
con un punteggio fino a 100 le specifiche scelte dell'amministrazione
nelle procedure d'acquisto di prodotti elettrici ed elettronici ad
alta efficienza energetica, dei prodotti con etichetta ecologica,
l'utilizzo di cibi biologici nelle mense e le percentuali di utilizzo
di carta riciclata negli uffici pubblici, mostra la diminuzione dei
comuni che non hanno attivato tali pratiche (solo 13 contro i 36 dello
scorso anno), mentre solo quattro - Genova, Lecce, Perugia e Reggio
Emilia - raggiungono il target di 89 punti sui 100 disponibili.
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