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Natura in Molise
 

di Mario Petta


IL GAMBERO DI FIUME NON ABITA PIU' IN MOLISE

Tipico frequentatore dei corsi d'acqua molisani in passato, il gambero di fiume nostrano è oggi quasi completamente scomparso. La sua rarefazione non è una peculiarità del territorio molisano ma dell'intero areale di distribuzione così che l'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura l'ha definito una specie rara. Fino agli anni settanta, il gambero era diffusissimo nei corsi d'acqua e si poteva pescare con estrema facilità tanto da far apparire inverosimili i racconti degli anziani: "…era sufficiente calare in acqua le budella di agnello o una coda di baccalà per vedere un numero sproporzionato di gamberi avventarsi su di esse".

Addirittura, se ne trovavano così in abbondanza che ci si poteva permettere il lusso di non prendere in considerazione quei gamberi che risalivano i fossi aperti dagli agricoltori tra i campi coltivati per la regimazione delle acque. Essi, sempre a detta degli anziani, erano di colore più scuro e pertanto erano associati al fango e non davano garanzia di vita in acque salubri. Ben diversa la realtà quotidiana caratterizzata da una presenza estremamente rarefatta del crostaceo.

I crostacei, e non solo quelli d'acqua dolce ma anche le mazzancolle, le aragoste e gli scampi, insieme ai ragni, agli acari, alle zecche, agli scorpioni, ai millepiedi, agli insetti e a molti altri animali, appartengono al phylum Arthropoda.

Una prima distinzione può essere fatta a livello di subphylum: Chelicerata (a livello delle appendici boccali sono presenti degli organi detti cheliceri), con le classi Arachnida (ragni, scorpioni, acari e zecche) e Pycnogonida (circa 600 specie marine) da una parte, e Mandibulata (presenza di organi detti mandibole), con le classi Chilopoda, Diplopoda, Insecta ed appunto Crustacea (gamberi, granchi, ecc.), dall'altra.

Scendendo più nel dettaglio, i gamberi di fiume sono classificati nell'ordine Decapoda (5 paia di arti ambulacrali che li differenziano dai gamberi nuotatori) che si divide in due superfamiglie: Parastacoidea presente in nell'emisfero australe e Astacoidea presente in quello boreale. Nell'ambito di quest'ultima è collocata la famiglia Astacidae con tre generi di cui Astacus è quello presente in Europa.

Poche sono le specie presenti nel vecchio continente di cui una in Italia: Astacus pallipes Lereb (gambero dalle zampe bianche), varietà italicus. Il più apprezzato Astacus astacus L. (gambero dalle zampe rosse), tipico dell'Europa centro-settentrionale ed orientale, è forse presente solo ai confini con la Slovenia. Assente, invece, il gambero turco o gambero dalle zampe gracili (Astacus leptodactylus) originario dell'Europa orientale e spesso usato, in passato, nei ripopolamenti.

Il gambero d'acqua dolce è rivestito da un esoscheletro formato da chitina (è un polisaccaride azotato simile alla cellulosa da cui si differenzia per la presenza sull'atomo di carbonio in posizione due del gruppo acetilamminico (CH3CONH-) in sostituzione del gruppo ossidrilico OH) irrobustito da infiltrazioni di carbonato di calcio. Ciò lo rende particolarmente duro tanto che l'accrescimento dell'animale è possibile solo grazie alla muta attraverso la quale è eliminato il vecchio rivestimento (esuvia) e ne è generato uno nuovo. Quest'ultimo rimane per un certo tempo molle e consente un rapido accrescimento corporeo.

L'accrescimento del gambero nel corso della vita appare molto lento, soprattutto di quello nostrano il cui ciclo vitale è condizionato dalla temperatura dell'acqua (in pratica cresce solo nel periodo estivo). E' una specie detritivora, prevalentemente fitofaga ma si nutre anche di vermi e di piccoli molluschi (non disdegna il cannibalismo soprattutto nella fase della muta quando diviene particolarmente vulnerabile per la scarsa protezione dell'esoscheletro e per la ridotta attività motoria), con un'attività prevalentemente notturna. Un aspetto curioso da segnalare è quello dell'autotomia, cioè la capacità dell'animale di autoamputare una chela immobilizzata da un predatore o in una fenditura in modo da liberarsi. All'autoamputazione segue la rigenerazione dell'arto.

Ma perché è scomparso? Quali sono le cause che ne hanno determinato la rarefazione?

Il calo demografico della popolazione di gambero è iniziato a manifestarsi in maniera massiccia all'inizio degli anni settanta a causa di una serie di fattori che hanno agito in stretta sinergia. Le malattie a carattere epidemico sono sempre state indicate come la principale causa di rarefazione dei gamberi e molto spesso solo per scaricare ogni tipo di responsabilità. Come a dire: è una malattia epidemica contro la quale attualmente nulla si può.

In realtà, pur non potendo escludere la presenza di malattie quali la peste o la malattia della porcellana, i casi accertati sono pochissimi e del resto l'insorgenza di questi stati patologici è favorito dal peggioramento delle condizioni ambientali.

E proprio nelle alterate condizioni ambientali si annida la causa principale del problema. Il tipico habitat del gambero di fiume è rappresentato da piccoli corsi d'acqua collinari e montani che, seppure sfuggono, per la loro localizzazione, più di altri all'inquinamento antropico, sono particolarmente vulnerabili per la loro scarsa portata idrica che si riduce oltremodo in estate.

Pertanto, il dilavamento dei pesticidi e dei fertilizzanti di sintesi utilizzati in agricoltura diviene fonte di inquinamento quando il corso d'acqua si trova a scorrere tra i campi coltivati. I gamberi sono molto più sensibili dei pesci agli inquinanti chimici che possono indebolirli (fosfati e nitrati in eccesso), rendendoli più sensibili alle malattie, o agire direttamente su di essi (pesticidi, insetticidi, erbicidi, ecc.). Non è da sottovalutare che molto spesso, lungo gli alvei o addirittura alla sorgente, sono ancora attivi i lavatoi comunali che scaricano nei fiumi grossi quantitativi di detersivi commerciali. Questi sono particolarmente tossici, soprattutto nei confronti delle uova. Nel tentativo di confutare questa tesi, molto spesso ci si sente dire che in passato, quando l'acqua corrente non era ancora disponibile nelle case, tutto era lavato nelle acque dei fiumi, eppure i gamberi prolificavano in esse. Ci si dimentica però che cinquant'anni fa di pantalone se ne possedeva uno, che lo si lavava una volta l'anno e con detersivi di ben altra origine.

Non va dimenticato l'inquinamento derivante dagli scarichi fognari degli insediamenti urbani che per anni hanno riversato nelle acque dei fiumi, e in molti casi ancora lo fanno, ingenti quantitativi di materiale organico.

Altre cause, probabilmente di minore peso, sono rintracciabili nell'introduzione sconsiderata di predatori esotici come la trota iridea e nella realizzazione di opere di sbancamento degli argini allo scopo di controllare le piene. Quest'ultimi, in particolare, hanno effetti fortemente negativi su una fauna che ha come stile di vita l'escavazione di tane alla base degli argini.

A tutto ciò va aggiunta la pesca di frodo in grado di ridurre drasticamente la popolazione adulta dei piccoli corsi d'acqua con poche battute di pesca.
Per la tutela di questa specie animale pochissimo si è fatto negli ultimi anni. Ci si è limitati a vietare la pesca dal 1 aprile al 30 giugno prima, con un limite di taglia di 7 cm (dal rostro alla coda) che era il più basso d'Europa, e per tutto l'anno successivamente, con quello spirito dimesso tipico di chi si sente o preferisce sentirsi impotente nei confronti di una calamità.

Molto di più bisogna fare se si vuole salvaguardare la specie. E' necessario, parallelamente ad un attento controllo del bracconaggio, dar vita a seri programmi di ripopolamento con l'utilizzo di novellame autoctono (più facilmente adattabile ai nuovi ambienti e meno erratico degli adulti) al fine di non ripetere gli errori che periodicamente sono commessi nel ripopolamento della trota, in gergo definiti "semine politiche", in cui l'ecosistema fluviale è confuso con una vasca di vivaio. Questi tentativi di reintroduzione della specie non potranno prescindere, pena il loro insuccesso, da una puntuale ed accorta politica di tutela ambientale che miri a riportare i corsi d'acqua a condizioni di salubrità idonee alle esigenze degli organismi viventi che le abitano.


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