IL GAMBERO DI FIUME NON ABITA PIU' IN
MOLISE
Tipico frequentatore dei
corsi d'acqua molisani in passato, il gambero di fiume nostrano è
oggi quasi completamente scomparso. La sua rarefazione non è
una peculiarità del territorio molisano ma dell'intero areale
di distribuzione così che l'Unione Internazionale per la Conservazione
della Natura l'ha definito una specie rara. Fino agli anni settanta,
il gambero era diffusissimo nei corsi d'acqua e si poteva pescare
con estrema facilità tanto da far apparire inverosimili i racconti
degli anziani: "
era sufficiente calare in acqua le budella
di agnello o una coda di baccalà per vedere un numero sproporzionato
di gamberi avventarsi su di esse".
Addirittura, se ne trovavano
così in abbondanza che ci si poteva permettere il lusso di
non prendere in considerazione quei gamberi che risalivano i fossi
aperti dagli agricoltori tra i campi coltivati per la regimazione
delle acque. Essi, sempre a detta degli anziani, erano di colore più
scuro e pertanto erano associati al fango e non davano garanzia di
vita in acque salubri. Ben diversa la realtà quotidiana caratterizzata
da una presenza estremamente rarefatta del crostaceo.
I crostacei, e non solo quelli
d'acqua dolce ma anche le mazzancolle, le aragoste e gli scampi, insieme
ai ragni, agli acari, alle zecche, agli scorpioni, ai millepiedi,
agli insetti e a molti altri animali, appartengono al phylum Arthropoda.
Una prima distinzione può
essere fatta a livello di subphylum: Chelicerata (a livello delle
appendici boccali sono presenti degli organi detti cheliceri), con
le classi Arachnida (ragni, scorpioni, acari e zecche) e Pycnogonida
(circa 600 specie marine) da una parte, e Mandibulata (presenza
di organi detti mandibole), con le classi Chilopoda, Diplopoda,
Insecta ed appunto Crustacea (gamberi, granchi, ecc.),
dall'altra.
Scendendo più nel
dettaglio, i gamberi di fiume sono classificati nell'ordine Decapoda
(5 paia di arti ambulacrali che li differenziano dai gamberi nuotatori)
che si divide in due superfamiglie: Parastacoidea presente
in nell'emisfero australe e Astacoidea presente in quello boreale.
Nell'ambito di quest'ultima è collocata la famiglia Astacidae
con tre generi di cui Astacus è quello presente in Europa.
Poche sono le specie presenti
nel vecchio continente di cui una in Italia: Astacus pallipes Lereb
(gambero dalle zampe bianche), varietà italicus. Il
più apprezzato Astacus astacus L. (gambero dalle zampe
rosse), tipico dell'Europa centro-settentrionale ed orientale, è
forse presente solo ai confini con la Slovenia. Assente, invece, il
gambero turco o gambero dalle zampe gracili (Astacus leptodactylus)
originario dell'Europa orientale e spesso usato, in passato, nei ripopolamenti.
Il gambero d'acqua dolce
è rivestito da un esoscheletro formato da chitina (è
un polisaccaride azotato simile alla cellulosa da cui si differenzia
per la presenza sull'atomo di carbonio in posizione due del gruppo
acetilamminico (CH3CONH-) in sostituzione del gruppo ossidrilico OH)
irrobustito da infiltrazioni di carbonato di calcio. Ciò lo
rende particolarmente duro tanto che l'accrescimento dell'animale
è possibile solo grazie alla muta attraverso la quale è
eliminato il vecchio rivestimento (esuvia) e ne è generato
uno nuovo. Quest'ultimo rimane per un certo tempo molle e consente
un rapido accrescimento corporeo.
L'accrescimento del gambero
nel corso della vita appare molto lento, soprattutto di quello nostrano
il cui ciclo vitale è condizionato dalla temperatura dell'acqua
(in pratica cresce solo nel periodo estivo). E' una specie detritivora,
prevalentemente fitofaga ma si nutre anche di vermi e di piccoli molluschi
(non disdegna il cannibalismo soprattutto nella fase della muta quando
diviene particolarmente vulnerabile per la scarsa protezione dell'esoscheletro
e per la ridotta attività motoria), con un'attività
prevalentemente notturna. Un aspetto curioso da segnalare è
quello dell'autotomia, cioè la capacità dell'animale
di autoamputare una chela immobilizzata da un predatore o in una fenditura
in modo da liberarsi. All'autoamputazione segue la rigenerazione dell'arto.
Ma perché
è scomparso? Quali sono le cause che ne hanno determinato la
rarefazione?
Il calo demografico della popolazione di gambero è iniziato
a manifestarsi in maniera massiccia all'inizio degli anni settanta
a causa di una serie di fattori che hanno agito in stretta sinergia.
Le malattie a carattere epidemico sono sempre state indicate come
la principale causa di rarefazione dei gamberi e molto spesso solo
per scaricare ogni tipo di responsabilità. Come a dire: è
una malattia epidemica contro la quale attualmente nulla si può.
In realtà, pur non
potendo escludere la presenza di malattie quali la peste o la malattia
della porcellana, i casi accertati sono pochissimi e del resto l'insorgenza
di questi stati patologici è favorito dal peggioramento delle
condizioni ambientali.
E proprio nelle alterate
condizioni ambientali si annida la causa principale del problema.
Il tipico habitat del gambero di fiume è rappresentato da piccoli
corsi d'acqua collinari e montani che, seppure sfuggono, per la loro
localizzazione, più di altri all'inquinamento antropico, sono
particolarmente vulnerabili per la loro scarsa portata idrica che
si riduce oltremodo in estate.
Pertanto, il dilavamento
dei pesticidi e dei fertilizzanti di sintesi utilizzati in agricoltura
diviene fonte di inquinamento quando il corso d'acqua si trova a scorrere
tra i campi coltivati. I gamberi sono molto più sensibili dei
pesci agli inquinanti chimici che possono indebolirli (fosfati e nitrati
in eccesso), rendendoli più sensibili alle malattie, o agire
direttamente su di essi (pesticidi, insetticidi, erbicidi, ecc.).
Non è da sottovalutare che molto spesso, lungo gli alvei o
addirittura alla sorgente, sono ancora attivi i lavatoi comunali che
scaricano nei fiumi grossi quantitativi di detersivi commerciali.
Questi sono particolarmente tossici, soprattutto nei confronti delle
uova. Nel tentativo di confutare questa tesi, molto spesso ci si sente
dire che in passato, quando l'acqua corrente non era ancora disponibile
nelle case, tutto era lavato nelle acque dei fiumi, eppure i gamberi
prolificavano in esse. Ci si dimentica però che cinquant'anni
fa di pantalone se ne possedeva uno, che lo si lavava una volta l'anno
e con detersivi di ben altra origine.
Non va dimenticato l'inquinamento
derivante dagli scarichi fognari degli insediamenti urbani che per
anni hanno riversato nelle acque dei fiumi, e in molti casi ancora
lo fanno, ingenti quantitativi di materiale organico.
Altre cause, probabilmente
di minore peso, sono rintracciabili nell'introduzione sconsiderata
di predatori esotici come la trota iridea e nella realizzazione di
opere di sbancamento degli argini allo scopo di controllare le piene.
Quest'ultimi, in particolare, hanno effetti fortemente negativi su
una fauna che ha come stile di vita l'escavazione di tane alla base
degli argini.
A tutto ciò va aggiunta
la pesca di frodo in grado di ridurre drasticamente la popolazione
adulta dei piccoli corsi d'acqua con poche battute di pesca.
Per la tutela di questa specie animale pochissimo si è fatto
negli ultimi anni. Ci si è limitati a vietare la pesca dal
1 aprile al 30 giugno prima, con un limite di taglia di 7 cm (dal
rostro alla coda) che era il più basso d'Europa, e per tutto
l'anno successivamente, con quello spirito dimesso tipico di chi si
sente o preferisce sentirsi impotente nei confronti di una calamità.
Molto di più bisogna
fare se si vuole salvaguardare la specie. E' necessario, parallelamente
ad un attento controllo del bracconaggio, dar vita a seri programmi
di ripopolamento con l'utilizzo di novellame autoctono (più
facilmente adattabile ai nuovi ambienti e meno erratico degli adulti)
al fine di non ripetere gli errori che periodicamente sono commessi
nel ripopolamento della trota, in gergo definiti "semine politiche",
in cui l'ecosistema fluviale è confuso con una vasca di vivaio.
Questi tentativi di reintroduzione della specie non potranno prescindere,
pena il loro insuccesso, da una puntuale ed accorta politica di tutela
ambientale che miri a riportare i corsi d'acqua a condizioni di salubrità
idonee alle esigenze degli organismi viventi che le abitano.