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Natura in Molise
 

di Mario Petta

GLI IMPRENDITORI DEL NORD VOGLIONO «INNESTARE IL TURBO» IN MOLISE

È tempo di turbo in Molise. La liberalizzazione del settore elettrico, infatti, ha spinto alcune aziende del settore a presentare in Molise tre progetti che prevedono l’installazione di altrettante centrali turbogas. L’ultimo, in ordine di presentazione, prevede la realizzazione di una centrale a ciclo combinato a gas metano con raffreddamento ad aria piuttosto che ad acqua che si caratterizza, a detta del presidente della Energia Sviluppo s.r.l., per un fabbisogno di acqua di solo 1 l/sec, contro i 200 l/sec delle centrali tradizionali, e per una drastica riduzione delle emissioni inquinanti.

 
La notizia ha scatenato la reazione della popolazione del Basso Molise che, preoccupata delle conseguenze derivanti dal funzionamento delle centrali (consumo d’acqua, aumento del campo elettromagnetico, inquinamento idrico ed atmosferico), ha dato vita ad una serie di iniziative, dalla raccolta di firme alla creazione di un Coordinamento Territoriale Interregionale, dichiarandosi pronta a fare di tutto per bloccare l’installazione delle tre centrali.
 
A dispetto del Protocollo di Kyoto, quindi, si continuano a progettare centrali elettriche che utilizzano combustibili fossili. La proposta non è passata inosservata a Legambiente che non ha tardato ad intervenire proponendo, come controproposta, un razionale utilizzo dell’energia e l’incentivazione delle fonti rinnovabili.
 
Razionalizzare l’utilizzo dell’energia significa evitare gli sprechi. In una centrale elettrica, il combustibile è usato per scaldare l’acqua nella caldaia fino a 700°C. In questo modo si ottiene del vapore ad alta pressione che è utilizzato per far muovere, all’interno di un campo magnetico, una turbina: questo movimento produce corrente elettrica. L’energia prodotta può avere diverse utilizzazioni ma se viene destinata alla produzione di calore (scaldabagno, termosifoni elettrici, forni e fornelli elettrici, ecc.) si commette un grave errore: si poteva ottenere calore direttamente dal combustibile senza generare un passaggio intermedio che inevitabilmente si traduce in una perdita di energia.
 
E questo è solo un esempio. Ridurre i consumi di energia elettrica attraverso un razionale utilizzo della risorsa è possibile ed il Giappone lo insegna.. A parità di sviluppo economico-sociale (la quantità di energia consumata è un parametro utilizzato per definire il tenore di vita di un Paese), infatti, il Giappone consuma un quantitativo di energia elettrica del 30% inferiore al valore medio dei Paesi industrializzati.
 
L’altra strada da percorrere è quella della produzione di «energia pulita». In attesa che gli studi sulla fusione nucleare (le conoscenze attuali permettono di costruire una bomba a fusione nucleare o bomba-H ma non di realizzare una fusione nucleare controllata come quella che avviene nel Sole) permettano alle popolazioni future di svincolarsi totalmente dai combustibili fossili, si deve cercare di ridurre progressivamente e costantemente il loro utilizzo. Gli studi che da diversi anni sono condotti sulle energie alternative cominciano a dare risultati confortanti anche se i costi di produzione dell’energia elettrica sono ancora piuttosto elevati.
 
E’ necessario, però, non limitarsi ad un ragionamento di puro carattere finanziario ma occorre convincersi della necessità di valutare anche l’aspetto economico in cui la tutela dell’ambiente deve avere un peso rilevante. Che questa sia la strada da percorrere ci viene indicato da tempo dai Paesi del Nord Europa con in testa la civilissima Danimarca leader nell’utilizzazione dell’energia eolica. Ricorrendo a questa fonte, la Danimarca già oggi può soddisfare circa il 13% del proprio fabbisogno energetico e, grazie a progetti in corso di sviluppo, nell’arco di cinque anni sarà in grado di portare questa percentuale ad un valore superiore al 50%.
 
In Italia, molti hanno già iniziato a sollevare perplessità sulla creazione di wind-farms sul modello danese in quanto attribuiscono ai mulini a vento del nuovo millennio un elevato impatto ambientale. Ciò è sicuramente vero, ma è altrettanto vero che una centrale termoelettrica non è da meno. L’inquinamento visivo potrà essere tenuto sotto controllo attraverso un’attenta individuazione e valutazione dei siti che dovranno ospitare le fattorie del vento, così come già avviene nei Paesi nordici. In Italia, inoltre, c’è la possibilità di ricorrere ad altre fonti di energia rinnovabili quale quella solare. L’ENEA, con in testa il suo presidente prof. Carlo Rubbia, ha operato attivamente negli ultimi anni nel campo dell’energia solare dando vita, con il Ministero dell’Industria e dell’Ambiente, al «Programma Nazionale 10000 Tetti Fotovoltaici».
 
Le due fonti energetiche, la solare e l’eolica, data la grande varietà di condizioni climatiche che caratterizza l’Italia, appaiono complementari tra loro e, insieme a quella idrica, possono fornire la soluzione più adatta ad ogni territorio.
 
La produzione di energia con mezzi alternativi è, quindi, possibile. C’è da augurarsi che non si commettano più gli errori del passato come quando, con il Referendum sul nucleare, gli Italiani buttarono alle ortiche il grande know-how che i ricercatori italiani avevano acquisito nel campo della fissione nucleare al fine della produzione di energia. La loro grande professionalità è documentata dal fatto che chi non volle buttarsi su altri settori di ricerca trovò facilmente ospitalità in Francia ed in Giappone.
 
Esistono, inoltre, progetti teorici in cui si è dimostrato che è possibile realizzare reattori nucleari intrinsecamente sicuri (ISR) in cui la fissione si blocca al primo allarme e l’attività radioattiva delle scorie viene ridotta, attraverso un bombardamento nucleare, dagli oltre mille anni a meno di cento. E’ forse il caso di iniziare a pensare di trasformare queste conoscenze in prototipi.
 
Le alternative al petrolio esistono, spetta a chi di dovere prenderle in considerazione. Solo così potremo evitare di trovarci impreparati quando, per motivi ecologici o per la riduzione delle scorte, saremo costretti a ridurre l’utilizzo dell’oro nero. A ciò va aggiunto che l’Italia, notoriamente povera di greggio, è particolarmente vulnerabile alle variazioni di produzione e di prezzo che i Paesi produttori possono decidere di operare se non è in grado di supplire ad esso con altre fonti.
 
Alla luce di ciò, la realizzazione di nuove centrali elettriche che utilizzano le fonti energetiche classiche inizia ad apparire anacronistica.

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