In provincia
di Isernia, nel territorio di Vastogirardi e di Pescolanciano, si trovano
due Riserve Naturali Satali unite, nel 1977, in un'unica riserva della
biosfera rientrante nel progetto dell'UNESCO denominato "Man and
Biosphere" (MAB). Esso ha lo scopo di conservare la diversità
biologica, di favorire lo sviluppo economico sostenibile e di tutelare
i valori culturali connessi.
Delle oltre trecento riserve della biosfera esistenti al mondo, cinque
sono quelle italiane: oltre quella di Collemeluccio-Montedimezzo, la
riserva del Vesuvio, del Cilento, del Circeo e di Miramare.
Già nel 1952, il bosco di Collemeluccio-Montedimezzo era apparso
ad un luminare del mondo forestale, il Prof. Aldo Pavari, degno di inserimento
nel gruppo delle 24 parcelle sperimentali permanenti, individuate sulla
base del loro contenuto floristico e vegetazionale, in diverse formazioni
forestali sparse sul territorio nazionale, da quelle tipiche della fascia
mediterranea a quelle della fascia subalpina, con lo scopo di trarne
informazioni utili per una corretta gestione selvicolturale da estendere
agli altri boschi.
Le due aree, sebbene riunite in un'unica riserva, per le loro differenze
di localizzazione, di storia e di caratteristiche floristico-vegetazionali,
vanno considerate separatamente.
Il bosco di Montedimezzo (Vastogirardi) è costituito prevalentemente
da cerro (Quercus cerris L.) e faggio (Fagus selvatica L.). Si tratta
di due specie alquanto diverse sotto il profilo delle loro esigenze
di luce. Il cerro è specie eliofila, cioè esigente di
maggiori quantità di luce, che difficilmente si rinnova sottocopertura.
In natura la si può ritrovare in formazioni miste in quanto può
rinnovarsi in prossimità di buche formatesi in seguito al crollo
di piante.
Il faggio, invece, è specie tollerante dell'ombra (sciafila)
in grado di rinnovarsi anche sottocopertura. Nel suo ottimo vegetazionale
il faggio tende a formare boschi puri. Esso, infatti, ha un forte potere
di concorrenza in quanto si rinnova in massa, è dotato di rami
con elevata capacità di chiudere gli spazi vuoti e di chiome
formate sia da foglie di luce che d'ombra. Le foglie d'ombra, grazie
a particolari adattamenti fotosintetici, hanno un bilancio fotosintesi/respirazione
attivo anche in condizioni di scarsa illuminazione, pertanto possono
essere localizzate nelle parti basse ed interne della chioma. Il tutto
si traduce in chiome molto dense che permettono il passaggio di ridotte
quantità di luce non sufficienti a far sviluppare un folto sottobosco
(il tipico bosco da pick-nick).
La convivenza delle due specie, pertanto, è stato possibile solo
grazie all'intervento antropico (utilizzazione di piante, pascolo) che
ha consentito al cerro di perpetuarsi attraverso la creazione di condizioni
a lui più favorevoli. Attualmente, la conservazione del bosco
misto è legata al crollo di grosse piante (o più piante)
con conseguente formazione di buche di dimensioni tali da non essere
richiuse in breve tempo: solo così il cerro può rinnovarsi.
Il bosco di Collemeluccio, invece, ha una notevole valenza ecologica
che gli deriva dal fatto di ospitare uno dei pochi boschi relitti di
abete bianco in Italia. Esso è considerato un'abetina di discesa
in bosco di cerro. L'areale italiano (cioè l'area di indigenato)
appare molto frammentato soprattutto lungo l'Appennino dove i popolamenti
attuali sono molto dispersi. Alla fine dell'ultima glaciazione, l'abete
bianco ha iniziato la ricolonizzazione del territorio partendo da più
aree rifugio e soprattutto da quelle dell'Italia Meridionale dando origine
ad una corrente appenninica diretta verso nord. Per molto tempo l'abete
bianco ha avuto una notevole frequenza per poi cedere il passo al faggio
e all'abete rosso (Picea abies K.) a seconda delle condizioni. I boschi
naturali di abete bianco che oggi possiamo ammirare sono quanto resta
dell'antico splendore.
Il bosco di Collemeluccio, inoltre, è inserito nell'elenco dei
boschi da seme, cioè boschi dove regolarmente è eseguita
la raccolta del seme per la produzione in vivaio di piantine da utilizzare
per i rimboschimenti.
Di recente il Corpo Forestale dello Stato ha deciso di restituire alla
riserva una maggiore fruibilità. Al fine di richiamare non solo
gli specialisti del settore, ha pensato di realizzare un centro visitatori
dove poter avere un primo approccio con la riserva. Il mio augurio è
che sempre più si abbandoni il concetto di riserva integrale
non fruibile anche perché l'uomo non deve sentirsi estraneo all'ecosistema
bosco ma deve farne parte. Del resto una particolare formazione forestale,
come abbiamo visto, è il frutto dell'intervento dell'uomo senza
il quale essa si modifica e cambia radicalmente.