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Natura in Molise
 

di Mario Petta


TARTUFI: FUNGHI IPOGEI IN SIMBIOSI CON PIANTE ARBOREE


COSA SONO I TARTUFI
I tartufi sono funghi ascomiceti (il nome deriva dalla forma dell'involucro contenente le spore), con corpo fruttifero ipogeo, appartenenti alla classe Discomycetes, ordine Tuberales.

COSA SONO I FUNGHI (Divisione Eumycota)
I funghi o i tartufi che siamo abituati a vedere sui banchi dei negozi sono solo una parte dell'intero organismo e cioè il corpo fruttifero. Il corpo vegetativo, infatti, nascosto dal substrato in cui il fungo vive, è formato da filamenti detti ife che si riuniscono a formare un intreccio definito micelio. In presenza di adatte condizioni ambientali, il micelio modifica alcune cellule e produce i corpi fruttiferi (ipogei o epigei) la cui funzione è di riprodurre l'intero organismo attraverso la produzione di spore.
I tartufi, avendo carpofori ipogei, non possono ricorrere ai comuni mezzi di diffusione delle spore quali il vento e l'acqua. Essi affidano la diffusione del loro materiale genetico a roditori, cinghiali, insetti ed altri animali che, attirati dal profumo, si cibano del corpo fruttifero. Le spore, superato l'apparato digerente dell'animale senza aver subito danni, sono espulse nel terreno, anche a notevoli distanze, attraverso le deiezioni. In presenza di condizioni ambientali adatte le spore germinano producendo nuovi corpi vegetativi.
Tutti i funghi sono organismi eucariotici (cioè formati da cellule a struttura più complessa rispetto ai procariotici come i batteri), aerobi (vivono in presenza di ossigeno) ed eterotrofi.
Al contrario degli organismi autotrofi che sono in grado di sintetizzare sostanze organiche partendo da materiale inorganico attraverso un processo di organicazione del carbonio (come fanno, per esempio, i vegetali attraverso la fotosintesi), gli organismi eterotrofi sono legati all'utilizzo di sostanza organica prodotta da altri.
Essi, pertanto, possono vivere da saprofiti (decomponendo la sostanza organica morta come ceppaie marcescenti e foglie della lettiera, ma anche opere d'arte e manufatti in legno o, ancora, operando i processi fermentativi sfruttati dall'uomo per la produzione di bevande o pane), da parassiti obbligati o facoltativi (prelevano la sostanza organica da altri organismi, senza che per questi ci sia un beneficio, come nel caso di molti parassiti responsabili di patologie vegetali o delle micosi nell'uomo) o da simbionti (instaurano con un altro organismo vivente un rapporto di simbiosi mutualistica, cioè vantaggioso per entrambi). Un esempio di questa terza possibilità è dato per l'appunto dai tartufi e dai funghi che originano, con organismi vegetali, le micorrize.

COSA SONO LE MICORRIZE
Con il termine micorrizia si indica il fenomeno dell'unione tra un determinato organismo fungino e le radici di una pianta. È, invece, definita micorriza la radice con le ife fungine in essa penetrate. Grazie alla formazione delle micorrize, il fungo riceve dalla pianta prodotti organici ed altri essudati radicali di cui necessita per la crescita e lo sviluppo, mentre la pianta riesce ad incrementare l'assorbimento idrico e nutrizionale attraverso l'esplorazione di un maggior volume di terreno grazie al micelio fungino che si trasforma in un'estensione dell'apparato radicale. Un altro vantaggio per la pianta è rappresentato dalla protezione fitosanitaria operata dal fungo sia direttamente (barriera fisica) che indirettamente (attraverso la produzione di antibiotici).
La micorrizia è stata definita una simbiosi al limite del parassitismo poiché l'equilibrio tra fungo e pianta è alquanto instabile. Molti dei funghi che formano simbiosi sono dotati di vari enzimi, tra cui quelli in grado di degradare la lignina e la cellulosa che, all'atto della formazione della micorriza, vengono inattivati. Ma se la pianta non produce abbastanza, il fungo può riattivare i vari enzimi trasformandosi in un fitopatogeno radicale.
Esistono tre tipi di micorrize: ectotrofiche, endotrofiche ed ectoendotrofiche. Le prime, diffuse nelle piante arboree, sono caratterizzate dalla presenza sulla radice di un manicotto (mantello o micoclena) prodotto dallo sviluppo del micelio. Contemporaneamente alla formazione del mantello, le ife penetrano all'interno dei tessuti della radice esclusivamente attraverso gli spazi intercellulari formando una trama nel parenchima corticale definita reticolo di Hartig. Nelle endotrofiche (orchidee, leguminose, graminacee, caffè, cacao, ecc.), invece, il fungo non forma ife superficiali (manca il mantello) ma penetra direttamente nei tessuti della radice dell'ospite attraverso le cellule (invasione intracellulare). Le ectoendotrofiche hanno caratteristiche intermedie.

Terra di tartufi e di sarchiaponi …. pardon, sarchiatori


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