MOLISE: TERRA DI TARTUFI E DI SARCHIAPONI
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pardon,
sarchiatori
Conosciuto sin dall'antichità,
il tartufo si caratterizzò per un continuo crescendo nel Rinascimento
quando divenne un alimento sempre presente nelle mense dei ricchi signori
dell'epoca. All'inizio del secolo scorso, considerato alimento di lusso
e come tale tassato, diede origine ad un florido mercato sebbene i cercatori
fossero limitati ad un ristretto numero di appassionati. Solo negli
anni Settanta il numero dei cercatori iniziò ad aumentare così
velocemente da indurre alcune regioni italiane a disciplinare la raccolta
con apposite leggi. Il numero di cercatori crebbe a dismisura negli
anni ottanta e novanta e continua a crescere ancora oggi.
Ad avvicinarsi al mondo del
tartufo sono molti ex-cacciatori che, scoraggiati dalla normativa sulla
caccia divenuta più rigida, conservano il legame con il cane
dedicandosi ad un nuovo hobby, ma anche molti amanti della natura che
vedono nella cerca del tartufo uno sprone per passeggiare lungamente
in luoghi in grado di rigenerare il fisico e la psiche.
Molti però, e purtroppo
sono troppi, vedono nel tartufo la possibilità di realizzare
facili guadagni e per il raggiungimento del loro obiettivo si dedicano
alla raccolta senza rispettare nemmeno le regole più elementari.
Manca in loro, purtroppo, la necessaria cultura naturalistica per vivere
la natura nel suo rispetto, sentendosi parte di essa ma non suoi padroni.
E così il Molise, tra
i maggiori produttori al mondo di tartufi - forse il primo -, rischia
di perdere anche le tartufaie. La produzione dei tartufi è legata
ad equilibri particolarmente labili. Può avvenire solo in presenza
di condizioni ambientali e microambientali idonee allo sviluppo di particolari
associazioni, tra fungo ed organismo vegetale, dette micorrize.
In condizioni naturali una
pianta può essere infettata contemporaneamente da più
funghi micorrizici in un equilibrio dinamico stabile in presenza di
determinate condizioni ambientali. L'alterazione di quest'ultime può
determinare il sopravvento di alcuni funghi su altri fino a farli soccombere.
Se a soccombere sono quelli che formano le micorrize del tartufo, la
tartufaia smette di produrre. Che la produzione dei tartufi sia legata
ad equilibri particolarmente delicati è dimostrato dai non pochi
problemi con cui deve confrontarsi la tartuficoltura moderna basata
sulla messa a dimora di piantine preventivamente micorrizzate.
Perché la coltivazione
del tartufo abbia successo è necessario far uso di piantine in
cui il tentativo di micorrizzazione effettuato in laboratorio ha avuto
successo. Questa condizione, non facile da soddisfare, da sola non è
sufficiente. Occorre individuare un sito in cui i fattori ambientali
(luce, calore, acqua, suolo e sue proprietà chimiche, fisiche
e biologiche) siano adatti alla produzione di quel particolare tartufo
onde evitare che altri funghi presenti nel terreno prendano il sopravvento
rendendo vano il tentativo.
Proprio per non alterare le
condizioni microambientali e per non arrecare danni alle radichette
micorrizzate la raccolta deve essere operata con il solo ausilio del
cane, limitando lo scavo al solo punto in cui l'animale lo ha iniziato,
ricoprendo la buca subito dopo. Purtroppo, sono divenute di moda tecniche
di raccolta molto simili a quelle utilizzate in agricoltura, come se
la raccolta del tartufo fosse paragonabile a quella delle patate. Sempre
più spesso, ci si imbatte in tartufaie naturali sottoposte a
vere e proprie arature da gente sconsiderata e priva di ogni forma di
buon senso. Verrebbe voglia di invitare gli autori di questi scempi
ad andare a zappare la terra, a sarchiare le patate, ma si corre il
rischio di essere fraintesi e di continuare a vederli zappare le tartufaie.
Si spera che la cultura naturalistica
possa diffondersi rapidamente in modo che diventi spontaneo considerare
l'ambiente che ci circonda un elemento che non può essere subordinato
ad una mentalità produttivistica, di impronta finanziaria. Ed
in questo la scuola deve avere un ruolo fondamentale.
In particolare per i tartufi,
è necessario che la raccolta sia consentita solo a persone che
abbiano dimostrato di possedere particolari requisiti comportamentali,
che magari abbiano frequentato un dettagliato corso sulla materia e
che abbiano superato un severo esame finale e non formale come quello
previsto dalla normativa attuale. Rilasciare un tesserino solo perché
il titolare possa pagare la relativa tassa non apporta benefici alla
soluzione del problema.
Al tempo stesso è necessaria
una maggiore vigilanza da parte degli organi di polizia competenti attraverso
un uso più razionale delle risorse umane: meno impiegati e più
personale dislocato sul territorio. La già carente disponibilità
di uomini non può essere resa ancora più grave dalla trasformazione
di guardie ecologiche, forestali e simili in impiegati in giacca e cravatta.
TARTUFI:
FUNGHI IPOGEI IN SIMBIOSI CON PIANTE ARBOREE