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Natura in Molise
 

di Mario Petta


MOLISE: TERRA DI TARTUFI E DI SARCHIAPONI….
pardon, sarchiatori

Conosciuto sin dall'antichità, il tartufo si caratterizzò per un continuo crescendo nel Rinascimento quando divenne un alimento sempre presente nelle mense dei ricchi signori dell'epoca. All'inizio del secolo scorso, considerato alimento di lusso e come tale tassato, diede origine ad un florido mercato sebbene i cercatori fossero limitati ad un ristretto numero di appassionati. Solo negli anni Settanta il numero dei cercatori iniziò ad aumentare così velocemente da indurre alcune regioni italiane a disciplinare la raccolta con apposite leggi. Il numero di cercatori crebbe a dismisura negli anni ottanta e novanta e continua a crescere ancora oggi.

Ad avvicinarsi al mondo del tartufo sono molti ex-cacciatori che, scoraggiati dalla normativa sulla caccia divenuta più rigida, conservano il legame con il cane dedicandosi ad un nuovo hobby, ma anche molti amanti della natura che vedono nella cerca del tartufo uno sprone per passeggiare lungamente in luoghi in grado di rigenerare il fisico e la psiche.

Molti però, e purtroppo sono troppi, vedono nel tartufo la possibilità di realizzare facili guadagni e per il raggiungimento del loro obiettivo si dedicano alla raccolta senza rispettare nemmeno le regole più elementari. Manca in loro, purtroppo, la necessaria cultura naturalistica per vivere la natura nel suo rispetto, sentendosi parte di essa ma non suoi padroni.

E così il Molise, tra i maggiori produttori al mondo di tartufi - forse il primo -, rischia di perdere anche le tartufaie. La produzione dei tartufi è legata ad equilibri particolarmente labili. Può avvenire solo in presenza di condizioni ambientali e microambientali idonee allo sviluppo di particolari associazioni, tra fungo ed organismo vegetale, dette micorrize.

In condizioni naturali una pianta può essere infettata contemporaneamente da più funghi micorrizici in un equilibrio dinamico stabile in presenza di determinate condizioni ambientali. L'alterazione di quest'ultime può determinare il sopravvento di alcuni funghi su altri fino a farli soccombere. Se a soccombere sono quelli che formano le micorrize del tartufo, la tartufaia smette di produrre. Che la produzione dei tartufi sia legata ad equilibri particolarmente delicati è dimostrato dai non pochi problemi con cui deve confrontarsi la tartuficoltura moderna basata sulla messa a dimora di piantine preventivamente micorrizzate.

Perché la coltivazione del tartufo abbia successo è necessario far uso di piantine in cui il tentativo di micorrizzazione effettuato in laboratorio ha avuto successo. Questa condizione, non facile da soddisfare, da sola non è sufficiente. Occorre individuare un sito in cui i fattori ambientali (luce, calore, acqua, suolo e sue proprietà chimiche, fisiche e biologiche) siano adatti alla produzione di quel particolare tartufo onde evitare che altri funghi presenti nel terreno prendano il sopravvento rendendo vano il tentativo.

Proprio per non alterare le condizioni microambientali e per non arrecare danni alle radichette micorrizzate la raccolta deve essere operata con il solo ausilio del cane, limitando lo scavo al solo punto in cui l'animale lo ha iniziato, ricoprendo la buca subito dopo. Purtroppo, sono divenute di moda tecniche di raccolta molto simili a quelle utilizzate in agricoltura, come se la raccolta del tartufo fosse paragonabile a quella delle patate. Sempre più spesso, ci si imbatte in tartufaie naturali sottoposte a vere e proprie arature da gente sconsiderata e priva di ogni forma di buon senso. Verrebbe voglia di invitare gli autori di questi scempi ad andare a zappare la terra, a sarchiare le patate, ma si corre il rischio di essere fraintesi e di continuare a vederli zappare le tartufaie.

Si spera che la cultura naturalistica possa diffondersi rapidamente in modo che diventi spontaneo considerare l'ambiente che ci circonda un elemento che non può essere subordinato ad una mentalità produttivistica, di impronta finanziaria. Ed in questo la scuola deve avere un ruolo fondamentale.

In particolare per i tartufi, è necessario che la raccolta sia consentita solo a persone che abbiano dimostrato di possedere particolari requisiti comportamentali, che magari abbiano frequentato un dettagliato corso sulla materia e che abbiano superato un severo esame finale e non formale come quello previsto dalla normativa attuale. Rilasciare un tesserino solo perché il titolare possa pagare la relativa tassa non apporta benefici alla soluzione del problema.

Al tempo stesso è necessaria una maggiore vigilanza da parte degli organi di polizia competenti attraverso un uso più razionale delle risorse umane: meno impiegati e più personale dislocato sul territorio. La già carente disponibilità di uomini non può essere resa ancora più grave dalla trasformazione di guardie ecologiche, forestali e simili in impiegati in giacca e cravatta.

TARTUFI: FUNGHI IPOGEI IN SIMBIOSI CON PIANTE ARBOREE

 


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