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Natura in Molise
 

di Mario Petta


IL VISCHIO BIANCO
(Viscum album L.)

Il vischio bianco (Viscum album L.) è un'emiparassita a cespuglio appartenente alla famiglia delle Loranthaceae. Il termine emiparassita sta ad indicare che la pianta, non avendo radici proprie che le permettano di assorbire dal terreno l'acqua e gli elementi nutritivi di cui necessita per la crescita, vive allo stato di parassita a spese di altri organismi vegetali all'interno del cui legno (xilema) affonda i propri austori senza mai entrare in contatto con i vasi floematici che trasportano la linfa elaborata. Il vischio, infatti, è dotato di un proprio apparato fogliare del tutto idoneo allo svolgimento della fotosintesi. Il prelevamento dell'acqua, e con essa dei minerali, avviene grazie al fatto che il vischio è caratterizzato da un tasso di traspirazione molto più elevato di quello della pianta ospite*.
Le foglie sono spesse, piccole, opposte ed a forma di ali di uccello aperte. I fiori, che compaiono all'estremità dei getti annuali non prima del quinto anno, sono di colore giallo-verde, unisessuali e portati su piante diverse: esistono piante femminili e piante maschili (specie dioica). L'impollinazione è entomofila (operata dagli insetti) mentre il vento (impollinazione anemofila) ha un'importanza piuttosto ridotta. Il frutto è una bacca (in realtà è una pseudobacca in quanto l'asse fiorale contribuisce alla formazione del frutto) di colore bianco madreperlaceo. Esso, nel periodo invernale, rappresenta un'importante fonte alimentare per gli uccelli che nutrendosene operano la disseminazione. I semi del vischio rilasciati dagli uccelli e che aderiscono ai rami, se posti in condizioni di luce sufficienti (quelli posti in posizione ombreggiata perdono rapidamente il potere germinativo), germinano e l'ipocotile (cioè il fusticino verde) che fuoriesce dal seme si estende. Raggiunta la lunghezza di circa 1 cm si ripiega verso la pianta ospite (fototropismo negativo: allontanamento dalla luce) trasformando la sua estremità in un appressorio che aderisce alla corteccia. Al centro dell'appressorio si sviluppa un austorio primario che penetra molto lentamente nel legno dell'ospite andando a prelevare l'acqua e i soluti di cui necessita. Proprio questa lenta penetrazione fa sì che per i primi 3-4 anni dopo la germinazione la piantina di vischio presente sull'ospite non è visibile da terra.
Dall'austorio molto spesso si originano dei cordoni radicali che allungandosi sotto la corteccia del ramo creano una sorta di reticolo da cui possono originarsi degli austori secondari che, come il primario, affondano nel legno e originano in superficie nuovi getti.
A seconda della specie ospite si distinguono tre sottospecie di vischio: il vischio dell'abete, il vischio del pino e il vischio delle latifoglie
Nonostante il suo aspetto estetico, il vischio resta una pianta parassita che nel caso di un attacco massiccio può determinare nella pianta ospite un rallentamento dell'accrescimento oltre che un danneggiamento del legno a causa della penetrazione degli austori.

   * Il movimento dell'acqua dal terreno alle radici, e da queste al fusto fino alle foglie, è determinato, in ogni vegetale, da una pompa rappresentata dal gradiente di umidità che viene a crearsi tra le diverse parti. Le foglie per poter svolgere la fotosintesi, attraverso la quale producono i carboidrati necessari, ha bisogno di anidride carbonica che preleva dall'atmosfera attraverso delle piccole aperture (stomi) presenti generalmente sulla pagina inferiore delle foglie (tranne rarissimi casi come, per esempio, le piante acquatiche). Nell'aprire gli stomi inevitabilmente la pianta è costretta a perdere acqua (traspirazione stomatica) a causa del gradiente di umidità esistente tra l'interno della foglia e l'atmosfera. La perdita di acqua, genera un gradiente tra foglia e fusto che ne richiama dell'altra. La stessa cosa avviene tra fusto e radici e tra queste e il terreno.

 

 


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