A
SCUOLA SI LAVORA!
7.3.2003
Caro Direttore,
mi permetta
di insorgere in difesa della professione che svolgo con passione ed
abnegazione - così come per la maggior parte dei miei colleghi
- e con la massima responsabilità in confronto ad una gratificazione
economica irrisoria ed ormai al limite della soglia della cosiddetta
"nuova povertà".
E' bene che
tutti sappiano che da molti anni ormai gli insegnanti tutti (dal neo-assunto
della Scuola Materna al Dirigente Scolastico delle Superiori) sono sottoposti
a carichi di lavoro sempre più pesanti che non lasciano certo
spazio al "tempo libero" di cui troppo spesso parla - per
ignoranza - la gente. I nuovi indirizzi della Scuola italiana - dall'Autonomia
in poi - hanno scaricato e scaricano un numero sempre maggiore di responsabilità
sulle spalle degli operatori del settore senza che peraltro venga riconosciuto
agli stessi quell'ormai fantomatico adeguamento agli stipendi europei
(2.000 / 2.500 euro al mese). Non solo, ma alla Scuola vengono demanadati
sempre più compiti che prima venivano svolti dalle famiglie (più
che mai occupate ad inseguire gli stressanti ritmi e miti della società
consumistica), senza che alla stessa vengano dati gli strumenti - e
i finanziamenti - necessari. Insomma; l'antico detto della "botte
piena e moglie ubriaca".
L'insegnate
oggi deve essere educatore, ricercatore, programmatore, psicologo, sociologo,
sessuologo, tossicologo, coordinatore, amministratore, organizzatore
efficiente, addirittura esperto di educazione stradale
Non si
pretende un po' troppo?
Chi non sta
nella scuola non si rende conto di cosa vuol dire stare un'ora in classe,
fare un'ora di lezione a venti/trenta esseri umani in via di sviluppo,
condizionati dalla "cattiva maestra televisione", a volte
trascurati dalle famiglie, sempre più vuoti di valori ma pieni
di soldi, già inquadrati loro malgrado in un sistema che richiede
loro efficienza ma non profondità, avere ma non essere, cura
dell'immagine ma non dello spirito.
Chi ha letto
quell'articolo - ormai "cult" - di Marco Lodoli su "La
Repubblica" di qualche mese fa, sa che è tutto vero, tutto
difficile, tutto così faticoso!
Qualche anno
addietro il grande sociologo Ivan Illich parlava di "descolarizzare
la società"; oggi, paradossalmente, la scuola ha l'arduo
compito - checchè ne dica la demagogica propaganda delle "tre
i" (inglese, informatica, impresa) - di salvare i giovani da un
passivo adeguamento ad una società arida, nichilista e tecnodipendente,
attraverso un consapevole recupero di un nuovo umanesimo, senza il quale
sarà molto difficile poter pensare ad un mondo migliore.
Questo è
il compito dell'educatore, che deve operare con scienza, spirito di
sacrificio e creatività, in condizioni oggettivamente difficili
e con assai poche gratifiche, sia morali che economiche.
E allora, diciamo "basta!" ai luoghi comuni degli orari minimi,
dei pomeriggi liberi, delle vacanze lunghe!
Un'ora in classe
vale almeno tre ore su una qualunque altra scrivania! E il pomeriggio
ci sono i compiti da correggere, le lezioni da programmare, i progetti
da sviluppare, le tensioni da smaltire, lo studio da approfondire, i
problemi sociali ed esistenziali da risolvere. E ogni giorno è
diverso perché ogni alunno è diverso, e diverse sono le
esigenze, gli stimoli provenienti dalla realtà in continua evoluzione,
le novità scientifiche, storiche, politiche e culturali del mondo
circostante.
E dove sono
le vacanze, se la scuola - tra esami e cose varie - termina a fine luglio
e ricomincia - tra riunioni, programmazioni e corsi di recupero - il
primo settembre?
E durante le festività natalizie, provate a vedere quante carte,
quanti compiti ingombrano ancora le scrivanie nelle case dei docenti
Io personalmente sono fermamente convinto che quella dell'educazione
sia la prima e più importante esigenza di una società
modernamente responsabile, perché è attraverso questa
che si costruiscono le fondamenta stesse del vivere civile.
Così
come è necessario allora che lo stato riconosca alla nostra categoria
i giusti meriti e una più giusta retribuzione, sarebbe auspicabile
che non si cadesse più in anacronistiche e banali considerazioni
su di una pretesa "leggerezza" della nostra professione.
Il nostro sistema funziona male perché troppo spesso - per motivi
clientelari storicamente attestati - a troppi alti stipendi non corrispondono
adeguate capacità, mentre troppi onesti lavoratori sono costretti
a mal digerire alienanti confronti negativi.
E primi tra
tutti quei tantissimi insegnanti che continuano idealisticamente e malgrado
tutto a fare i "missionari del sapere", per costruire i cittadini
del domani.
Francesco Paolo Tanzj
Liceo Scientifico "Giovanni Paolo I" Agnone (IS)
tangei@interfree.it