Molti appassionati
di danza e spettacolo, e in genere del movimento fisico, avranno sicuramente
assistito, di persona, in tv o al cinema, a qualche esibizione di breakdance,
una danza di strada nata nei ghetti neri dell' America negli anni '
70, e spesso usata come forma di lotta tra bande rivali. Fatta di scosse
che percorrono ogni parte del corpo e acrobazie da pupazzo snodabile,
oggi la breakdance è seguita da un numero relativamente ristretto
di persone, data la difficoltà dei movimenti e anche la paricolosità
di alcune acrobazie ( da veri e propri ginnasti ); ma come tutte le
forme di cultura, anche essa ha subito trasformazioni ed evoluzioni
che sono sfociate, con la contaminazione di altri stili come l' afro,
il jazz e il tip-tap, in una forma nuova di movimento: l' hip-hop. Naturalmente
questa trasformazio-ne è andata di pari passo con quella dei
vari stili musicali di black-music, in particolare il funk e il rap
, che ha determinato la nascita di ritmi nuovi e particolari che accompagnano
le performance di hip-hop. L' insieme della cultura black ha superato
l' Oceano ed ha " contaminato" anche l' Europa ( in primis
Francia e Inghilterra) e si è diffusa conquistando i giovani
con la sua musica, il suo linguaggio (SLANG), la sua moda, dando vita
al nuovo "stile" HIP-HOP, nato agli inizi degli anni ' 90
e diffusosi soprattutto grazie ad una maggiore accessibilità
come stile di danza rispetto alla breakdance. Ma l' hip-hop non è
solo un modo di ballare; è anche un modo di essere, di parlare,
di pensare, di vestirsi. Chi non rimane coinvolto di fronte ad un video-clip
di Puff-daddy, Janet Jackson, Hammer o altri? Tute o pantaloni abbondantissimi
o a vita bassa, toppini ridottissimi per le donne, bandane colorate,
maglie enormi da football o baseball o basket, cappelli di varie fogge;
coreografie fatte di movimenti ora "molleggiati", ora "stoppati",
ora "morbidi", ora "sexy", ora "aggressivi";
il tutto condito con bassi che ti entrano nello stomaco e melodie che
ricordano i canti delle tribù africane, e con la "malizia"
e l' atteggiamento provocatorio dei ballerini e delle ballerine. Tutto
questo è "cool", cioè, volendo tradurre, "fico";
ma è soprattutto l' immagine di una società multirazziale
che trova espressione in questo "stile", nato per la strada,
e assorbito con il tempo anche da scuole di danza e palestre. In Italia
l' hip-hop si è diffuso proprio grazie alla sua ricezione nel
mondo del fitness, sempre alla ricerca di nuove forme di allenamento,
ed ha attirato sia i vecchi appassionati di aerobica, sia principianti
di tutte le età, essendo una forma di allenamento divertente
e liberatoria, non gravata da eccessive difficoltà che potrebbero
scoraggiare chi è a digiuno di tecniche di danza. Anche se è
necessario un pò di tempo per far proprio lo "stile",
l' hip-hop è una forma di movimento che permette, una volta arricchito
il bagaglio della conoscenza dei passi, di farne una rielaborazione
secondo la propria personalità e , perchè no, inventarne
di nuovi. Quindi il "popping" dà la possibilità
non solo di esprimere personalità e fantasia,ma anche di "sentire"
davvero i movimenti hip-hop. E allora............HIP-HOP!