Il
metodo Feldenkrais
Il
Carico Motorio
08/07/2002
- Nella fascia di età tra i 6 e gli 11 anni, le attività
motorie svolte in situazioni di apprendimento, devono costituire un
Carico Motorio. Con questa espressione si intende quell'insieme di attività
predisposte dall'educatore sportivo, che superano il livello di sollecitazione
motoria contenuto nei gesti comuni e nei movimenti della vita quotidiana.
L'applicazione del carico motorio ha come fine essenziale, lo sviluppo
di tutti i prerequisiti che permettono al bambino di realizzare correttamente
l'atto motorio. In tal senso il carico motorio si caratterizza come
un intervento intenzionalmente programmato e controllato, indirizzato
allo sviluppo delle capacità ed abilità motorie con scopi
differenti rispetto a tutte le aree della personalità e nei confronti
di tutte le funzioni dell'area motoria. Il Carico Motorio, dunque, è
un complesso di attività, giochi, esercizi, percorsi, circuiti,
prove multiple, finalizzato al pieno ed integrale sviluppo di quel patrimonio
di capacità ed abilità motorie del bambino, che, prima
ancora di ogni possibile attività presportiva o sportiva, deve
soddisfare i bisogni di movimento della vita quotidiana. Scopo primario
del Carico Motorio è, quindi, la realizzazione delle condizioni
ottimali per impedire arresti ed involuzioni dello sviluppo e per garantire
a tutti i bambini un corretto avviamento allo sport
Il
Programma Motorio
12/05/2002
- Possiamo considerare l'azione motoria come un processo guidato da
un programma che incorpora uno scopo. La capacità di impegnarsi
in un compito intravedendovi un obiettivo è un'esigenza cognitiva
fondamentale, che è sempre più presente nel bambino man
mano che si avvicina all'adolescenza. Un esigenza riferita sia allo
scopo immediato dell'azione, sia a quello più lontano. La formazione
e l'apprendimento di un programma motorio risentono di queste due esigenze.
Il confronto tra il risultato reale dell'azione e risultato atteso fornisce
al bambino i segnali d'errore che gli consentono:
" Di rivedere il progetto d'azione
" Di modificare od integrare il programma motorio precedentemente
eseguito
Il confronto tra il risultato reale dell'azione e quello atteso è
molto più difficile per i movimenti formali che per quelli valutabili
attraverso un risultato. Ne consegue che un allenatore o educatore fisico
non dovrebbe correggere la gestualità, ma creare le condizioni
di insegnamento attraverso la verifica di un risultato ottenibile dal
movimento corretto. Ciò significa che l'insegnamento di atti
motori implica che il bambino apprenda ad apprendere. Lo specchio esteriore,
l'allenatore, ha una sua efficacia se il bambino possiede uno specchio
interiore autoregolativo che gli consenta di riconoscere la propria
gestualità. L'affidamento di un programma motorio, infine, comporta
che il bambino sviluppi la capacità di regolare e prevedere i
risultati dei propri movimenti durante la sequenza motoria
La
memoria motoria
29/04/2002
- Un aspetto fondamentale dell'apprendimento motorio è dato dalla
capacità di riconoscere e rievocare sequenze motorie, posture
corporee, percezioni relative a tensioni muscolari. E' la memoria motoria
che consente al soggetto di accedere ad un ampia varietà di informazioni
senso-percettive, oppure di scegliere la serie di movimenti più
adeguati ad una certa azione motoria già sperimentata. Anche
per le azioni motorie esistono due memorie: una a breve e una a lungo
termine. E' appunto dalla loro interazione che consente, ad esempio
al calciatore o al lanciatore di disco, di capire se l'azione risulterà
efficace ancor prima che essa sia pienamente compiuta. Il riconoscimento
delle diverse posizioni del corpo rispetto ad un programma motorio ottimale
già sperimentato, consente, in talune situazioni, anche l'autocorrezione,
come ad esempio nel caso di un ginnasta che, riconoscendo un eccesso
di slancio durante un esercizio, rievocherà una modifica al proprio
programma motorio per assorbire l'effetto dell'errore. Infatti, una
caratteristica della memoria motoria è anche quella di recuperare
soluzioni autocorrettive. L'addestramento motorio, comunque, punta alla
realizzazione di apprendimenti di lunga durata e alla capacità
di rievocarli rapidamente con il minimo sforzo e la massima efficienza.
L'apprendimento di programmi motori è in genere duraturo: essi
possono essere facilmente rievocati anche quando declinano le doti fisiche,
forza, velocità, elasticità, resistenza, necessarie a
sostenerli. La memoria del movimento implica, soprattutto nel caso di
sequenze motorie complesse ed intelligenti, il riconoscimento della
situazione e la pronta rievocazione delle soluzioni motorie più
adatte. Riconoscere l'azione dell'avversario, calcio, pallacanestro,
judo, implica conferirgli una intenzionalità, quindi fare una
operazione revisionale sul tipo e sulle finalità di quella serie
di movimenti. Il riconoscimento di una azione o di una mossa presuppone
l'implicita capacità di categorizzare una serie di movimenti.
Ciò consente di utilizzare, adattandolo, un programma motorio
precedentemente appreso, da cui scaturisce una azione motoria difensiva,
elusiva o di attacco. L'apprendimento, inteso come memoria di movimenti,
può riguardare sia l'aspetto della programmazione cognitiva del
gesto o dell'azione, sia il feedback senso-percettivo, ossia quello
più propriamente cinestesico. Insomma, la memoria motoria scorre
su due piani, quello della rappresentazione-progettazione e anticipazione
del movimento, e quello della verifica sensoriale e neuromuscolare.
Mappe
motorie e specializzazione
20/04/2002
- L'esperienza del movimento, con tutto il corredo di informazioni
senso-percettive, si inserisce utilmente nel processo di apprendimento
solo se è assimilabile entro una struttura motoria preesistente,
che attraverso la ripetizione del movimento tenda a differenziarsi e
a specializzarsi, e se è rapida nel soggetto la ricerca di nuovi
adattamenti, modificando le strutture motorie disponibili o generandone
altre. La costruzione di "mappe motorie rigide", e quindi
specializzate, sono funzionali a quelle discipline sportive in cui il
risultato è affidato all'efficacia dei sinergismi neuromuscolari
e all'esercizio ripetuto come il salto in alto, lancio del giavellotto
e nuoto. La costruzione di "mappe motorie elastiche" è
funzionale, invece, a quelle attività sportive in cui il risultato
è affidato all'abilità dell'atleta di produrre azioni
motorie adeguate al contesto e alle situazioni, come nel caso della
lotta, della pallacanestro o del rugby. Ovviamente non esistono attività
sportive dove predomini in maniera esclusiva una determinata mappa motoria.
Flessibilità e specializzazione possono, ad esempio, occupare
livelli diversi di una stessa abilità motoria complessa.
I
pre-requisiti dell'apprendimento motorio
20/04/2002
- La maggiore o minore facilità ad apprendere i movimenti da
parte di un bambino di 7 come uno di 11 anni, è legata a molti
fattori: la motivazione, l'età, le esperienze precedenti, la
ripetizione, la predisposizione soggettiva, l'insegnante. L'esperienza
del movimento può trasformarsi in apprendimento solo quando siano
soddisfatte le seguenti condizioni:
" Idoneità del bambino a un dato apprendimento motorio:
solo se ha raggiunto un sufficiente grado di maturazione neurofisiologica
e di sviluppo delle funzioni percettive e cognitive, il bambino può
essere pronto per apprendere abilità motorie più complesse
" Disponibilità del bambino ad apprendere e a fare esperienza
motoria: solo se il bambino è motivato all'attività fisica
ed è in grado di valutare i suoi movimenti, esiste la condizione
perché egli cerchi di migliorare la propria abilità
" Opportunità del bambino di apprendere: l'esistenza di
un contesto socio-culturale favorevole che conferisca un valore positivo
all'esperienza e alle capacità motorie, crea le condizioni per
la trasmissione, tra le generazioni e tra gli individui, dello sport
e delle attività affini
L'APPRENDIMENTO
MOTORIO COME ATTIVITA COGNITIVA
07/04/02
- L'apprendimento e l'espressione delle abilità motorie fanno
parte, insieme al linguaggio, al pensiero e all'intelligenza, delle
competenze cognitive. Queste ultime possono essere definite come quelle
capacità che consentono all'individuo la comprensione, il controllo
e la modificazione delle situazioni di vita e di adattamento attivo
all'ambiente. La dimensione cognitiva degli apprendimenti motori è
particolarmente rilevante tra i 6 anni e l'adolescenza, quando il bambino
deve essere in grado di produrre un ampio repertorio di comportamenti
motori, divenendo competente nell'usarli. Gran parte delle sequenze
motorie prodotte dall'individuo, devono essere adattate alla mutevolezza
del contesto e della situazione. Per questo l'apprendimento motorio
è anche la capacità di imparare a produrre azioni motorie
adeguate, insieme alla capacità di scegliere e controllare le
sequenze motorie già sperimentate. Il processo dell'apprendimento
motorio non va quindi ingenuamente identificato con la riproduzione
visibile di un movimento che, invece, ne costituisce l'effetto, ma con
la capacità di:
- Progettare
una azione in vista di uno scopo
- Rievocare un programma motorio adeguato ed adattabile
- Differenziare ed integrare tale programma sulla base di un nuovo
modello
- Controllare il nuovo programma attraverso il risultato parziale
o globale dell'azione
LO
SVILUPPO MOTORIO E LO SVILUPPO DELLA SOCIALITÀ
02/04/2002
Oltre che dallo sviluppo psico-linguistico, il bambino è interessato
anche da rilevanti dinamiche di controllo motorio. Da individuo completamente
dipendente nei propri movimenti, come è il neonato, incapace
di spostarsi dal luogo in cui viene collocato, il piccoli diventa nel
giro di pochi mesi un individuo relativamente indipendente, capace di
raggiungere da solo gli oggetti che lo interessano, di prendere coscienza
delle distanze e del tempo necessario a percorrerle, di avvicinarsi
alle persone che ama, di sfuggire alle situazioni spiacevoli. Questo
nuovo stato, oltre che a renderlo meno dipendente dall'adulto, gli infonde
sicurezza ed autostima, fattori essenziali per un sereno sviluppo psichico.
Il bambino è fondamentalmente un essere sociale, che risponde
alle sollecitazioni degli altri e che a sua volta, suscita interesse
nei suoi coetanei. Se nel terzo anno di vita il bambino è ancora
piuttosto egocentrico nei giochi, e non si accorge delle esigenze degli
altri, a 5-6 anni appare molto più sensibile alla compagnia dei
coetanei ed ai loro desideri. I giochi cooperativi ed associativi, infatti,
aumentano nel corso della seconda infanzia, mentre diminuiscono quelli
individuali
L'EDUCAZIONE
MOTORIA ED IL PROBLEMA DELL'HANDICAP
Con l'aggettivo
"handicappato", si designano, in genere, bambini con problemi,
difficoltà o carenze, che rendono inadeguato il loro adattamento
alle normali attività fisiche ed intellettuali e alle situazioni
sociali. L'educazione motoria costituisce la forma educativa da privilegiare
per realizzare l'integrazione scolastica e sociale dei bambini portatori
di handicap. L'attività motoria è quella che, pur eseguita
a livelli diversi di competenza, consente il massimo di socializzazione
tra gli allievi, soprattutto in un ambiente in cui l'insegnante abbia
saputo educare all'accettazione completa del "diverso" e all'aiuto
reciproco. E' l'attività educativa che meno esclude e più
accomuna, specialmente nella gioia del gioco collettivo, al quale il
bambino portatore di handicap è in grado di partecipare anche
con le limitazioni di ruolo che spesso sono imposte dalle sue condizioni
psico-fisiche. Sviluppare le capacità motorie, significa migliorare
le conquiste spazio-temporali, rendere più funzionali le relazioni
con la realtà esterna, far si che il movimento diventi un'efficace
modalità di espressione, di esplorazione e di utilizzazione dell'ambiente.
Sono, infatti, strettissime le connessioni tra lo sviluppo dell'intelligenza,
dell'affettività e della motricità, in particolare risulta
costante il rapporto tra insufficienza intellettiva ed insufficienza
psicomotoria. Gli obiettivi dell'educazione motoria dei bambini portatori
di handicap, non differiscono per l'aspetto qualitativo da quelli dell'educazione
motoria dei bambini in genere. Essi sono riconducibili ala promozione
delle capacità di discriminazione percettiva, all'evoluzione
degli schemi motori e posturali e allo sviluppo delle diverse capacità
coordinative. Un programma di attività commisurato alla condizione
organica e psicologica del bambino portatore di handicap, esige una
più lenta e minuziosa scansione degli interventi educativi. L'attività
su misura, tuttavia, non può essere confusa con quella riabilitativa,
anche se ad essa deve essere coordinata. Certe situazioni caratterizzate
da rilevanti imperfezioni morfologico-funzionali, non possono essere
affrontate e risolte all'insegnante. Talvolta, soltanto il medico, con
competenza professionale specialistica, si trova nella condizione di
programmare un'attività motoria di recupero, di riabilitazione
e di sviluppo per particolari aspetti riguardanti le strutture e le
funzioni organiche. Nei casi in cui l'handicap non è molto grave,
l'insegnante può svolgere positivamente alcune importanti funzioni:
- Accettare
e far accettare, senza riserve, i bambini portatori di handicap, valorizzandone
la presenza
- Suscitare interessi mediante stimolazioni appropriate
- Graduare le difficoltà in base alle possibilità degli
allievi
- Rimuovere ostacoli ed occasioni sgradevoli
- Evitare atteggiamenti iperprotettivi o, al contrario, troppo diretti,
rasserenando il clima psicologico
- Mediare, realmente, i rapporti in situazioni di difficoltà
o di conflitto
- Favorire il convincimento personale, il raggiungimento dell'autonomia,
della sicurezza e dell'autostima
LA MOTRICITÀ
ED I PROCESSI DI APPRENDIMENTO: LA LETTURA
L'educazione
motoria, come si è detto in precedenza, svolge un ruolo fondamentale
nell'ambito del processo educativo e ha una notevole incidenza anche
sull'apprendimento scolastico. Un esempio di quanto affermato, è
costituito dal rapporto stretto intercorrente fra la motricità
e la lettura. L'apprendimento della lettura presuppone una buona organizzazione
spazio-temporale. Anzitutto, occorre che il bambino orienti correttamente
nello spazio l'alto ed il basso, la destra e la sinistra. Durante
la lettura, infatti, nella nostra cultura, lo sguardo procede per
convenzione da sinistra a destra e dall'alto in basso, secondo linee
parallele, mantenendo sempre stabile il senso del percorso. La lettura
non si svolge solo nello spazio, ma anche nel tempo. Per poter leggere
correttamente, infatti, il bambino deve saper accordare sequenze di
stimoli visivi ordinati spazialmente secondo rapporti stabili, con
sequenze temporali di atti ordinati secondo rapporti stabili in base
a un prima ed un dopo: oculo-motorio, articolatori, percettivi, visivi
ed acustici. La costruzione dello spazio e del tempo si fonda anzitutto
sul proprio corpo. La distinzione degli arti del proprio corpo serve
come punto di partenza per tutte le altre distinzioni di luogo e come
modello per costruire il mondo nella sua totalità.
LA
MOTRICITÀ ED I PROCESSI DI APPRENDIMENTO: LA
SCRITTURA
Anche
la scrittura, come la lettura, è il risultato di un apprendimento
complesso. La motricità implicata nell'atto grafico è
complessa, poiché richiede un organizzazione degli atti motori
nello spazio, una loro determinata successione ed un agile svolgimento
dei movimenti. Le attitudini motorie alla base di un buon apprendimento
della scrittura sono:
-
Condizioni generali (coordinamento occhio-mano, organizzazione
spazio-temporale)
- Coordinazione funzionale della mano (indipendenza mano-braccio,
indipendenza delle dita, coordinamento nella pressione nella prensione)
- Abitudini neuromotorie (visioni e trascrizioni dalla sinistra
alla destra)
LA
MOTRICITÀ ED I PROCESSI DI APPRENDIMENTO: LA MATEMATICA
Secondo
lo studioso Dienes, la matematica ha rilevanza ai fini della costituzione
della personalità. La psicomatematica di Dienes si muove in
linea con i risultati teorici conseguiti dagli studi genetici di Piaget.
Secondo questo autore, il processo di formazione di un concetto richiede
più tempo di quanto non si creda, e molto lavoro, apparentemente
del tutto inutile alla formazione di un determinato concetto, deve
essere compiuto prima. Il bambino gioca con i sassi ed altri oggetti,
raggruppandoli secondo le diverse forme e misure, prima di sapere
che sta in effetti imparando a conoscere gli elementi che formeranno
in seguito i concetti di numero e spazio. E' notevole constatare come
i termini usati nell'apprendimento tradizionale del calcolo, siano
termini di movimento. Prendo, metto, aggiungo, ritiro, legati ad una
azione personale. Poiché ogni operazione implica il movimento,
proprio mediante il movimento, cioè mediante una attività
reale che si esercita nel mondo degli oggetti, il bambino può
comprendere le nozioni fondamentali per l'acquisizione del concetto
di numero e per la manipolazione dei numeri.
L'EDUCAZIONE
COME INTERVENTO TECNOLOGICO
I tratti
del clima psicologico derivano dalla natura e dal valore dell'obiettivo
generale proprio dell'educazione. Se educare significa aiutare lo sviluppo,
il complesso delle attività realizzate per predisporre aiuto
è sempre espressione di rispetto, solidarietà e dedizione.
L'aiuto allo sviluppo della personalità del bambino, non consiste
soltanto nell'orientarlo nella direzione dei valori culturali e sociali.
Esso comporta un complesso di strategie che possano essere così
sintetizzate:
· Conoscere le particolari condizioni fisiche, psichiche, culturali
e socio-ambientali dei singoli allievi
· Formulare ipotesi di lavoro educativo chiaramente finalizzato
· Fornire gli stimoli adeguati perché l'attività
risulti motivata, mantenendoli vivi nel corso di tale attività
· Impiegare le attrezzature e gli strumenti necessari, ed organizzare
lo spazio di attività secondo procedure studiate, affinché
gli allievi realizzino autonomamente gli obiettivi previsti con i relativi
contenuti e le corrispondenti abilità
· Stabilire con gli allievi rapporti interpersonali positivi
e di collaborazione sul piano dell'operatività
· Verificare e valutare, periodicamente, i risultati conseguiti
per impostare, in modo corretto, l'attività successiva.
LE
CARATTERISTICHE GENERALI DELLA MOTRICITÀ
Con
il termine motricità si indica il complesso dei movimenti realizzati
dall'apparato locomotore dell'uomo. La motricità si basa sulle
funzioni del sistema nervoso e degli organi di senso e si realizza attraverso
l'attività della muscolatura. La motricità è alla
base della vita di relazione e permette all'individuo di entrare in
rapporto con i propri simili, con l'ambiente circostante e con il mondo
degli oggetti. Attraverso il movimento del corpo si garantisce la base
della conservazione e dello sviluppo della personalità. Nel bambino
la motricità è una necessità biologica, che comporta
l'esercizio e lo sviluppo delle funzioni organiche e biologiche. La
motricità rimane un'attività gioiosa ed esaltante, e tali
caratteristiche vanno sempre intensificate in sede educativa, mai contrastate,
represse o snaturate. L'atmosfera ludica non può né deve
ledere la componente tecnica dell'intervento educativo, ma deve rafforzarla.
Ludicità, non significa quindi giocare di continuo. In palestra
o sul campo, l'allievo riceve un aiuto tecnico nella costruzione della
personalità, proprio se non tutto è gioco e non sempre
si gioca.
LA
MOTRICITÀ COME LINGUAGGIO NON VERBALE
La motricità
può essere considerata anche come un linguaggio, cioè
come un complesso di segni aventi significati. Come ogni altro linguaggio,
verbale e non verbale, la motricità adempie a due funzioni: l'espressione
e la comunicazione. La motricità è espressione, poiché
rileva un certo modo di essere della personalità. La funzione
di comunicazione si evidenzia quando la motricità è espressione
per altri, quando cioè si palesa l'intenzione del soggetto di
trasmettere messaggi mediante specifici comportamenti motori. Il linguaggi
corporeo, nelle sue strutture più semplici o più complesse,
esprime non soltanto le motivazioni del soggetto, ma anche le modalità
di relazione e di comunicazione che sono proprie di un contesto socio-culturale.
Questo per dire che i gesti e gli atteggiamenti sono caratteristici
di ogni società, ed il bambino li assimila e li usa come assimila
ed usa il linguaggio verbale. Sono i contesti socio-culturali a svolgere
una funzione pedagogica nei confronti dell'uso o meno del linguaggio
corporeo. Alcuni ambienti possono influire positivamente sull'acquisizione
di gesti ed atteggiamenti motori, mentre altri possono condizionare,
se non addirittura inibire, il linguaggio corporeo. L'allievo, che può
essere sia parte produttiva sia parte ricettiva delle nuove combinazioni
del linguaggio, migliora le sue risorse espressive e le sue capacità
di codificare e di decodificare.
IL
RUOLO DEL GIOCO NELL'EDUCAZIONE MOTORIA
Il
gioco è un'attività ancorata alla vita istintiva del bambino.
Il gioco, da un lato, è un esercizio preparatorio alla vita adulta,
costante verifica e puntualizzazione dell'esperienza acquisita, con
cui il bambino tende a realizzare un equilibrio con l'ambiente, dall'altro,
il gioco ha una funzione di simulazione, attraverso l'immaginazione
che opera liberamente sulla realtà, utilizzandola e trasformandola
a seconda dei bisogni e desideri. Ogni gioco del bambino è caratterizzato
da un impegno motorio che appare talvolta limitato, ma che spesso è
così vistoso da far ritenere che il movimento costituisca l'aspetto
di maggiore rilievo dell'attività ludica. I giochi di avviamento
allo sport sono attività individuali o collettive, organizzate
secondo regole definite, che costituiscono una iniziazione ai rituali
dello sport adulto, con gli ovvi limiti imposti dalla partecipazione
dei bambini. Si tratta, in questo caso, di avviare gli allievi alle
corse, ai salti, ai lanci, al nuoto, alla partecipazione a percorsi
e circuiti misti, e a quei giochi sportivi particolarmente adatti alla
tenera età come, il minibasket, il minivolley, il minihandball.
La partecipazione ai giochi sportivi deve evitare la specializzazione
precoce ed un agonismo esasperato. In caso contrario si ottengono risultati
negativi come:
" La limitazione delle possibili esperienze motorie
" La mancanza di uno sviluppo generale armonico
" L'abbandono precoce dell'attività sportiva.