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Motivazione
ed apprendimento motorio
01/07/2002
- Non è sempre facile per l'educatore riuscire a motivare un
bambino in vista dell'apprendimento di una determinata capacità
motoria. Svogliatezza, ritrosia, stanchezza, apatia, sono tutti segnali
di una caduta motivazionale che può essere momentanea o alla
lunga determinare un precoce abbandono dell'attività fisica e
sportiva. Per utilizzare al meglio o sollecitare la motivazione del
proprio allievo, l'educatore sportivo dovrebbe conoscere ed impiegare
un ampio repertorio di metodi e di risorse didattiche, ad esempio giochi
ed esercizi variati, capaci di stimolare la curiosità e l'esplorazione,
attività ludiche e sportive, stimoli legati al cambiamento delle
situazioni e dell'ambiente, conferme idonee a promuovere l'autostima,
l'appartenenza al gruppo e l'identificazione con l'insegnante.
" Attivazione psicofisiologica ed emotiva: è ottenibile
promuovendo e sottolineando l'importanza che può avere, dal punto
di vista del bambino, la realizzazione di una certa prestazione o la
conquista di una particolare abilità.
" Direzione dello sforzo verso un particolare fine: è ottenibile
se direttamente o indirettamente diventa importante per il bambino.
Esprimere se stesso, provare senso di pienezza e di padronanza del proprio
corpo, sono bisogni presenti in tutti i ragazzi
" Attenzione selettiva: è utile per l'apprendimento motorio
ed è ampiamente influenzata dalla motivazione
Il comportamento motivato ad apprendere è una tipica conquista
post-adolescenziale, che richiede un grande impegno da parte dell'educatore
sportivo. Ciò è possibile solo se, durante la fase di
avviamento allo sport, il bambino interiorizza, gradualmente, i valori
espressivi, agonistici, ludici e socioemotivi dello sport o dell'attività
ludica in genere
La
spinta al successo e l'affiliazione
24/06/2002
- Il bisogno di autorealizzazione si presenta come spinta iniziale all'autonomia,
per evolversi verso traguardi di efficienza e bravura, riconosciuti
ed apprezzati socialmente. Tale bisogno è particolarmente presente
nella seconda infanzia, durante la quale i bambini sopravvalutano le
loro capacità. E' solo dopo i primi anni di scuola che l'autopercezione
delle proprie capacità diviene più realistica. In altre
parole, nel progettare le proprie prestazioni il bambino tiene sempre
più conto dei successi e dei fallimenti precedenti, facendo più
tesoro della propria esperienza. Numerose ricerche, hanno dimostrato
che i fattori che orientano in misura più o meno positiva un
bambino verso l'autorealizzazione, risentono di una educazione familiare.
Da queste ricerche emerge anche che, spesso, gran parte dei genitori
di bambini avviati alla pratica sportiva, interferisce negativamente
sulla fiducia in se stessi dei propri figli e sul loro orientamento
all'autorealizzazione, attraverso un eccesso di protezionismo, di presenza,
di critica negativa. Man mano che il bambino cresce, aumenta l'importanza
che attribuisce alle relazioni con i coetanei e ai loro giudizi. Per
esempio, le motivazioni al successo scolastico o a quello sportivo,
possono perdere o aumentare di valore a seconda del giudizio espresso
dal gruppo dei coetanei. La motivazione all'affiliazione, invece, si
manifesta con il bisogno che ogni ragazzo sente di associarsi a un gruppo.
Un manifestazione affiliativi si manifesta nell'aggregazione sportiva,
inj cui il bambino sente e vede realizzato questo suo bisogno. Il bambino
inserito in un gruppo sportivo, si trova gradualmente esposto a ciò
che i sociologi e gli psicologi chiamano socializzazione secondaria,
cioè all'interiorizzazione delle norme, aspirazioni ed atteggiamenti
che caratterizzano la cultura ludico-agonistica e tecnico-espressiva
di una determinata attività sportiva
Il
Gioco
17/06/2002
- Alla base del movimento, inteso come mezzo esplorativo, espressivo
e di relazione interpersonale e sociale, c'è il gioco. E' attraverso
il gioco che il bambino fa esperienza del proprio corpo e delle sue
possibilità di entrare in rapporto con l'ambiente, ed è
mediante il gioco che i processi maturativi di tipo psico-biologico,
interagiscono con gli apprendimenti e determinano un sano sviluppo.
Da un punto di vista motivazionale, l'elemento di gioco presente in
alcune pratiche sportive, o nell'educazione motoria, assume le seguenti
caratteristiche:
" Attività che provoca piacere sensoriale
" Attività sociale di riconoscimento, di autovalutazione
e di confronto attraverso regole competitive
Il piacere che un bambino può trarre da una attività di
animazione sportiva, come può essere una seduta di ginnastica
ludica preparativa, è da collegarsi ad una situazione di gioco
nella quale vengono soddisfatti i bisogni di movimento e di relazione.
Se è a conoscenza di tutto ciò, l'educatore sportivo deve
avere cura di programmare l'attività, da una parte diversificando
ampiamente gli esercizi di gioco in modo che risultino sempre nuovi
e stimolanti, dall'altra organizzando gli stessi esercizi all'interno
di un momento relazionale soddisfacente. Più i bambini si avvicinano
alla fase adolescenziale, maggiore è l'interesse che l'insegnate
deve porre sulla situazione di gruppo. In tal moto, un elemento motivazionale
quale il bisogno di movimento, può essere finalizzato e mantenuto
all'interno di una situazione sociale gratificante
L'agonismo
17/06/2002
- L'attività sportiva è un gioco caratterizzato da finalità
agonistiche. L'agonismo è un comportamento organizzato secondo
modelli culturali ed indirizzato all'autoaffermazione competitiva e
all'espressione regolamentata dell'aggressività. Lo sport è
un dispositivo sociale che consente di istituzionalizzare, in forma
simbolica e ritualizzata, il modello comportamentale competitivo proprio
della nostra cultura. Un tipico bisogno della seconda infanzia, 6-11
anni, è quello di confrontarsi e misurarsi con gli altri. Due
bambini che gareggiano spontaneamente per superarsi, anticipano quell'esperienza
agonistica che poi verrà accolta ed organizzata dallo sport,
e sarà da questo riproposta come modello di comportamento agli
stessi ragazzi. Nell'esperienza agonistica, il bambino sviluppa l'abilità,
la stima di se e soprattutto impara a riconoscere i propri limiti nel
confronto con gli altri. Da un punto di vista educativo, l'operatore
sportivo deve considerare che lo stimolo del confronto, l'esperienza
dell'approvazione e del successo, sono opportunità educative
da offrire al ragazzo per migliorarne la disposizione all'agonismo,
favorendo così l'apprendimento motorio e l'autostima. Se, però,
l'educatore sportivo sollecita il ragazzo con aspettative troppo elevate,
si rischia di bloccare l'apprendimento e la spinta agonistica. La frustrazione,
lo scoraggiamento e l'autosvalutazione, sono sempre l'alto prezzo che
i bambini pagano per allenatori e genitori troppo ambiziosi
Le
motivazioni specifiche alle competenze motorie
03/06/2002
- Le motivazioni allo sport e alle attività ludico-motorie organizzate
si dividono in due gruppi:
" Motivazioni primarie: gioco ed agonismo
" Motivazioni secondarie: autorealizzazione e affiliazione
Le primarie raccolgono alcune motivazioni, sottostanti al gioco e all'agonismo,
comuni a tutti i bambini, ma ovviamente risentono delle differenze individuali.
Esse hanno una caratterizzazione prevalentemente psicologica, cognitiva
ed emotiva, anche se canalizzate entro modelli culturali socialmente
appresi. Sulle motivazioni secondarie, incidono maggiormente sia i bisogni
tipici della personalità del bambino, come nel caso dell'autorealizzazione,
sia le sollecitazioni affiliative con cui è possibile sperimentare
contesti di gioco, di confronto e di identificazione. L'integrazione
equilibrata di questi fattori motivazionali è il presupposto
perché il bambino sperimenti, nell'ambito dell'educazione motoria
e dell'avviamento allo sport, situazioni soddisfacenti per i suoi bisogni
di crescita e di esperienza. Infatti, l'attività sportiva infantile,
o pre adolescenziale, deve contenere ampie opportunità di gioco
rispetto a quelle agonistiche, che sono molto importanti in età
adolescenziale
Le
motivazioni generali alle competenze motorie
28/05/2002
- Nel periodo evolutivo, un importante fattore motivazionale è
dato dal bisogno del bambino di sviluppare quelle competenze che gli
permettono di agire sull'ambiente e di stabilire una relazione positiva
con il contesto sociale. Il bisogno di conoscere, e quindi di sviluppare
adeguate capacità sul piano percettivo-motorio, è senz'altro
un'esigenza importante per il bambino. L'organizzazione della struttura
mentale e la sua capacità di adattamento e di riorganizzazione,
consentono al bambino di incorporare nella sua esperienza vari aspetti
della realtà e il modo di utilizzarli e modificarli. Ad esempio,
quando un bambino impara ad andare in bicicletta, deve costruirsi un
programma motorio che gli permetta effettivamente un'adeguata sincronia
di movimenti. Alla base di tale processo, possiamo scoprire una componente
motivazionale connessa con l'esigenza di sperimentare e sviluppare le
abilità legate all'andare in bicicletta. Ma tale motivazione,
per potersi attivare orientandosi verso precisi modelli d'azione motoria,
ha bisogno di un contesto sociale, capace di dare significati positivi
a certi movimenti. Inoltre, quell'abilità diviene per il bambino
un obiettivo desiderato se è mediata da persone per lui significative,
come un genitore, un compagno, un insegnante sportivo. Infine, la conquista
di una abilità motoria, si trasforma nel bambino in un aumento
del livello della propria autostima, ovvero in una maggiore fiducia
nelle proprie capacità
Motivazioni
intrinseche e motivazioni estrinseche
20/05/2002
- Alcuni psicologi hanno individuato, oltre ai meccanismi motivazionali
intrinseci, attivati cioè dai bisogni del bambino, anche motivazioni
estrinseche. Queste ultime sono identificabili con le tecniche di rinforzo,
di approvazione o punizione da parte dell'adulto nei confronti del desiderio
o meno del comportamento infantile. La motivazione estrinseca dipende
dal controllo che l'adulto effettua sul comportamento spontaneo del
bambino e del ragazzo attraverso ricompense o punizioni. Si pensi, ad
esempio, al caso di un padre che imponga al figlio di giocare a pallone,
o lo incoraggi, cercando attraverso gratificazioni di motivarlo verso
una presunta carriera di calciatore. Si può dire che uno dei
compiti pedagogici fondamentali per l'educatore è quello di liberare
il bambino da questa motivazione esterna. Ciò vale soprattutto
nel caso dell'attività sportiva, che, se privata della sua dimensione
ludica e della scelta spontanea, finisce per esaurire rapidamente per
la spinta motivazionale. Inoltre, l'educatore sportivo non deve mirare
tanto a rinforzare taluni comportamenti motori a scapito di altri, ma
deve mettere il bambino in condizione di acquisire una serie di competenze
motorie e di modelli di comportamento agonistico attraverso cui, in
un secondo momento, possano esprimere le sue motivazioni intrinseche.
Queste ultime sono le uniche in grado di sostenere, nel tempo, la costanza
di una scelta motivata. L'operatore sportivo e l'insegnante che operano
con i ragazzi nel campo dell'avviamento allo sport, dovrebbe utilizzare
tutte le motivazioni spontanee collegate al gioco e al piacere di muoversi.
Ciò per sollecitare non tanto l'acquisizione di programmi motori
specialistici, quanto quella di una più ampia gamma di risorse
motorie applicabili al maggior numero di discipline sportive
La
motivazione al movimento e allo sport: definizione e campo di applicazione
12/05/2002
- Nella seconda infanzia, 6-11 anni, particolare rilievo assumono le
motivazioni orientate verso le attività di sviluppo. Lo sport
ed il gioco rientrano in questo tipo di attività. Il termine
motivazione si accompagna a parole come bisogno, desiderio, pulsione,
interessi. Nella situazione concreta il processo motivazionale, che
ha luogo nell'individuo, non è facilmente percepibile da un osservatore
esterno, e talora neppur dall'individuo stesso. Molte motivazioni, tra
loro eterogenee, sono frequentemente espresse dal medesimo comportamento:
un bambino gioca a pallone in una squadra, sia perché così
può muoversi e divertirsi, sia perché pensa di diventare
ricco e famoso. Ad esempio un bambino può apparire privo di interessi
verso lo sport e poco motivato alle attività di movimento, solo
perché teme di non riuscire, di fare brutta figura, insomma di
pregiudicare la propria autostima. L'operatore sportivo, in quanto educatore,
può intervenire per sviluppare gli schemi e le capacità
motorie solo se riesce ad utilizzare e a mantenere elevate nel tempo
le motivazioni dei suoi allievi. Inoltre, l'operatore sportivo, dovrebbe
esser in grado non solo di individuare le motivazioni di partenza di
ogni bambino, ma anche di sostenere il loro cambiamento man mano che
il bambino cresce. Non tutte le capacità di impegno fisico e
la disponibilità ad apprendere le abilità motorie, tuttavia,
richiedono una spiegazione motivazionale. Un bambino può dare
migliori risultati di un altro perché possiede un miglior potenziale
di sviluppo, oppure perché l'organismo è meglio organizzato
LA
FORMAZIONE DELLA PERSONALITÀ
La finalità
generale dell'educazione consiste nell'aiutare ogni allievo a realizzare
lo sviluppo integrale ed ottimale della sua personalità. La personalità
di un individuo è una realtà complessa. In essa è
possibile identificare alcune aree fondamentali che sono tra loro fortemente
integrate:
· Area corporea
· Area emotivo-affettiva
· Area intellettuale
· Area morale-sociale
Lo sviluppo è integrale se l'educazione promuove tutti gli aspetti
della personalità. E' ottimale se l'educazione realizza il massimo
delle potenzialità in rapporto alla condizione psico-fisica dell'allievo.
Gli aspetti della personalità sono caratterizzati da una pluralità
di strutture e di funzioni, che tendono a svilupparsi e ad integrarsi
secondo modalità proprie di ogni stadio evolutivo e secondo ritmi
propri per ogni individuo. I fattori che intervengono nel processo di
formazione della personalità, sono di natura organica ed ambientale.
I fattori organici consistono essenzialmente in un corredo di predisposizioni
ed attitudini iscritto nel codice genetico. Tra i fattori ambientali,
grande rilevanza assume il sistema educativo istituzionale. L'educazione
motoria, come componente dell'educazione scolastica, contribuisce allo
sviluppo delle varie aree della personalità. Oltre a garantire
una crescita fisica e psicologica armonica, essa favorisce i processi
di approfondimento scolastico ed il conseguimento di abilità
logico-operative, migliora il grado di socializzazione e arricchisce
la partecipazione emotiva degli allievi. Ma l'educazione motoria può
essere intesa più strettamente come educazione al movimento,
con riferimento all'attività libera e spontanea del corpo, finalizzata
o meno, che rientra nel concetto di motricità.
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