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Sport e fitness
Consigli per chi corre

di Stefano Venditti

L'ALLENAMENTO INTERVALLATO

Nell'impostazione della preparazione di un podista, dopo che sono stati sviluppati gli aspetti fisiologici di base, efficienza respiratoria, maggior gittata cardiaca, aumento della rete dei capillari, aumento dei mitocondri e degli enzimi assodativi, che determinano già consistenti incrementi del rendimento fisico, per puntare ad ulteriori e più consistenti miglioramenti, è necessario qualificare l'allenamento.

Con questo termine s'indica l'introduzione, nel piano d'allenamento, di stimoli allenanti più consistenti per quanto riguarda i ritmi di corsa. E' facile intuire che quando si corre più velocemente si riduce la possibilità di correre a lungo. In pratica la quantità e la qualità dell'allenamento procedono in maniera indirettamente proporzionale.

All'aumentare di un aspetto c'è la riduzione dell'altro. Correre a ritmi veloci determina nell'organismo adattamenti molto specifici per le prestazioni di resistenza, come ad esempio un ritardo nella produzione e nell'accumulo dell'acido lattico, incremento della soglia anaerobica, un miglioramento nella capacità dei muscoli ad utilizzare l'ossigeno, una maggior sopportazione e smaltimento dell'acido lattico.

Naturalmente, la corsa ad andature sostenute ha tempi limitati d'applicazione e si riesce a sottoporre l'organismo solo per brevi periodi ad elevate intensità, pena lo scadimento del rendimento.

Ciò nonostante, per sollecitare adeguatamente l'organismo è necessario svolgere anche un certo carico, e quindi bisogna strutturare la seduta inserendo periodi di recupero, durante i quali c'è un parziale ristabilimento delle funzioni degli apparati sollecitati durante la frazione corsa veloce.

L'alternanza di periodi di corsa più o meno veloce con periodi di recupero rientra nella modalità dell'allenamento intervallato. Per strutturare una seduta intervallata si agisce su vari parametri: l'intensità dello sforzo, il ritmo di corsa, la durata dello sforzo o distanza da percorrere, il numero delle ripetizioni e il tempo di recupero. Modulando questi parametri si agisce su differenti qualità fisiologiche.

Ad esempio per aumentare la soglia anaerobica è importante correre ad una velocità prossima (il 23% in più o in meno) a quella della soglia stessa. Non avrebbe senso invece correre più forte perché si produrrebbe più acido lattico e la componente anaerobica sarebbe più elevata, con poca o nessuna influenza nel miglioramento del parametro ricercato.

Per ulteriori e più precise informazioni si può visitare il sito www.orlandopizzolato.com, oppure scrivere una e-mail all'indirizzo Pizzorl@keycomm.it

Le sedute di allenamento intervallato si differenziano in base alla distanza da percorrere durante le prove ripetute.
Ripetute brevi (da 200 a 400 metri): sono utili per migliorare le componenti anaerobiche. Con riferimento al proprio primato sui dieci chilometri, al chilometro si deve correre: 40 secondi sui 200 metri, 30 secondi sui 300 metri, 20 secondi sui 400 metri. I tempi di recupero devono essere adeguatamente lunghi proprio per mantenere un elevato rendimento. Per le ripetute sui 200 metri, il recupero dura 1 minuto, per quelle di 300 metri dura 1.10/1.15, per quelle sui 400 metri dura invece 1.15/1.20.
Ripetute medie (dai 500 ai 500 metri): consentono di sviluppare le qualità anaerobiche, ma in maniera meno accentuata perché lo sforzo è più lungo. Con riferimento al proprio primato sui dieci chilometri, al chilometro si deve correre: 10 secondi sui 500 metri, 6 secondi sugli 800 metri, 5 secondi sui 1000 metri. I tempi di recupero, meglio se attivo, fatto cioè correndo a ritmo molto lento, non sono molto lunghi per adattarsi a correre in presenza di una modesta quantità di acido lattico tanto che la durata del recupero è in rapporto di 1 a 1 rispetto alla durata della prova. Ad esempio, se si corrono 500 metri in 1.45, la durata del recupero è di 1.45. Se si corrono 1000 metri in 3.30, il recupero è di 3.30.
Ripetute lunghe (dai 2 ai 5 chilometri): sono utili per migliorare la potenza aerobica, innalzare la soglia anaerobica, e la capacità aerobica, resistenza a ritmi sostenuti. Con riferimento al proprio primato sui dieci chilometri, le prove di 2 chilometri si fanno allo stesso ritmo, i 3 chilometri invece 5-7 secondi più lentamente, e 10 secondi per i 5 chilometri. I tempi di recupero sono contenuti, per ricreare le stesse situazioni di gara, con rapporto di 1 a 0,5 ma con un massimo di 5 minuti.
L'interval training (da 200 a 400 metri): differisce dalle ripetute brevi perché è dato più risalto all'aspetto quantitativo: l'obiettivo è di correre molte prove, per esempio 15-20, perciò non servono tempi lunghi di recupero, anzi, di solito sono limitati ad 1-1.15. Chi non è molto allenato e vuol iniziare l'allenamento intervallato, utilizza la metodica dell'interval training friburghese che prevede una pausa di recupero tanto lunga da far scendere la frequenza cardiaca a 120 pulsazioni.
Fartlek: E' un metodo di allenamento intervallato da correre in natura, su distanze varie. E' un tipo di seduta autogestita poiché, mancando volutamente dei riferimenti sulle distanze, si corre basandosi sulle proprie sensazioni. I tratti da correre velocemente possono essere di varia durata, 1, 2, 3 minuti, nell'ambito della stessa seduta, oppure si possono fissare delle durate predefinite, per esempio 15 x 1 minuto, oppure 8 x 3 minuti, eccetera, ed anche correre in funzione dell'andamento del tracciato, salite, discese, falsipiani, tratti in erba o sterrati, eccetera. Anche il tempo di recupero è vario, ma è bene fare riferimento ai criteri riportati per le ripetute sulle varie distanze.


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