Nell'impostazione della preparazione
di un podista, dopo che sono stati sviluppati gli aspetti fisiologici
di base, efficienza respiratoria, maggior gittata cardiaca, aumento
della rete dei capillari, aumento dei mitocondri e degli enzimi assodativi,
che determinano già consistenti incrementi del rendimento fisico,
per puntare ad ulteriori e più consistenti miglioramenti, è
necessario qualificare l'allenamento.
Con questo termine s'indica
l'introduzione, nel piano d'allenamento, di stimoli allenanti più
consistenti per quanto riguarda i ritmi di corsa. E' facile intuire
che quando si corre più velocemente si riduce la possibilità
di correre a lungo. In pratica la quantità e la qualità
dell'allenamento procedono in maniera indirettamente proporzionale.
All'aumentare di un aspetto
c'è la riduzione dell'altro. Correre a ritmi veloci determina
nell'organismo adattamenti molto specifici per le prestazioni di resistenza,
come ad esempio un ritardo nella produzione e nell'accumulo dell'acido
lattico, incremento della soglia anaerobica, un miglioramento nella
capacità dei muscoli ad utilizzare l'ossigeno, una maggior sopportazione
e smaltimento dell'acido lattico.
Naturalmente, la corsa ad andature
sostenute ha tempi limitati d'applicazione e si riesce a sottoporre
l'organismo solo per brevi periodi ad elevate intensità, pena
lo scadimento del rendimento.
Ciò nonostante, per
sollecitare adeguatamente l'organismo è necessario svolgere anche
un certo carico, e quindi bisogna strutturare la seduta inserendo periodi
di recupero, durante i quali c'è un parziale ristabilimento delle
funzioni degli apparati sollecitati durante la frazione corsa veloce.
L'alternanza di periodi di
corsa più o meno veloce con periodi di recupero rientra nella
modalità dell'allenamento intervallato. Per strutturare una seduta
intervallata si agisce su vari parametri: l'intensità dello sforzo,
il ritmo di corsa, la durata dello sforzo o distanza da percorrere,
il numero delle ripetizioni e il tempo di recupero. Modulando questi
parametri si agisce su differenti qualità fisiologiche.
Ad esempio per aumentare la
soglia anaerobica è importante correre ad una velocità
prossima (il 23% in più o in meno) a quella della soglia stessa.
Non avrebbe senso invece correre più forte perché si produrrebbe
più acido lattico e la componente anaerobica sarebbe più
elevata, con poca o nessuna influenza nel miglioramento del parametro
ricercato.
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ulteriori e più precise informazioni si può visitare il
sito www.orlandopizzolato.com,
oppure scrivere una e-mail all'indirizzo Pizzorl@keycomm.it
Le sedute di allenamento intervallato
si differenziano in base alla distanza da percorrere durante le prove
ripetute.
Ripetute brevi (da 200 a 400 metri): sono utili per migliorare le componenti
anaerobiche. Con riferimento al proprio primato sui dieci chilometri,
al chilometro si deve correre: 40 secondi sui 200 metri, 30 secondi
sui 300 metri, 20 secondi sui 400 metri. I tempi di recupero devono
essere adeguatamente lunghi proprio per mantenere un elevato rendimento.
Per le ripetute sui 200 metri, il recupero dura 1 minuto, per quelle
di 300 metri dura 1.10/1.15, per quelle sui 400 metri dura invece 1.15/1.20.
Ripetute medie (dai 500 ai 500 metri): consentono di sviluppare le qualità
anaerobiche, ma in maniera meno accentuata perché lo sforzo è
più lungo. Con riferimento al proprio primato sui dieci chilometri,
al chilometro si deve correre: 10 secondi sui 500 metri, 6 secondi sugli
800 metri, 5 secondi sui 1000 metri. I tempi di recupero, meglio se
attivo, fatto cioè correndo a ritmo molto lento, non sono molto
lunghi per adattarsi a correre in presenza di una modesta quantità
di acido lattico tanto che la durata del recupero è in rapporto
di 1 a 1 rispetto alla durata della prova. Ad esempio, se si corrono
500 metri in 1.45, la durata del recupero è di 1.45. Se si corrono
1000 metri in 3.30, il recupero è di 3.30.
Ripetute lunghe (dai 2 ai 5 chilometri): sono utili per migliorare la
potenza aerobica, innalzare la soglia anaerobica, e la capacità
aerobica, resistenza a ritmi sostenuti. Con riferimento al proprio primato
sui dieci chilometri, le prove di 2 chilometri si fanno allo stesso
ritmo, i 3 chilometri invece 5-7 secondi più lentamente, e 10
secondi per i 5 chilometri. I tempi di recupero sono contenuti, per
ricreare le stesse situazioni di gara, con rapporto di 1 a 0,5 ma con
un massimo di 5 minuti.
L'interval training (da 200 a 400 metri): differisce dalle ripetute
brevi perché è dato più risalto all'aspetto quantitativo:
l'obiettivo è di correre molte prove, per esempio 15-20, perciò
non servono tempi lunghi di recupero, anzi, di solito sono limitati
ad 1-1.15. Chi non è molto allenato e vuol iniziare l'allenamento
intervallato, utilizza la metodica dell'interval training friburghese
che prevede una pausa di recupero tanto lunga da far scendere la frequenza
cardiaca a 120 pulsazioni.
Fartlek: E' un metodo di allenamento intervallato da correre in natura,
su distanze varie. E' un tipo di seduta autogestita poiché, mancando
volutamente dei riferimenti sulle distanze, si corre basandosi sulle
proprie sensazioni. I tratti da correre velocemente possono essere di
varia durata, 1, 2, 3 minuti, nell'ambito della stessa seduta, oppure
si possono fissare delle durate predefinite, per esempio 15 x 1 minuto,
oppure 8 x 3 minuti, eccetera, ed anche correre in funzione dell'andamento
del tracciato, salite, discese, falsipiani, tratti in erba o sterrati,
eccetera. Anche il tempo di recupero è vario, ma è bene
fare riferimento ai criteri riportati per le ripetute sulle varie distanze.