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Storia e Cultura
 

di Patrizia Tomeo


PIANA DEL FIUME VOLTURNO
tra Storia e Paesaggio

La Pianura dell'alto corso del fiume Volturno si fa iniziare dalle sorgenti, a Castel S.Vincenzo, fino a sud di Venafro.
E' uno scorcio del Molise di interesse geologico-ambientale, nonché storico, elementi questi indissolubili nel cammino della storia dell'uomo che si è adattato alle condizioni naturali o che se ne è servito, utilizzandole al meglio.
Il paesaggio che si presenta all'occhio di un osservatore è l'insieme di diverse componenti che si equilibrano tra loro, in misura gradevole ma non altrettanto così facilmente distinguibile, sono sistemi interagenti, dalla geologia all'ecologia.
Lungo il corso del fiume Volturno, dal suo nascere, Sorgente Capo Volturno, si individuano subito gli elementi attuali della sua morfologia, ma sono altresì evidenti le tracce della sua genesi e dei mutamenti di cui è stato interessato.
Il fiume Volturno prende origine dalla sorgente di Capo Volturno (6500 l/s) alla base di M. della Rocchetta, connesso strutturalmente e idrogeologicamente al complesso dei Monti della Meta comprendendo una superficie di 240 km2.
Il determinarsi di una sorgente è contestuale al formarsi dei rilievi, complessi rocciosi capaci di fungere da serbatoio, in cui attivarsi una circolazione idrica sotterranea e sostenere una falda acquifera di base; nei punti di affioramento della falda si determinano emergenze sorgentizie come quella appunto del f.Volturno.
L'inizio della formazione dei rilievi è databile intorno a 1,2 milioni di anni b.p., (Pleistocene inf.).
Le acque attivano una dissoluzione delle rocce, carsismo, costituite da carbonato di calcio [Ca(CO3)] arricchendosi di bicarbonato di calcio [Ca(HCO3)2], disciolto; alla fuoriuscita sorgentizia, per effetto dell'allontanamento della CO3 si ha la precipitazione di [Ca(CO3)] con la conseguente genesi di travertini.
I travertini denominati di Rocchetta a Volturno, costituiscono una placca pari ad alcuni km3 depositatasi negli ultimi 75.000 e pertanto di rapido accumulo; hanno incrostato e modificato l'originario pendio formato dalle rocce affioranti e dalle stesse alluvioni del f.Volturno, spostandone il corso di circa un chilometro verso oriente.
La deposizione coincide con l'ultima glaciazione (Wurm , durata nel periodo compreso tra 70-10.000 anni fa) alimentata da enormi volumi di acque stoccati dai ghiacciai presenti.
Dopo questo primo tratto, caratterizzato da cascate e dall'incunearsi tra gole, con un effetto di incisione e approfondimento, il fiume subisce una deviazione verso nord, formando un percorso ad ansa, per effetto della deposizione del banco di travertino; subito dopo viene alimentato da corsi d'acqua laterali, a carattere torrentizio, con apporto di masse idriche e solide, come il Rio, il Rio Acquoso, T.Vandra, il Rio Chiaro., T.Ravindola, f.Sava con la formazione di caratteristiche conoidi alluvionali.
All'inizio, l'apporto solido degli affluenti determinò sicuramente delle condizioni di alluvionamento, cioè il formarsi di una pianura con una superficie estesa da Isernia fino a Venafro, tuttavia, con dovute differenziazioni!
Difatti le fasi di sollevamento dei rilievi, neotettonica, compresa in un periodo tra 1,2-0,5 m.a., tipica di tutta la catena appenninica, determina un sollevamento anche delle zone di pianura con l'effetto dell'approfondimento del corso d'acqua e di tutto il sistema idrografico; questo comporta il dissecarsi dei depositi alluvionali, la formazione di incisione e di forme pianeggiante posti in alto, terrazzi, in sommità, testimonianza di una antica superficie pianeggiante.
Di queste forme, nel tratto mediano di Valle Porcina, se ne apprezzano almeno tre ordini, cioè si sono avuti almeno tre riprese di approfondimento, con relative superfici poste, così, a diverse quote.
In corrispondenza di Venafro, qualche elemento strutturale, faglie, o altre eventi, quali le eruzioni vulcaniche del vicino Roccamonfina ha determinato una evoluzione diversa tale che a sud del ponte di 25 Archi non si hanno terrazzamenti.
Attualmente il corso del fiume presenta un alveo tipo bread strem, con la possibilità di divagare nel proprio alveo, in braccia diverse, per poi evolvere al termine, in un tipo meandriforme.
In maniera caratteristica, si possono osservare depositi a margine e al centro del fiume, barre, che in occasione delle piene sono del tutto ricoperte dalla superficie dell'acqua di piena, spostate e ricostituite in tratti diversi ad opera del flusso idrico; a sud di Venafro si ha la zona umida de Le Mortine.
La geologia della piana è stata oggetto di numerose interpretazioni va ricordata per specificità e per importanza storica, la versione fornita da Leopoldo Pilla (1805-1848), insigne geologo nato a Venafro.
In una memoria riportata nel IV fascicolo degli Annali Civili dell'ex Regno delle due Sicilie nell'anno 1833, il Pilla fornisce una teoria sull'origine dei travertini e della piana del f.Volturno: l'esistenza della placca di travertino di Rocchetta, di 446 piedi di altezza, prende origine con l'esistenza di un lago di profondità di circa 1084 piedi, il cui livello raggiungeva gli abitati di S.Vincenzo e di Castellone racchiuso dai rilievi circostanti,e da vari monticelli e colli ,
A seguito di eventi disastrosi e rovinosi il lago dirompe tale che il Volturno "… può considerarsi come surto immediatamente dopo l'inabissamento del lago. "
Francesco Lucenteforte, di Venafro, riporta questa memoria nella sua Monografia fisico-morale di Venafro, rifacendosi inoltre alle teorie dell'illustre geografo Stoppani, ipotizza la formazione del lago ad un'origine glaciale, tale che al ritiro delle lingue glaciali si ebbe un collassamento delle morene laterali e frontali con l'effetto di una "…subitanea e furiosa corrente che venne ad inondare la nostra pianura."
Dal punto di vista ecologico, le barre rappresentano degli habitat insostituibili, sede di nicchie di riproduzione, riparo di molteplici specie animali, pesci, anfibi, rettili, nonché dell'attecchimento di specie vegetali; queste hanno il compito di stabilizzare le barre mediante l'apparato radicale, mediante specie idrofile e altre in superficie, costituiscono habitat per uccelli che nidificano.
Nello specchio di acqua sorgivo grossi ammassi di erbe galleggianti accolgono il nido della Gallinella d'acqua (Gallinula cloropus), anatre, Marzaiola (Anas querquedula), l'Alzavola (Anas crecca ) e la Moretta (Ardea cinerea).
Dopo l'affluenza del T.Rio, il Volturno muta repentinamente, attraversando una gola caratterizzata dalla presenza di potenti macigni distaccati dalle pareti con l'effetto di sbarrare il flusso del fiume e creare in alcuni punti profonde vasche nei cui anfratti trova riparo la Trota di torrente (Salmo trutta fario) .
L'alterazione di un ambiente complesso e variegato può dipendere sia da immissioni di tipo chimico, quanto a interventi antropici di risagomature, con l'annullamento delle nicchie rendendo amorfo e geometricamente inospitale un sistema vivo.
La risorsa acqua, quanto l'incunearsi del corso del fiume verso le parti impervie dell'alto Molise ha fatto si che la piana del Volturno è stata oggetto da sempre di insediamenti:
amigdale: testimonianza del Paleolitico inferiore (300-400.000)
La testimonianza più antica della presenza dell'uomo, oltre all' accampamento di La Pineta, in quest'area è data da bei esemplari di amigdale ( 23 cm ), dissepolta nei pressi di Ceppagna.
Secondo le credenze popolari, come riportato da G.Cimorelli," i nostri contadini, credono dunque, che quando il fulmine cade a terra prende forma di freccia pietrificandosi, e sprofonda a circa due metri nel suolo, e che innalzandosi di circa trenta cm all'anno, dopo sette anni torni in superfici.Chiamano queste pietre saette o tuoni, seconda la forma che pesentano e vi annettono diversi pregiudizi: alcuni le ritengono preservatrici dal fulmine e le portano addosso quali amuleti, con superstizioso rispetto, spesso incastrandoli di oro e di argento: altri al contrario ritenendole provocatrici del fulmine stesso, le fuggono con raccapriccio "
Sanniti:
L'origine dei Sanniti risale al V sec.a.C, popolazione il cui territorio coincideva con il Molise, le province di Benevento, Avellino e parte della provincia de L'Aquila; senza dubbio il ceppo originario di appartenenza era quello degli Umbro-Sabelli che, per effetto delle primavere sacre (Ver Sacrum) migrarono nel Sannio guidati , secondo la legenda da un bue, loro animale totemico che li condusse nella fertile pianura dove poi sarebbe sorta Bovianum .
I Sanniti, secondo quanto sprezzamente riportato dalla storico romano Livio (X, 46.5) erano montani atque agrestes, in effetti l'economia di tali genti era in gran parte legata all'agricoltura praticata nelle vallate e l'allevamento del bestiame, specie di pecore, praticando la transumanza .
Per effettuare tali spostamenti i Sanniti si servivano di tratturi, sentieri larghi anche 100 metri, che collegavano i pascoli in altura del periodo estivo con quelli a valle del periodo invernale. Di uno di questi tratturi, si parla della celebre iscrizione di Saepinum risalente all'età di dell'imperatore Marco Aurelio.
Nell'82 a.C., dopo un lungo periodo di conflitti si ha la battaglia finale con i Romani, sancendo la conclusione del ciclo storico dei Sanniti e il completo dominio di Roma; le condizioni di vita cambiarono totalmente, i terreni fertili furono messi a coltura, le città come Aesernia, Venafum, Sepino e Bovianum si arricchirono di acquedotti, anfiteatri e strade. Come riportato dalla Tabula Peutinger a nord della Valle passava la Via Numicia, (attuale S.S.17) che da Alfedena, attraverso Rionero Sannitico giungeva ad Isernia e di qui a Benevento e a Brindisi; da Isernia si dipartiva una seconda arteria attraverso Capriati, Alife e Sepino fino a Benevento. Tale strada attraversava il fiume Volturno per mezzo del Ponte Latrone in prossimità del quale sorgeva San Giovanni in Coppitellis, abbandonato poi in favore di Roccaravindola Alta a seguito del crollo ponte stesso.
L'aquedotto romano (cuniculus) o venafrano venne costruito per trasportare le acque a scopo alimentare ed irriguo dalle sorgenti del Volturno ; fu realizzato interamente sottoterra , lungo 25 km, largo 0,70 m e alto 1,40. Alla fine del 1700 , in località triverno viene rinvenuta nella proprietà di Cosmo De Utris la Tavola Acquaria risalente al 26 a.C. , ovvero un regolamento scritto su una lastra di roccia, 1,70 x 1, con cui l'imperatore Augusto dettava le condizioni per la manutenzione e la disciplina dell'acquedotto.
La fondazione dell'abbazia di Castel S.Vincenzo si fa risalire al 703 quando tre nobili beneventani, Paldo Tato e Taso, alla ricerca di un luogo lontano per poter far vita di penitenza secondo la regola benedettina, su pressione delle famiglie, furono convinti a recarsi due chiese dedicate al martire; questo è riportato dal Cronicon Vulturnense, scritto dal monaco Giovanni tra il 1110 e il 1130.
Cronicon Vulturnense
Il Cronicon costituisce un documento di raccolta riguardante la storia del Monastero di S.Vincenzo; inizialmente l'Abate Gerardo, il primo del nuovo monastero di S.Vincenzo, dopo la distruzione dei saraceni nell'881, aveva in progetto di compilare una esposizione
semplice ed ordinata dei nomi degli abati succedutisi e delle loro azioni più salienti, ma nello stesso periodo l'abate di Montecassino, Oderisio, aveva dato incarico di ricostruire la storia del monastero a Leone Morsicano.
Fu allora che l'Abate Gerardo affidò il compito al monaco Giovanni di compiere similmente la stessa opera; Giovanni concepì il suo lavoro con l'ambizioso programma di raccogliere da un lato le antiche storie universali, che serbavano memoria di tutta la storia dell'umanità e dall'altro, la documentazione degli archivi del monastero, privilegi e diplomi di papi, imperatori e re, donazioni devote di privati, per dipingere un grande affresco, in cui la storia del monastero fosse inquadrata in quella più vasta del genere umano.
Il cronista si servì di molti testi preesistenti, fra cui un catalogo degli abati, un documento sul sacco di arabo; si trovano inclusi testi antichi, quali la storia della fondazione di San Vincenzo, diplomi, come anche la trascrizione di fatti tramandati dai membri più anziani.

Alto medievo:

Incastellamento
Con questo termine si suole indicare quel particolare fenomeno storico che in gran parte dell'Europa Occidentale, tra la fine del IX e gli inizi dell'XI secolo, portò al grande proliferare della costruzione di nuovi castelli. Questi vengono eretti e controllati, sulle terre di loro proprietà dai privati cittadini; si trattava di potenti proprietari terrieri locali, che approfittando della dissoluzione dello stato carolingio, si accentravano tutta una serie di diritti pubblici, come quello di amministrare la giustizia, quello di levare le tasse o quello di organizzare uomini armati. Questi diritti venivano esercitati quindi sull'area da loro controllata, in forme signorili, proprio in virtù del castello che diveniva una garanzia delle funzioni pubbliche, avendo in cambio privilegi, cioè condizioni di favore quali concessioni, donazioni di diritti, di prerogative, di immunità o di esenzione di tributi.
Nel tentativo di rimettere riorganizzare il patrimonio dell'abbazia, dopo la devastazione dei saraceni, si ricorse all'alienazione di terre, dietro contratto ventinovennale con l'obbligo di migliorarle e del pagamento del censo; nel 973 l'abbazia di San Vincenzo ottiene dall'imperatore il privilegio dello ius castellandi: l'abate ha la facoltà di costruire torri e castelli in tutti i possedimenti monastici con l'assicurazione che egli e i suoi successori potranno sempre tenerli in libera proprietà.
Vennero così eretti castelli e fondati villaggi che diverranno in seguito veri e prorpri centri abitati: Scapoli, Castel S.Vincenzo, Cerro al Volturno, Colli al Volturno, Fornelli, Acquaviva, Rionero, Montenero, Cerasuolo, Montaquila, Filignano

Il Codice Cassinese 697 - (XVII sec.)

Sul finire del XVII secolo le terre dell'Alta Valle del Volturno furono riammesse sotto la giurisdizione spirituale dell'Abbazia di Monteccassino .L'allora vicario generale D.Erasmo Gallotta raccolse un ingente quantità di dati sulle "terre che nei secoli passati erano soggetto nel spirituale e temporale alla celeberrima abbazia di S.Vincenzo…". Le notizie raccolte vennero successivamente trascritte nel. Cod.Cass.697 e conservate negli archivi della Abbazia di Montecassino. Esse ci offrono un interessante quadro dello stato della diocesi nei primi anni del 1700.


BIBILIOGRAFIA
Geomorfologia, Castiglioni, UTET
L'Alta Valle del Volturno, 1999, T.Paolone, Ed.Paladino
I travertini di Rochetta aVolturno (Molise): datazioni con 230 Th e modello deposizionale, 1988, L.Brancaccio et alii, Mem.Soc.Geol.It., 41
La sorgente di Capo Volturno in rapporto alle condizioni geoidrogeologiche e strutturali del Monte della Rocchetta e dei Monti della Meta, ( 1968) A.V. Damiani, Boll. Soc. Natur. In Napoli, 78
Monografia fisico-economico-morale di Venafro, (1877) F.P. Lucenteforte, Tip.Cifarelli
Dalla formazione geologica al popolamento storico del territorio di Venafro, G.Morra, Samnium, 1992.
L'età della pietra nel territorio venafrano, 1910, G.Cimorelli, Pescara.
Studi per l'ecologia del Quaternario -Piana di Venafro, 1985, F.Vianello, M.L. D'Orsi, Studi per l'ecologia del Quaternario n. 7.
Leopoldo Pilla - Scienziato e martire del Risorgimento, 1992, Amministrazione Comunale di Venafro.
Storia del Molise, Storie Regionali, Massullo. G, 2000, vol.2, Ed. Laterza.
L'età della pietra nel territorio venafrano, 1910, G.Cimorelli,

Emergenze archeologiche nell'alta valle del Volturno


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