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Storia e cultura
 

Firenze vive ancora dei benefici degli investimenti di Lorenzo de' Medici...


APPELLO PER LA CULTURA

Nuova linfa alla società molisana

Un nutrito gruppo di operatori culturali molisani  (scrittori, studiosi, soci di associazioni culturali, intellettuali, giornalisti, professori, artisti, attori, etc…) hanno elaborato e firmato il seguente APPELLO PER LA CULTURA con l’intenzione di stimolare i responsabili delle Istituzioni ad una maggiore attenzione ai temi culturali, nella convinzione che solo l’ampliamento degli orizzonti culturali potrà dare nuova linfa all’azione politica e sociale per lo sviluppo della società molisana.

Ecco il testo completo:
Quando la sensazione di vuoto riempie i percorsi della nostra esistenza, individuale e collettiva, fino ad allargare progressivamente la distanza tra realtà ed ideali, tra noi e gli altri, tra il vero e il superfluo, ci domandiamo cosa manchi, cosa serva, a colmare i limiti di un equilibrio che sembra rompersi sotto i nostri stessi piedi, sotto le fondamenta stesse del nostro cosiddetto vivere civile.

E le condizioni di un popolo, di una regione – la nostra – non possono ne’ potranno mai risollevarsi se non con il lievito di un consapevole dibattito culturale che allarghi gli orizzonti ben oltre il tran tran quotidiano della semplice amministrazione – peraltro inadeguata – dell’esistente.

Così come è accaduto fino ad oggi. E le dinamiche del confronto politico – centro, centro-sinistra, centro-destra – mai hanno saputo coerentemente prendere atto di quanto la cultura debba essere al centro di una vera azione di sviluppo delle capacità morali, sociali, economiche, politiche e in ultima analisi civili di una terra e dei suoi cittadini.

Da dove possono venire – aveva detto una volta Albert Einstein – le forze necessarie a una tale marcia in avanti? Soltanto da coloro ai quali è stata offerta la possibilità di fortificare il proprio spirito attraverso gli studi e di allargare il proprio orizzonte”.

Eppure fino ad oggi, ed oggi ancor più di prima, nel Molise la cultura – e quindi gli attivisti culturali, le associazioni, gli intellettuali, gli operatori della scuola e dell’università – è stata sempre intesa come l’ultima ruota del carro, utile tutt’al più a rappresentare un gioco d’immagine, un palliativo alle reali lotte di interessi dei partiti, dei gruppuscoli, delle conventicole, delle lobby di ogni genere e colore, sempre e più che mai vuote di ogni spinta ideale e autoconsapevolezza critica.

Alle carenze istituzionali hanno talvolta sopperito uomini e gruppi di “volontariato intellettuale” che, più spesso dalla periferia che dal centro, hanno dato vita ad iniziative di rilievo, sempre costretti tuttavia a lottare per la sopravvivenza contro la pressoché totale assenza di fiducia (morale ed economica) che ne ha impedito un ulteriore, auspicabile sviluppo.

Lentezze burocratiche, mancanza di collegamenti operativi, sterili contributi a pioggia, sperperi di danaro pubblico in operazioni di pseudo-immagine, non hanno fatto altro in realtà che mortificare e deludere quanti hanno via via proposto, creato, stimolato, organizzato, sempre con enormi sacrifici personali e difficoltà di ogni tipo, senza che venisse loro riconosciuto alcunché, costretti ad osservare  che le risorse, le gratificazioni (soprattutto quelle economiche) e il potere finivano comunque e inevitabilmente in altri settori, in altre mani, in altre teste.

Fare cultura, in Molise, significa in poche parole chiedere l’elemosina.

Significa pietire l’attenzione, spesso distratta, dei centri di potere che solo a malavoglia, e in sporadiche occasioni, si lasciano andare a vuote dichiarazioni di intenti, mai seguite in realtà da un effettivo lavoro di costruzione.

Pensiamo alle ancora carenti leggi regionali sulla cultura (tra l’altro mai applicate del tutto), agli inutili – e lottizzati – pseudo-comitati di “saggi”, agli enti sub-regionali (come ad esempio l’I.RE.S.M.O.) messi spesso loro malgrado in condizione di non agire, all’Università, che a parole dichiara di volersi innervare nel territorio ma che in pratica resta spesso incartata in una asettica e unilaterale posizione di auto-referenzialità (che fine ha fatto il Centro per la Cultura Molisana?), a quei pochi (troppo pochi) personaggi di riferimento che – pur se professionalmente validi – ancora non hanno capito che è ormai necessario volgere lo sguardo altrove e dare spazio e fiducia alle nuove e dinamiche energie esistenti - ed operanti - nel territorio e spesso in contatto con ben più ampie realtà nazionali ed internazionali.

Pensiamo alle inutili sovrapposizioni di ruoli tra gli Assessorati alla Cultura dei Comuni, delle Provincie e della Regione, ed alle altrettanto inutili quanto irritanti proposte culturali utilizzate a mo’ di tappabuchi o salva-fondi dei vari residui di bilancio che finiscono inevitabilmente per perdersi nel magma superfluo e indistinto della superficialità.

Che fare, allora?

Basterebbe per il momento cominciare a fare quello che non si è mai fatto, e cioè un serio inventario delle associazioni (quelle vere) operanti sul territorio, delle manifestazioni e delle emergenze di rilievo, degli intellettuali più validi e attivi, dei centri e delle strutture più attrezzate, così da dar vita ad un unico corpo progettuale ricco delle migliori esperienze, energie e volontà.

E questa ricerca dovrebbe essere fatta a largo raggio, tenendo presente che spesso le energie migliori si trovano in “periferia”, evitando dunque qualunque forma di cannibalismo centralistico, istituzionale o locale.

E ricordando sempre che il vero nemico da battere sono il pressappochismo di mestiere e il provincialismo di fondo, quel “molisanismo” esasperato fine a se stesso di chi non ha e non vuole avere contatti più profondi con il sentire nazionale e internazionale.

Ma, anche se si capisse finalmente tutto questo, cosa mai si potrebbe realizzare di concreto se i soldi a disposizione della Cultura sono quest’anno – a quanto pare – appena 350.000 Euro?

E come far entrare nella testa dei politici che i soldi spesi nella cultura non sono il “superfluo”, ma probabilmente rappresentano il fondamento stesso della possibilità di crescita della Regione?

E che è necessario coinvolgere le menti pensanti senza approfittare cinicamente della loro naturale propensione al sacrificio disinteressato (avete mai provato a contare quante migliaia di ore di riunioni, di incontri, convegni, telefonate, studi, progetti, relazioni a costo zero, spesso e volentieri rimettendoci di tasca propria, e senza alcuna gratificazione ne’ economica ne’ morale?), al contrario delle tante, troppe figure di professionisti o pseudo-tali che in altri settori vengono lautamente retribuiti senza alcun controllo ne’ garanzia di qualità?

Ma, si sa, la cultura, “sono tutte chiacchiere!”.

Stiamo attenti però, perché – come fu scritto qualche tempo fa, qui in Molise – non vi potrà mai essere “… teoria del buon governo, igiene mentale, programma economico, idea di esistenza, comportamento sociale, che non si fondi su di un profondo ed autentico impegno di crescita culturale”.

Facciamo dunque appello a tutti coloro che sono d’accordo con queste parole a continuare in questa loro lotta ideale e a coloro che detengono il potere politico e istituzionale a cambiare rotta e a venire incontro alle esigenze di un vero riscatto morale, culturale e civile del Molise tutto.

Proponiamo dunque agli Enti preposti di indire al più presto un forum regionale sulla Cultura alla presenza di tutte le cariche istituzionali della Regione e dei firmatari del presente manifesto.

                  Molise, 4 aprile 2002

Movimento spontaneo per il rinnovamento della cultura molisana

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