APPELLO PER LA CULTURA
Nuova
linfa alla società molisana
Un nutrito
gruppo di operatori culturali molisani (scrittori, studiosi, soci di
associazioni culturali, intellettuali, giornalisti, professori, artisti,
attori, etc…) hanno elaborato e firmato il seguente APPELLO PER LA CULTURA
con l’intenzione di stimolare i responsabili delle Istituzioni ad una
maggiore attenzione ai temi culturali, nella convinzione che solo l’ampliamento
degli orizzonti culturali potrà dare nuova linfa all’azione politica
e sociale per lo sviluppo della società molisana.
Ecco il testo completo:
Quando la sensazione
di vuoto riempie i percorsi della nostra esistenza, individuale e collettiva,
fino ad allargare progressivamente la distanza tra realtà ed ideali,
tra noi e gli altri, tra il vero e il superfluo, ci domandiamo cosa
manchi, cosa serva, a colmare i limiti di un equilibrio che sembra rompersi
sotto i nostri stessi piedi, sotto le fondamenta stesse del nostro cosiddetto
vivere civile.
E le condizioni di un popolo,
di una regione – la nostra – non possono ne’ potranno mai risollevarsi
se non con il lievito di un consapevole dibattito culturale che allarghi
gli orizzonti ben oltre il tran tran quotidiano della semplice
amministrazione – peraltro inadeguata – dell’esistente.
Così come è accaduto
fino ad oggi. E le dinamiche del confronto politico – centro, centro-sinistra,
centro-destra – mai hanno saputo coerentemente prendere atto di quanto
la cultura debba essere al centro di una vera azione di sviluppo delle
capacità morali, sociali, economiche, politiche e in ultima analisi
civili di una terra e dei suoi cittadini.
“Da dove possono venire
– aveva detto una volta Albert Einstein – le forze necessarie a una
tale marcia in avanti? Soltanto da coloro ai quali è stata offerta la
possibilità di fortificare il proprio spirito attraverso gli studi e
di allargare il proprio orizzonte”.
Eppure fino ad oggi,
ed oggi ancor più di prima, nel Molise la cultura – e quindi gli attivisti
culturali, le associazioni, gli intellettuali, gli operatori della scuola
e dell’università – è stata sempre intesa come l’ultima ruota del carro,
utile tutt’al più a rappresentare un gioco d’immagine, un palliativo
alle reali lotte di interessi dei partiti, dei gruppuscoli, delle conventicole,
delle lobby di ogni genere e colore, sempre e più che mai vuote di ogni
spinta ideale e autoconsapevolezza critica.
Alle carenze istituzionali
hanno talvolta sopperito uomini e gruppi di “volontariato intellettuale”
che, più spesso dalla periferia che dal centro, hanno dato vita ad iniziative
di rilievo, sempre costretti tuttavia a lottare per la sopravvivenza
contro la pressoché totale assenza di fiducia (morale ed economica)
che ne ha impedito un ulteriore, auspicabile sviluppo.
Lentezze burocratiche, mancanza
di collegamenti operativi, sterili contributi a pioggia, sperperi di
danaro pubblico in operazioni di pseudo-immagine, non hanno fatto altro
in realtà che mortificare e deludere quanti hanno via via proposto,
creato, stimolato, organizzato, sempre con enormi sacrifici personali
e difficoltà di ogni tipo, senza che venisse loro riconosciuto alcunché,
costretti ad osservare che le risorse, le gratificazioni (soprattutto
quelle economiche) e il potere finivano comunque e inevitabilmente in
altri settori, in altre mani, in altre teste.
Fare cultura, in Molise,
significa in poche parole chiedere l’elemosina.
Significa pietire l’attenzione,
spesso distratta, dei centri di potere che solo a malavoglia, e in sporadiche
occasioni, si lasciano andare a vuote dichiarazioni di intenti, mai
seguite in realtà da un effettivo lavoro di costruzione.
Pensiamo alle ancora
carenti leggi regionali sulla cultura (tra l’altro mai applicate del
tutto), agli inutili – e lottizzati – pseudo-comitati di “saggi”,
agli enti sub-regionali (come ad esempio l’I.RE.S.M.O.) messi spesso
loro malgrado in condizione di non agire, all’Università, che
a parole dichiara di volersi innervare nel territorio ma che in pratica
resta spesso incartata in una asettica e unilaterale posizione di auto-referenzialità
(che fine ha fatto il Centro per la Cultura Molisana?), a quei pochi
(troppo pochi) personaggi di riferimento che – pur se professionalmente
validi – ancora non hanno capito che è ormai necessario volgere lo sguardo
altrove e dare spazio e fiducia alle nuove e dinamiche energie esistenti
- ed operanti - nel territorio e spesso in contatto con ben più ampie
realtà nazionali ed internazionali.
Pensiamo alle inutili
sovrapposizioni di ruoli tra gli Assessorati alla Cultura dei Comuni,
delle Provincie e della Regione, ed alle altrettanto inutili quanto
irritanti proposte culturali utilizzate a mo’ di tappabuchi o salva-fondi
dei vari residui di bilancio che finiscono inevitabilmente per perdersi
nel magma superfluo e indistinto della superficialità.
Che fare, allora?
Basterebbe per il momento cominciare
a fare quello che non si è mai fatto, e cioè un serio inventario delle
associazioni (quelle vere) operanti sul territorio, delle manifestazioni
e delle emergenze di rilievo, degli intellettuali più validi e attivi,
dei centri e delle strutture più attrezzate, così da dar vita ad un
unico corpo progettuale ricco delle migliori esperienze, energie e volontà.
E questa ricerca dovrebbe essere
fatta a largo raggio, tenendo presente che spesso le energie migliori
si trovano in “periferia”, evitando dunque qualunque forma di
cannibalismo centralistico, istituzionale o locale.
E ricordando sempre che il
vero nemico da battere sono il pressappochismo di mestiere e il provincialismo
di fondo, quel “molisanismo” esasperato fine a se stesso di chi
non ha e non vuole avere contatti più profondi con il sentire nazionale
e internazionale.
Ma, anche se si capisse
finalmente tutto questo, cosa mai si potrebbe realizzare di concreto
se i soldi a disposizione della Cultura sono quest’anno – a quanto pare
– appena 350.000 Euro?
E come far entrare nella testa
dei politici che i soldi spesi nella cultura non sono il “superfluo”,
ma probabilmente rappresentano il fondamento stesso della possibilità
di crescita della Regione?
E che è necessario coinvolgere
le menti pensanti senza approfittare cinicamente della loro naturale
propensione al sacrificio disinteressato (avete mai provato a contare
quante migliaia di ore di riunioni, di incontri, convegni, telefonate,
studi, progetti, relazioni a costo zero, spesso e volentieri rimettendoci
di tasca propria, e senza alcuna gratificazione ne’ economica ne’ morale?),
al contrario delle tante, troppe figure di professionisti o pseudo-tali
che in altri settori vengono lautamente retribuiti senza alcun controllo
ne’ garanzia di qualità?
Ma, si sa, la cultura, “sono
tutte chiacchiere!”.
Stiamo attenti però, perché
– come fu scritto qualche tempo fa, qui in Molise – non vi potrà mai
essere “… teoria del buon governo, igiene mentale, programma economico,
idea di esistenza, comportamento sociale, che non si fondi su di un
profondo ed autentico impegno di crescita culturale”.
Facciamo dunque appello
a tutti coloro che sono d’accordo con queste parole a continuare in
questa loro lotta ideale e a coloro che detengono il potere politico
e istituzionale a cambiare rotta e a venire incontro alle esigenze di
un vero riscatto morale, culturale e civile del Molise tutto.
Proponiamo dunque agli
Enti preposti di indire al più presto un forum regionale sulla
Cultura alla presenza di tutte le cariche istituzionali della Regione
e dei firmatari del presente manifesto.
Molise,
4 aprile 2002
Movimento spontaneo per il rinnovamento
della cultura molisana