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Storia e cultura
 

di Giovanni Petta
 
«A zonzo nel tempo che»

Il nuovo libro di Amerigo Iannacone

2 settembre 2002 - Partire dall'incipit o dal finale? ...Il nuovo libro di Amerigo Iannacone - A zonzo nel tempo che fu, Edizioni Eva, Venafro, 2002, 10 euro - è godibilissimo dalla prima all'ultima riga. Si ha davvero imbarazzo nello scegliere le pagine più significative. È autobiografia, certo. Ma è anche prosa poetica di grande valore, è attenzione storica. Ed è anche satira e divertissement. È un bel libro, insomma.

Nel capitolo d'apertura si legge che i Molisani "provano l'ammiria o, più spesso, la demmiria. Due parole che non so tradurre ma che proverò a spiegare. Se vedono che ti sei comprata la macchina nuova, magari s'indebitano ma se la devono comprare anche loro (e questa è l'ammiria, che se volete, potete anche tradurre con invidia). Se siete riusciti a farvi strada nella vita o semplicemente ad avere successo in qualche campo, allora, se non sanno imitarvi o non hanno voglia di impegnarsi, faranno di tutto per tagliarvi le gambe. Come dire: se io non lo so fare non lo devi fare neanche tu. E questa è la demmiria, che è la sorella cattivissima della cattiva invidia. Ma se occupate una posizione di potere, non sono invidiosi, o almeno fanno in mmodo da dissimulare la loro invidia. Vi leccano perché sperano di poterne ricavare qualche tornaconto. Se occupate una posizione di potere, qualsiasi, anche piccola, vi blandiscono e si sbrodolano in sorrisi, in vostra presenza, salvo poi a lanciare frecce avvelante quando non ci siete. E a prendervi a calci quando avrete perduto il potere, come faceva l'asino della favola con il leone moribondo".

Poi, tanti piccoli ricordi collegati ad eventi e movimenti dell'anima ormai fuori moda. Fatti che, però, continuano a trattenere nella loro essenza un nucleo di grande poesia, di decadente respiro, di atmosfera antica e mai vecchia.

L'incontro con la poesia, i vaghi ricordi dei compagni di sucola, tatoni o nonni mai conosciuti, personaggi singolari come Manerore.

Il finale? Eccolo: Se poi a qualcuno non va a genio di essere un punto nella folla e non vuole che altri pensino per lui, riscopra la propria identità. E cerchi la difesa del proprio dialetto, della propria cultura, delle tradizioni,della memoria storica. Il dialetto molisano - come, d'altra parte, tutti i dialetti e tutte le parlate - va difeso, così come va difeso il caciocavallo molisano, perché è giusto che anche i nostri nipoti sappiano com'è il dialetto e com'è il caciocavallo.


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