Castelnuovo nel «diario» di Deaglio
Un paese distrutto dalla fiction
4
febbraio 2003
Ne siamo venuti
casualmente in possesso grazie ad un amico che lo ha acquistato a Bologna,
perché nelle edicole molisane né in quelle del frusinate,
dove pure ci siamo recati, non arriva o ancora non scende, come hanno
risposto gli edicolanti.
Parliamo del
mensile "Diario del Mese" ( numero I, anno II, 24 gennaio
2003) della Editoriale Diario di Milano, direttore responsabile Enrico
Deaglio, mensile che dedica l'intero numero - 194 pagine - alla "Memoria
- legge n. 211, 20 luglio 2000 (terzo anno di applicazione, vigilia
di guerra)", quella che invita a ricordare, il 27 gennaio di ogni
anno, "La Shoah, le leggi razziali e tutti quanti si opposero alla
barbarie", corredandolo del volume dello stesso Deaglio "La
banalità del bene - Storia di Giorgio Perlasca", pubblicata
dalla Diario Libri su licenza della Feltrinelli Editore di Milano.
L'ampia monografia
propone una serie di importanti saggi e memorie sull'olocausto in Italia,
testimonianze, fotografie di cimiteri militari, omaggi a scrittori che
hanno rivisitato la memoria, un documento eccezionale scritto nel 1960
da Piera Sonnino di Genova, unica sopravvissuta di una famiglia benestante
deportata ed uccisa nei campi di concentramento tedeschi ed anche l'aspetto
fiction che accompagnò la guerra, perché falsi film vennero
girati dai nazisti nei campi di concentramento e dagli americani nell'Italia
liberata.
Infatti Pantelleria,
paese dell'omonima isola del Mediterraneo e Castelnuovo al Volturno,
in provincia di Isernia, furono teatro di guerra nell'ultimo conflitto
mondiale, ma se la guerra vera ne risparmiò la distruzione, essi
vennero invece distrutti dallo "spirito kolossal" degli americani,
che lo misero in moto per girare due spettacolari documentari bellici
grazie ad altrettante pellicole di quella serie intitolata "Combact
Film", prodotte per testimoniare l'offensiva americana in Europa.
A Castelnuovo
al Volturno, come ricorda il giornalista Francesco Fossa nel suo "Ciak,
si bombarda! (e due)", è ancora impresso nella memoria di
qualche anziano testimone il ricordo del quel 6 giugno 1944 quando,
fatto sgomberare il paese con il pretesto della disinfestazione, paese
in cui erano state miracolosamente distrutte solo 4 case all'indomani
della battaglia di Cassino, "a mezzogiorno il fuoco si concentrò
sulle case…il campanile della chiesa fu il primo edificio ad essere
colpito, un colpo di cannone lo centrò in pieno! […]. I carri
armati attraversavano i campi di patate ed i soldati, americani, inglesi,
neozelandesi, marocchini, si riparavano dietro i cingoli…ma da cosa?".
(Testimonianza di Giovanni Tomassone, classe 1929).
Tuttavia agli
increduli cittadini, cui fu dato far ritorno in paese solo ai primi
di luglio - un paese distrutto per l'85% - la sorpresa doveva ancora
arrivare. Per lettera. Infatti, conclusa la guerra, molti castelnovesi
emigrati in diverse città americane e nelle cui sale cinematografiche
era stato proiettato il documentario - già, perché gli
americani avevano proprio girato un documentario, distruggendo impunemente
il paese - cominciarono ad interrogare via lettera amici e parenti di
Castelnuovo. Solo così, dunque, si venne a conoscenza dell'esistenza
di una pellicola sulla distruzione vera di Castelnuovo in una guerra
<finta>, pellicola di cui tuttavia si sono perse le tracce.
Oggi, soprattutto
fra le giovani generazioni, di <quella> guerra non si vuol sentir
parlare e la memoria di quei giorni, di inutile distruzione, vorrebbe
piuttosto essere rimossa.