ESCE POSTUMA LA
"Giornata d'autunno" di Donato
Del Galdo
Antonio
Vanni ricorda Donato Del Galdo
C'erano
due grosse lenti che si muovevano nella stanza. Dietro le lenti
un sorriso sereno. Versava del vino caldo che mi macchiava il
cuore, cadendo. Salsiccia fatta in casa. Il pane buono della signora
Maria. I nipotini ed i gatti in un giardino di cose nel piccolo
spazio sorto tra le sedie ed il tavolino, suo figlio che - tra
un po' dovrà pur tornare
_.
Poco più che adolescente due grosse lenti mi educarono
ad ascoltare la voce della campagna, le voci diverse delle diverse
malinconie dell'uomo.
Da
Il foglio Volante
n. 9 - settembre 2001
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Giunge alle
stampe, per la benemerita impresa delle Edizioni Eva di Venafro, la
Giornata d'autunno di Donato Del Galdo, scrittore prolifico
e impegnato. Impegnato, però, proprio nel senso di attenzione
alle esigenze delle classi deboli della società e non in quello
più vicino a certo intellettualismo ormai fuori moda.
È
un'opera postuma questa Giornata d'autunno: Donato Del Galdo
è morto il 28 luglio 2000, all'età di 83 anni. Un autore
conosciuto dai molisani per la prosa di Una scelta di vita,
un'opera di dedizione all'idea che aveva permeato la sua vita di contadino-scrittore.
"A
leggere le poesie di questa raccolta - scrive Amerigo Iannacone nella
prefazione - sembra di trovarsi di fronte a un personaggio del passato,
di quel passato che sempre ci figuriamo e sempre ci vediamo sfuggire.
E non mi riferisco alla forma o allo stile, bensì alla qualità
dei sentimenti che le hanno dettate".
Sentimenti
densi come terra grata che si adagiano nei versi secchi delle strofe
che, prese singolarmente, hanno spesso valore di aforisma: "Il
contadino che dorme di maggio / piangerà d'agosto".
E piccoli
quadretti di quotidianità paesana che hanno già valore
antiquario, oltre che altezza di grande sensibilità umana e
poetica: così ne La signora impiegata alle Poste o in
La farmacista o, ancora, ne L'infermiera.
Infine,
il tema del ricordo che non è mai nostalgia statica e sonnacchiosa.
Ogni attimo vissuto, poeticamente riproposto alla propria consapevolezza,
diviene punto di partenza per una nuova giornata da affrontare, per
una nuova lotta da sostenere con la sincerità limpida e serena
della propria esistenza. "È l'alba, sull'aia ci si risveglia,
/ ci si muove, l'ora del riposo / è finita. / Ci si deve alzare,
/ e già si è vestiti. / Pronti a riprendere / il lavoro
usato e l'azione: / tutti, uomini e macchine".
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