«Impala» di Carole Fioramore David
L'emigrazione in una macchina da
scrivere
15
marzo 2003
Un titolo strano
" Impala", una copertina accattivante, un'autrice italo-canadese,
originaria di Casacalenda, e una trama " sul gioco delle apparenze
e sulla metafora dell'abbandono" sono gli elementi base del libro
di Carole Fioramore David ( Cosmo Iannone Editore) presentato presso
la libreria " Il Melograno". L'arcano del titolo viene spiegato
dal relatore Norberto Lombardi, direttore della collana su autori stranieri
per Iannone Editore , nonché coordinatore internazionale del
Forum per gli italiani nel mondo.
" Impala"è
un modello di macchina simbolo di un'epoca, gli anni '50, e macchina
di chi voleva apparire e, d'altra parte, i meccanismi delle apparenze
sono il filo conduttore del libro che è anche la testimonianza
di uno scenario familiare letto attraverso " l'emigrazione".
La dimensione
narrativa del libro è molto elaborata mentre semplice, quasi
dimesso, lo stile, avvincente la trama per la presenza di personaggi
dolci e drammatici ( madre-figlia) e anche per la presenza di personaggi
" tipici immigrati molisani" trapiantati in realtà
straniere.
La scrittrice
di formazione francofona si ispira al ricco materiale umano e sociale
degli immigrati, quelli di prima generazione legati alla memoria del
paese, quelli di seconda generazione tesi ad inserirsi ma ancora condizionati
dalle tradizioni dei luoghi di origine, quelli di terza generazione
che con consapevolezza guardano alla loro storia.
Norberto Lombardi,
nel suo intervento, oltre a tracciare una lineare e interessante storia
sugli immigrati molisani ha parlato di quel filone di pubblicazioni
rivolto alla "gente senza voce che comincia a riemergere".