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Storia e cultura
 

di Ida Di Ianni
 
«Per dove non sono mai stato»

In libreria la raccolta poetica di Tanzj

5 settembre 2002

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Una esplosione di accensioni in luoghi attesi ed inattesi del pianeta e dell'universo, noti e soprattutto ignoti allo scrittore se non nella sua iperbolica creatività:
[…] la fantasia è più forte di qualunque cosa/ e vola senza freni/ per gli impervi sentieri del cuore/ scendendo perdifiato per le valli del tempo/ che sono sempre uguali// e scorrono/ nel magico "rewind"/ di un tondo cerchio senza coda.

Tanzj di Per dove non sono mai stato (Antonio Stango Editore - Roma, gennaio 2002) viaggia ma del viaggiatore non ha abbigliamento e bagagli: Francesco si muove per lo più da fermo ed i suoi mezzi di trasporto sono cellule cerebrali, che nel rumore ovattato degli ingranaggi lo trasportano in ogni angolo dell'emisfero depositandolo in città, nazioni, isole a contatto con atmosfere reali, che divengono surreali nella trasposizione lirica e nell'interiorizzazione che di esse fa il poeta.

E così i versi fluttuano in lunga estensione e solida architettura, sostenuti da vigoria espressiva, aggettivazione abbondante, incuranza del ritmo nella incalzante necessità del dire e del fare. Il linguaggio, personale, post-moderno, ricercato nei richiami classici e ai miti della contemporaneità, per molti versi innovativo nel ricercato connubio con le moderne sperimentazioni musicali e multimediali, in una parola di un'attualità preponderante e mai modellato alle esigenze formali, si impone ad una lettura che impegna per temi e valori propugnati, che lasciano solchi profondi nelle coscienze abbrutite e malvagie dell'uomo del terzo millennio.

Ma quant'è bello/ il nostro album dei ricordi/ Auschwitz, Mathausen, Plinja Gora, Pristina, Sarajevo/ Guernica, Bangla Desh, Capaci, Tien An Men/ VietNam, Marzabotto, Kurdistan, Santiago/ Cecenia, Pnom Phen, Algeri, Palestina/ e fame, mafia, intolleranza, genocidio/ nazionalismo, incomprensione, sfruttamento, aridità/ amari calcoli di gestione del potere/ sull'uomo, contro l'uomo, oltre l'uomo/ nonostante/ uomini donne bambini, ironizza il poeta in Cosa ci resta. E nell'apocalisse della ragione, nel nulla cosmico che si prospetta in questa "perdurante umanissima follia" chiude il poeta: Sarà che forse è giunta l'ora/ di aprire finalmente gli occhi al cuore/ e chiedere perdono/ sarà solo e soltanto/ l'unico e logico destino/ puro/ come stelle non nate/ come vuoto divino.

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FRANCESCO PAOLO TANZJ, romano di nascita e di formazione, vive da molti anni ad Agnone (IS). La sua attività letteraria pluriversa nasce con la poesia (Aggregazione, Gabrieli, Roma 1974; Oltre, Libro Italiano, Ragusa 1995; Grande Orchestra Jazz, Tracce, Pescara 1996), per poi differenziarsi nella saggistica (Elogio della Provincia, Stango, Roma 1999) ed infine nel romanzo.
Presente in numerose riviste ed antologie, è particolarmente attivo nell'organizzazione e nella partecipazione a letture pubbliche e performances in varie parti d'Italia. Ultimamente si dedica ad esperimenti di fusione tra le varie arti, testimoniati da un video-clip poetico-musicale intitolato Cosa ci resta e dal recentissimo CD Ad alta voce, nel quale fonde la parola poetica con esperienze musicali di vario genere, dalla classica al blues, al rap, al rock, alle nuove tendenze.
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PER DOVE NON SONO MAI STATO - IX
Ma cosa importa!
E' come se ci fossi stato anch'io
e ci andrò
facendomi guidare da Charlie (Bird) Parker
o da Stan Getz
East of the sun (and west of the moon)
là dove il sogno si fonde con la pura realtà
delle strade degli anni
e tra le candide tastiere
di un accompagnamento tutto mentale
perché - sappiatelo -
la fantasia è più forte di qualunque cosa
e vola senza freni
per gli impervi sentieri del cuore
scendendo a perdifiato per le valli del tempo
che sono sempre uguali
e scorrono
nel magico "rewind"
di un tondo cerchio senza coda.
Vedrò dunque i confini della pallida Thule
e le oasi di Bordj Omar Driss e le antiche rovine di Al Basrah
risalendo le piane correnti dello Huang-He
per ritrovarmi a Capo Prince Albert
prima di scendere a Snake River Plain
alla ricerca dell'ultima terra degli uomini
e porre il giusto piede
e pestare con forza
il centro esatto del mondo pluriverso.
Chiederò informazioni in Station Square
o alle agenzie "free world travel" se nel caso
per il treno a vapore
dal lago Victoria giù per l'Africa Orientale
fino a Cape Town
o alla linea che segna il confuso divenire
dell'onde dei mari e dei pensieri
su fino al cielo caldo
dei dolci desideri.

Maggio 1999


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