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Storia e Cultura
 

di Ida Di Ianni

MOSTRA DI ICONE
a palazzo De Utris di Venafro

Ha riaperto al pubblico nello scorso mese di dicembre, nel cuore della Venafro storica, Palazzo de Utris, appartenuto ad un’antica casata nobiliare che annovera fra i suoi esponenti anche una celebre figura di archeologo, storico ed uomo politico quale Cosmo de Utris, distintosi persino come collaboratore del grande Teodor Mommsen ed autore de Gli Annali di Venafro, manoscritto in sette volumi.

L’intervento di recupero, attuato dall’Istituto Autonomo Case Popolari (Iacp) di Isernia, è stato tuttavia condotto da un venafrano doc, barba, capelli lunghi e pallino per l’arte: Franco Valente.

Addobbi della Festa delle debuttanti ancora appesi alle pareti e odore di vernice fresca nelle anguste stanze, il palazzo – che dà sull’omonima via in sampietrino – si riconosce per il ricco portale in pietra bugnata, di fattura settecentesca, che reca nella parte soprastante lo stemma della famiglia (due leoni rampanti che sorreggono un otre) e immette in un atrio a botte, che a sua volta conduce ai piani superiori, l’ultimo dei quali – in origine adibito a ricovero per animali domestici – presenta oggi pareti su cui sono giganteschi murales, opera di giovani writers locali.

Un po’ confonde questa voluta atmosfera da sottopassaggio ferroviario, ma basta salire un’altra rampa per raggiungere, badando a non battere la testa, un piccolo spazio coperto da cui – sollevando lo sguardo – gli occhi si incollano alla stupefacente cupola della Chiesa dell’Annunziata, il cui sagrato si apre a pochi passi di distanza dal palazzo.

Acquistato dunque dallo Iacp  per ridare nuova vita ad edifici storici caduti in disuso ed adibito in particolare a centro sociale per gli inquilini dell’Ente, il piano nobile del palazzo ospita attualmente (e sino al 27 gennaio prossimo) una importante mostra di icone provenienti dall’antico cenobio di Montecassino. Quarantasei quelle elegantemente disposte sulle pareti pastello delle stanze in un percorso di luci, colori, materiali pregiati, simbologie  proprie della Chiesa ortodossa.

“L’icona è per gli analfabeti ciò che la Bibbia è per le persone istruite; ciò che la parola è per l’orecchio, l’icona è per la vista”, sosteneva il teologo S. Giovanni Damasceno. Al Damasceno fa eco lo stesso Abate di Montecassino Bernardo d’Onorio che - nella presentazione al catalogo della mostra – ha scritto: “Se, […], le icone sono espressione di fede ed hanno anche valore didattico, perché sono «la Bibbia per gli analfabeti», nella nostra collezione ci sono anche queste, che illustrano i vari misteri della fede cristiana proposti nell’arco dell’anno liturgico”.

La pubblicazione che dunque è a corredo della mostra “si propone non solo di introdurre il lettore alla contemplazione delle icone più importanti,[…], ma soprattutto di nutrire la fede e la preghiera del credente”. Certo è che,  dopo aver ascoltato la dotta introduzione alla conoscenza della iconografia da parte dello studioso Valente, visitato la mostra guidati da una esperta guida della cooperativa La Caravella e contemplato il Cristo Pantocratòr  e le tante immagini della Madre di Dio, musica gregoriana di fondo, si esce da Palazzo de Utris arricchiti.


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