Natale igneo
Gli ultimi adoratori del Fuoco
10
dicembre 2002
Se il Natale è festa principale del
Cristianesimo e, nel Molise, essa è
ancora oggi celebrata
con spettacolari riti ignei,
si può affermare che nessuna etnia italiana
è "pagana" quanto quella molisana.
I Molisani sono gli ultimi,
autentici adoratori del Fuoco.
"Mitra,
figlio del Sole e Sole egli stesso, stringeva sempre in mano una torcia.
La sua torcia era luce. La sua torcia era calore. Solo la torcia di
Mitra rendeva gli uomini liberi e felici; illuminava le loro menti,
scaldava i loro cuori, indicava loro la strada da percorrere".
È questa
la sintesi d'un antichissimo racconto mitico legato ai culti mitraici.
Mitra è il dio pagano pagana che sta all'origine della figura
di Gesù e del nostro Natale. Secondo una cripto tradizione mediorientale,
Mitra, divinità iraniana della luce, fu partorito da madre vergine,
nacque tra gli armenti in una grotta (non a caso, i mitrei, cioè
i suoi santuari, erano inizialmente grotte naturali), visse 33 anni,
si sacrificò per salvare l'umanità. Tutto ciò,
molti secoli prima di Cristo.
A Mitra si
dedicava un'importante festa ciclica: quella del solstizio d'inverno
(solis statio, la soata del sole). A dicembre, alcuni giorni dopo che
il sole era giunto alla sua minima altezza nell'emisfero nord, si celebrava
il Dies Natalis Solis Invicti (giorno della nascita del sole invitto)
che coincideva con il momento in cui l'astro fulgente, dopo il massimo
declino, aveva da poco ripreso la sua ascesa celeste. Tale momento "critico"
è quello in cui si comincia a percepire concretamente l'eliorinascenza
stagionale.
Dalla Persia,
dopo secoli, il mitraismo giunse nell'antica Roma, dove rivestì
soprattutto una valenza militare (religio militis). In epoca imperiale,
ebbe grande diffusione, poi cominciò a soffrire la concorrenza
del Cristianesimo. Finché, pian piano, il culto pagano fu del
tutto soppiantato dalla nuova religione. Il sacro giorno della [ri]nascita
del dio Sole aveva valore magico, propiziatorio e simbolico, poiché
la Stella Invitta rappresentava sia la luce da contrapporre alle tenebre
delle lunghe notti invernali sia il calore che doveva scaldare le fredde
giornate cheimerine. Il Cristianesimo riuscì a trasferire a sé
tali pratiche religiose, modificando la "nascita del sole"
con la "nascita di Cristo", e la "luce solare" con
la "luce divina del Figlio di Dio".
Il sincretismo
si compì lentamente, finché la notte tra il 24 e il 25
dicembre, cioè la nox postsolstiziale che coincideva con l'occasione
in cui ormai da secoli si festeggiava una luminosa genesi astrale, divenne
anche la notte della nascita del nostro Dio.
Infatti, la
data della presunta natività di Cristo è sconosciuta.
Neppure i Vangeli la segnalano con precisione, anzi Luca allude a circostanze
che fanno pensare ad un periodo diverso da quello invernale. Solo nel
IV secolo si consolida la tradizione di festeggiare il Natale di Gesù
il 25 dicembre. Tale giorno, in realtà è una data convenzionale
scelta, come detto, in ragione di passaggi ciclici stagionali.
Mitra era identificato con la vis solare, con la lux invincibile. L'elemento
simbolico che fu scelto per identificare una tale divinità era
l'unico che potesse raffigurare concretamente il sole: il fuoco quale
elemento terreste che possiede, insieme, le due qualità solari:
luce e calore. Ecco, quindi, che l'attributo iconografico di Mitra divenne
- come narra il mito - la torcia; e sovente una fiaccola era sufficiente
da sola a rappresentare il dio. Il fuoco e le torce, dunque, erano l'essenza
fondamentale delle celebrazioni della festa del Sole Invitto.
In modo ultra
significante, le torce - che nel linguaggio locale sono dette 'ndocce
(da torcia, appunto, vocabolo corrotto in 'ntorcia, 'ndorcia e infine
'ndoccia) - sono l'elemento caratteristico dei culti natalizi molisani.
Nella nostra regione sopravvive, in forma quasi pura e incontaminata,
l'aspetto mitraico dei riti solstiziali. Nel Molise, tali feste conservano
- con le opportune letture in chiave "contemporanea" - quanto
di più arcaico e primordiale ci sia nei cerimoniali ignei dell'odierno
Natale.
Ad Agnone,
Oratino (qui il falò è denominato faglia, probabilmente
dal latino facula = piccola fiaccola, torcia) e negli altri centri che
conservano rituali analoghi (Acquaviva Collecroce, Bagnoli del Trigno,
Belmonte del Sannio, Castelverrino, Filignano, Montefalcone nel Sannio,
Pescopennataro, Pietrabbondante, Roccavivara, Poggio Sannita, Pietracupa,
Sant'Angelo del Pesco), ci si abbandona, ancora oggi dopo millenni,
alla adorazione del fuoco. Gesù Bambino c'entra poco o nulla.
È figura sovrapposta. Nello svolgimento dei riti popolari del
Natale molisano non s'è mai concretizzato compiutamente il sincretismo
che tende a cancellare il pagano dio Sole surrogandolo col Nuovo Sole
cristiano.