UN
SUONO DI ZAMPOGNA
Le testimonianze storiche di
questo strumento musicale, tipico e caratteristico di tradizioni antiche
del Molise, connesse alle festività Natalizie, sono state pregevolmente
delineate da uno studioso profondo e acculturato della storia medievale
molisana, Don Lucio Ragazzino, tragicamente scomparso nel 1995, al quale
più di chiunque altro può essere dedicato il suono melodioso.
Nella cripta di Epifanio (824-842),
Abbazia di S.Vincenzo al Volturno, la scena della Natività, in
segno di gaudio, vede già la figura del cornamusaio, riconducibile
alla figura del pastore-zampognaro tipica della terra dell'Alto Volturno,
come nella chiesa di Santa Maria delle Grotte (Rocchetta al Volturno)
e Sant'Angelo (Roccaravindola Alta-Montaquila).
Fonti storiche riferiscono
di come già fosse in uso tra il X e XI nella valle del Volturno,
oltre che come strumento agreste dei pastori; nel Libro III del Chronicon
Volturnense, laddove l'autore espone la Passione dei monaci di San Vincenzo,
martirizzati dai saraceni il 10 ottobre dell'881, si invoca l'ausilio
della tybia e della musa (cornamusa), come supporto ai canti luttuosi.
Nella chiesa di Santa Maria
delle Grotte sono raffigurati due cornamusai in adorazione della Natività,
risalenti alla fine del XI sec.; gli strumenti sono una vèze
(vescica) e una cennamela (calamus = canna).
Nell'antichità le cornamuse
venivano prevalentemente costruite con otri di modeste dimensioni, spesso
si impiegavano le vesciche di animali e canne palustre per la costruzione
dei chanters, e solo successivamente al XI secolo costruiti in legno
( ciliegio, pruno, olivo, ecc).
La zampogna o cornamusa discende
direttamente dalla tibia utricularis degli antichi romani, con otre
a quattro canne.
A Scapoli rimane ancora viva
la tradizione della costruzione della zampogna, da cui ancora appassionati
musici, partono recandosi ai paesi vicini ad annunciare l'arrivo del
Natale.
BIBLIOGRAFIA
da "Utriculus - Anno IV numero 2(14) - APRILE/GIUGNO - 1995"