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Storia e Cultura
 

di Patrizia Tomeo


6 Gennaio, il compleanno dell’Orso delle Mainarde, ovvero
Charles Moulin.

         Coetaneo e compagno di studi di Henri Emile Matisse, al quale era legato da profonda amicizia, Charles Moulin naque a Lille il 6 Gennaio 1869. Studiò all’Accademia delle Belle Arti di Parigi, nel 1869 vince il premio “Prix de Rome “ che gli dà l’opportunità di studiare a Roma. Nel 1911 è di nuovo in Italia, in Molise a Castelnuovo a Volturno (IS), spintovi dalle descrizioni che gli aveva fatto a Parigi, Vincenzo Tommasone, zampognaro molisano di cui si era servito come modello; la bellezza del luogo, il paesaggio primitivo e selvaggio, la luce rosata delle albe, i crepuscoli dei tramonti di fuoco colpiscono la sua accesa sensibilità, un’armonia profonda che ben si coglie da una sua confessione: “Vorrei rendere il pensiero attraverso la natura, esprimermi secondo quanto mi detta dentro lo scenario meraviglioso che mi circonda e nel quale io trovo la pace dello spirito.”
Per qualche tempo fu di nuovo a Parigi, nell’inverno 1925-26 si recò a New York per una mostra, poi ritornò a Castelnuovo, sui monti delle Mainarde, ove trascorse l’esistenza, quasi da eremita, intento a dipingere e a preparare estratti e tinture da erbe medicinali con le quali alleviare le sofferenze e i disagi di gente umile e povera che storpiando il suo nome, lo chiamava Mussiè Mulà.
Abitava in una minuscola costruzione in lastre di pietra, addossata alla roccia, arredata da un giaciglio di paglia, un tavolinetto, una sedia, poche stoviglie, le sue tele, i suoi pastelli, la tavolozza; a un angolo una bambola di pezza, alta quanto una persona, che egli presentava divertito come “la sua signora”. All’esterno vi era una meridiana, costruita da lui stesso, dei sedili di tronchi d’albero, un tavolinetto, una sedia; nel terreno attiguo un pozzo per acqua, alberi da frutta, ortaggi e fiori.
Moulin era gentile con tutti, rispondeva alle domande che gli venivano rivolte, anche se indiscrete, era gioviale e spiritoso; a un signore che gli chiese se avesse visto l’orso, rispose: “ Ho un pezzetto di specchio: ogni volta che lo guardo vedo l’orso”.
Nel 1943 durante la risalita degli Americani, i Tedeschi che retrocedevano diedero ordine agli abitanti del Volturno di lasciare i loro paesi; anche Moulin prima di partire per Picinisco (FR) cercò un posto dove nascondere le sue tele. Vicino alla sua capanna produsse una apertura tra due sassi, avvolse i quadri in materiale impermeabile e mise tutto in una buca al riparo di umidità e roditori; passarono pochi giorni che un ufficiale francese passato per Castelnuovo chiese del Maestro e si fece indicare la sua capanna, giunto sul posto rovistò ogni angolo fino a trovare il nascondiglio impossessandosi di tutte le tele, di cui non si è saputo le sorti.
Per ritrarre le persone si recava a domicilio e non chiedeva denaro, accettava, come compenso, solo un piatto caldo di minestra, diceva “l’arte non si paga”.
Muore ad Isernia nel 1960, il terreno fu venduto e al posto della sua capanna fu costruita una abitazione e delle stalle, perdendo ogni traccia del Maestro.
Molte sue opere sono esposte a Rocchetta a Volturno, nella sede del Municipio, un Autoritratto del 1956, al Palazzo della Provincia di Campobasso, molte altre appartengono a collezioni private.  

Bibliografia

A.Izzo Rufo, 1998, Ho conosciuto Charles Moulin, Associazione Culturale IL CERVO, Castelnuovo al Volturno.
M.Bignardi, 2000, Viaggiatori in Molise, Ed.Electa, Napoli.


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