Carpinone
Quando la
notte scendeva
a Carpinone
io mi sentivo poeta.
Michele,
Orazio e Rittopelo
correvano in piazza
e pisciavano dietro il distributore;
Castello Caldora li osservava
placido come una lattina di Coca-Cola.
Orazio era un
ragazzo di bottega
abbottava le gomme dei camion
e ci voleva così tanto fiato
che si spezzavano le bretelle.
Erano gli anni della guerra,
io mangiavo ghiande
come i porci.
Mio padre, invece,
se ne andava al ristorante
e mi diceva;
"Beato te che sei vegetariano,
non morirai mai!"
Erano gli anni della guerra
ed io già ti amavo.
Vivevo di ghiande e d'amore
di lappa lappa e radici
come un tibetano di Caccavone.
Ma, poi, in chiesa,
mi fregavo i soldi della questua di San Rocco
e l'anima tornava alla terra.
Pubblicata
su L'INTERRUTTORE, anno 0, numero 4, novembre 2001
Dalla raccolta inedita "Molise, l'amore mi ha distrutto" di
Rossano Turzo