Asparagi e
funghi erano la mia Primavera. I tartufi non li capiva nessuno, nemmeno
a San Pietro Avellana. Per noi erano patane guaste. Se li mangiavano
i cinghiali e a noi ci sembravano cretini, i cinghiali. Quando uscivano
gli asparagi, però, in mezzo agli spini, noi ragazzi ci facevamo
come a fio-fis dentro le rocchie per prenderli. Poi andavamo a fregare
le uova dentro il pollaio di Ricuccio Ammullone e facevamo la frittata
dentro una sartagna arruzzinita. Il mio amico più caro era Pasquale
Imbruglia, il papà di Natalina. Lui appicciava il fuoco con la
preta focaia e le ceppe del bosco di Colle Cureja. Ci abbottavamo la
panza con la frittata di asparagi e quella era felicità.
Nel 1934 io
avevo 13 anni e mi faceva ridere Mussolini perché somigliava
a Michele Cuccalone che abitava vicino casa mia. Michele era famoso
perché mangiava sempre i broccoli di rapa e faceva delle puzze
impressionanti. Quando lanciava le sue sguoscie, la gente bestemmiava
e se ne scappava. Mio padre diceva che Michele teneva le vudella guaste.
Io Mussolini
lo avevo visto una volta sola, sopra l'etichetta di un barattolo di
pummarole di Vincenzo Lu Sfraffato. Vincenzo era pittore e dipingeva
i barattoli di conserva della moglie. Aveva fatto la faccia di Mussolini
e sotto ci aveva scritto: "L'unico pelato buono è quello
italiano". Don Alfonso Lu Lione, il parroco del mio paese che conosceva
l'arte contemporanea del futuro, diceva che anche un pittore americano
disegnava i pomodori e, così, Lu Sfraffato fu soprannominato
Andy Uallera.
Per fare il
ritratto di Mussolini, Vincenzo aveva usato Cuccalone come modello e
questo, durante le pose, aveva lanciato certe strozzaserpe che si era
guastata tutta la conserva. Alla fine Mussolini somigliava a Cuccalone
e io li associavo. Così, ogni volta che sentivo nominare Mussolini
mi scappava da ridere perché pensavo alle vescie gassose di Cuccalone.
Mio padre mi diceva: "Zitto! Che ti danno l'olio di ricino!".
Io non capivo ma un giorno, mentre ero sul balcone di casa, vidi in
strada tre comunisti che avevano acchiappato uno di quelli che davano
l'olio di ricino e lo riempivano di zampate e pugni. Mi fecero schifo
tutti e quattro e così, dal balcone, gli pisciai addosso. Si
incazzarono e cominciarono a minacciarmi. Io, dal balcone, recitai a
memoria una poesia di D'Annunzio. Loro pensarono che io sapessi a memoria
i discorsi del duce - non capivano una mazza - e così se ne andarono
cantando Eia Eia Alalà. Da allora non mi sono mai schierato:
né a destra, né a sinistra, né al centro. E quando
qualcuno ha cercato di offendermi dicendomi "qualunquista",
io ho risposto "vaffanculo!" e poi ho chiesto scusa alla poesia.
I giovani certe
cose non le sanno perché Cristo si è fermato a Termoli.
A Roma trecentomila persone sono rappresentate da una circoscrizione.
Qua trecentomila persone hanno due province. Mario Di Nezza, che io
ho conosciuto quando ero giovane, ha inventato la provincia di Isernia.
Dalla provincia di Isernia molti tirano fuori i voti per prendere 16
milioni al mese, qualcuno qualcosa di più. Qualche tempo fa Mario
Di Nezza ha detto che forse era il caso di mettere la Sovrintendenza
a Isernia. Mo tutti vogliono la Sovrintendenza: il sindaco Cafaro per
soprintendere al campo di calcio che aveva promesso ai guaglioni e il
presidente della provincia Mauro per soprintendere ai campi di golf
che teneva dentro il programma politico quando si è candidato.
Quando è venuto Ciampi, Mario Di Nezza non l'hanno nemmeno invitato
in Prefettura per il pranzo con il Presidente. Hanno invitato gli imprenditori
che in Molise fanno il 2% dell'economia, il 98% lo fanno le pensioni
d'invalidità.
Ecco perché
a ottant'anni, con seicentomila lire di pensione al mese, dopo aver
regalato otto anni di servizio militare allo Stato, quando sento parlare
di Iorio-Di Stasi-Patriciello dico: "Ma iate a raddrizzare le banane
all'Africa che non avete un po' di riconoscenza!" E sarò
pure qualunquista ma sono libero come un uccello della Papuasia, come
a Cuccalone quando faceva le loffe, come a nu Crist' che cammina sulle
acque. E chessa è la giovinezza. Chessa è la Primavera.
Pubblicato
su L'INTERRUTTORE, anno 0, numero 9, aprile 2002
Dal libro inedito "Molise, Cristo si è fermato a Termoli"
di Rossano Turzo