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Cristo si è fermato a Termoli
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La prosa di Rossano Turzo

 

L'ignoranza e la diga di Chiauci

Quando ero guaglione non leggeva nessuno. Non c'erano nemmeno le insegne davanti ai negozi. Il macellaio si chiamava Carnazziere e il calzolaio Scarparo. Scarparo era anche uno che non faceva bene il suo mestiere. Perciò potevi incontrare anche un medico scarparo: c'era più democrazia. Sui muri c'era scritto DUX che per i guaglioni di oggi sarebbe DUPER, cioè non significherebbe niente A noi quella X, però, ci impressionava.

Io mi sforzavo di imparare e a a leggere e a scrivere perché mio padre analfabeta diceva che soltanto così potevo arricchirmi. Io mi sforzavo assai ma non avevo i libri. Mio padre me li faceva lui. Incollava, sui pezzi di compensato fogli di giornale che trovava per strada. E così i miei libri non avevano né capo e né coda. Cominciavano parlando della probabile visita del Re in Molise e finivano dopo una ventina di pagine con un articolo sulla diga di Chiauci. Sì, già dal 1939, quando io ero guaglione, si parlava della diga di Chiauci. Si diceva che dovevano mettere un tappo in culo a Monte Totila così che tutta Civitanova si doveva allagare. E da quel lago tutti avrebbero potuto mangiare pesci di acqua dolce. Poi non ne fece più niente perché all'epoca dove andavi a trovare lo zucchero per tutta quell'acqua? Dentro un Vangelo che avevo fregato al prete avevo letto del miracolo dei pani e dei pesci. Io mi sentivo in grado di ripeterlo e avevo tanta energia dentro di me che - ne sono ancora convinto - ci sarei riuscito. Ma chi te lo dava il pane da moltiplicare? E, soprattutto, chi te lo dava il pesce?

L'unico pesce che ho visto durante tutta la mia adolescenza - e qui non voglio essere volgare - fu la sardina di Pepp' Ritt' che una volta gli abbassarono i calzoni per farlo vergognare. Mia sorella si impressionò e non si è più sposata. Il prete si incazzò come un turrone di Benevento e predicò che certe cose portavano all'Inferno. In quel periodo stavo con la mia famiglia a Capracotta e quando in chiesa il prete parlava dell'Inferno la gente faceva Aaahhh! perché pensavano al fuoco. Che a Capracotta si ghiacciava la coccia pure a mezzogiorno quando faceva freddo.

Insomma, leggevo tutto quello che potevo leggere ma si trovavo poco perché nessuno sapeva scrivere. Quando i vecchi prendevano la pensione alla posta io mi mettevo in fila per vedere se qualcuno firmava con nome e cognome. Ma era difficile perché tutti mettevano la croce. Ecco perché, forse, mi faceva impressione la X di DUX, perché mi ricordava tutta quell'ignoranza dell'adolescenza. Ecco perché, pure adesso, mi dà fastidio quando qualcuno dice FAX o acciaio INOX. Quando sento FAX è come se chi lo dice non fosse capace di scrivere una lettera e mandarla per posta. Quando sento INOX è come se quello che lo dice tenesse 'na coccia d'acciaio che non s'impara manco se cala Gesù. E rimane ignorante e si firma con X. Insomma, l'ignoranza mi ha sempre fatto paura. Ecco perché ho scritto tanti libri. L'ho fatto per il ricordo della carenza di pagine da leggere di quando ero bambino.

Quando vado alle feste patronali, pure adesso che tengo ottanta anni, mi accatto il musso di porco e la prima cosa che faccio leggo sulla carta che il mussaro ci mette dentro il musso. E leggo: "Per alimenti". E mi piace più quello che il musso. Che il musso dopo un po' lo sputo ma la carta me la metto in tasca. Che non si sa mai.

Pubblicato su L'Interruttore, anno 0 numero 7, febbraio 2002
Tratto dal libro inedito "Molise, Cristo si è fermato a Termoli" di Rossano Turzo


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