Sono tornati i centesimi ma
quelli che ne valgono due non se ne sono mai andati. Quando ero guaglione
sognavo di agguattarmi con una bella banconota da mille lire perché
a casa mia non c'erano le lenzuola. Dormivo nel sacco di iuta della
vrenna per i porci. Sopra ci avevo scritto: "Dio t'a…iuta".
I soldi non li avevo mai visti. Quando ci serviva qualcosa pagavamo
in natura: davamo in cambio il latte e i mazzafurri. Le foglie delle
pannocchie me le fumavo io. Le usavo come fossero cartine. Dentro ci
mettevo il trinciato forte che fregavo al muratore mentre lui era impegnato
dentro la stalla con la cassuola di mia zia. Mio padre faceva finta
di non vedere.
Ma una volta vide il muratore
che metteva alcuni centesimi nel cemento delle fondazioni di una casa.
Si faceva così per augurio di resistenza muraria. Una settimana
dopo cadde la casa. Il muratore s'incazzò col manovale e il manovale,
che aveva visto mio padre scavare sotto la casa in costruzione, se la
prese con me perché mio padre era grosso come un luccio del lago
di Occhito. Mi mandò da Vincenzo lu carnazziere a comprare due
centesimi di "tuzz'ra bancone". Quando dissi ciò che
volevo, Vincenzo mi acchiappò la capa e me la chiantò
sul bancone per una trentina di volte. Poi si fregò i due centesimi
che mi aveva dato Pascale il manovale.
Tornai a casa rimbambito e
incazzato. Mio padre era tutto contento per i centesimi che si era fregato
sotto le fondazioni della casa. Io gli urlai: "Cattivo! Per due
centesimi hai fatto cadere la casa!" Lui mi rispose: "Cretino!
Per due centesimi io farei cadere a coss' scacchiate pur' nonneta".
Nonna era morta da due mesi e stava con la fotografia sopra il caminetto.
Quando papà disse quella frase, dalla cimminera cadde un magliocco
di filima che si squacciò dentro al caldaro. La polenta diventò
nera. Papà si mise paura e si inginocchiò. Poi, prese
i due centesimi e mi mandò dal prete per far dire una messa a
nonna. Il prete disse che con due centesimi ci appicciava la pippa.
"Tua nonna sta al Purgatorio - disse -, con due centesimi la preghiera
non arriva manco a Cantalupo".
Allora mi ripresi i due centesimi
e andai a Cantalupo di persona. Entrai nella chiesa e chiesi perdono
a nonna da parte di papà. "È tuo figlio - dissi -,
perdonalo e riprendilo con te!" Ma nonna non mi ascoltò
e lo lasciò con me ancora per molto tempo. Mi misi in tasca i
due centesimi e me ne tornai a casa. Sulla via del ritorno incontrai
due idioti che sembravano un gatto e una volpe, vestiti quasi come il
cervo di Castelnuovo. "Bel bambino - mi dissero - lo sai che in
quel campo se ci semini i soldi poi ne raccogli il doppio?" Io
guardai il campo e vidi soltanto lupinella ed erba medica per le vacche.
"Vabbuò - risposi - e allora chiantiamoci due centesimi
p' ddù!" Quei due coglioni ci credevano veramente che io
ci avevo creduto. Scarciai una manciata di lupinella, chiantai quattro
scarpate col tacco e misi dentro al fosso i miei due centesimi e i loro
quattro. Poi feci finta di andarmene e anche loro, dalla parte opposta.
Dietro un albero mi attaccai una frasca di spino alla cintura che mi
pendeva dietro e toccava terra. Poi, cominciai a scappare verso di loro.
Lo spino faceva un polverone pauroso. Gatto e Volpe vedevano che scappavo
verso di loro e dietro di me c'era tutta quella polvere. "Scappate,
scappate - urlavo - che arriva lu Uallarone". Quelli si misero
paura e scapparono davanti a me. Mi fermai, scavai i sei centesimi e
misi al loro posto una melanzana guasta con la scritta STUKAS.
Coi sei centesimi mi ci comprai
venti gazzose che mi abbottai la trippa per una settimana. Facevo i
rutti a bocca larga e facevo scappare i tacchini. Ora mi ricordo mio
padre e i tacchini con la stessa nostalgia. Come mi piacerebbe vedere
mio padre alle prese con l'Euro. "Puzzat' ittà lu sangh'
- direbbe - che cazz' so st' dullarun'?" Ma è arrivato tardi
l'Euro, per papà. Tardi come tutte le cose della vita.
Pubblicato
su L'Interruttore, anno 0 numero 6, gennaio 2002
Tratto dal libro inedito "Molise, Cristo si è fermato a
Termoli" di Rossano Turzo