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Cristo si è fermato a Termoli
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La prosa di Rossano Turzo

 

L'ascesa a Monte Cacato

A Pasqua, mio padre l'uovo me lo dava sodo. Mia madre lo cuoceva alle sei di mattina, mio padre lo tingeva col carbone così che sembrasse di cioccolata. Era come quelli Kinder: nero fuori e bianco dentro, il tuorlo faceva la figura del coso giallo di plastica che ci sta dentro la sorpresa. Io me lo mangiavo che mi dava l'energia. I vicini di casa facevano la frittata di Pasqua con i funghi e le salsicce. Arrivava il profumo e io maledivo la miseria.

Poi andavo in chiesa a fare il chierichetto. Il prete scioglieva le campane che per due o tre giorni le aveva tenute attaccate. E si suonava soltanto la raganella che era una tavola con sopra altre due tavole appiccicate che tu le muovevi e faceva il rumore delle nacchere.

Il giorno dopo mi divertivo molto. A Pasquetta tutto il paese andava a fare la scampagnata. Mio padre bestemmiava: "Ma nu già ci stem' in campagna. Addò cazz' ema ì?" Però, poi, si caricava tutto sulle spalle e si partiva per Monte Cacato con tutti i parenti. Lì incontravamo tutti quelli che del paese. Ognuno lasciava il cane di guardia perché c'era qualche furbo che si andava a fregare le galline approfittando del pik-nik. I cani rimanevano soli tutto il giorno e quando si tornava a casa erano incazzati come le bestie.

Quel giorno tutti si ubriacavano e toccavano il culo alle mogli degli altri. Mio padre faceva il zozzo con la cugina di mamma, zia Pasquetta: "Vieni qua - diceva - che ti faccio gli auguri!" Ma mia zia non voleva: "Tocca l'onomastico di soreta!" rispondeva. Mamma, a seconda di come stava, lo guardava con amore oppure gli tirava in testa una lena che seriva per la brace dell'arrosto. Una volta gliela tirò così forte che gli spaccò la testa. Cominciò ad uscire tanto di quel sangue che mio zio lo raccoglieva per fare il sanguinaccio. Io mi misi a piangere. "Ma perché piangi - mi disse - pensi che tuo padre non sia un porco anche lui?"

Mio padre non riprendeva i sensi. Così andarono a chiamare il medico che stava sbracato sotto un albero. Si era fatto come una seccia austriaca, puzzava di vino di cantina come un sorcio croato. E dai piedi veniva una puzza di formaggio di pastori. Quando arrivò, guardò mio padre e disse: "È morto!" Io cominciai a correre e a piangere come chi vede il mare per la prima volta. Correvo, correvo. Quando tornai indietro trovai tutti che pregavano e mio padre che si croccava un bicchiere di vino. Mio zio disse: "Es, lu vì pat! E chi lu accid'". Corsi da lui e lo abbracciai. Lui mi scanzò e fece un rutto. Io so cos'è la resurrezione. Ecco perché mi piace Pasqua.

Pubblicata su L'INTERRUTTORE, anno 0, numero 8, marzo 2002
Dal libro inedito "Molise, Cristo si è fermato a Termoli" di Rossano Turzo


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